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(it) Italy, FDCA, Contier 9 - Codice appalti e clausola sosciale di Stefania Baschieri (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Sat, 18 Jun 2022 09:11:16 +0300


"Il ripristino della clausola sociale negli appalti è un grande risultato per cui CGIL CISL e UIL si sono battute con forza. E' una norma di garanzia e di civiltà nel lavoro che non può e non deve essere stralciata". ---- Questo il commento del segretario generale CGIL Maurizio Landini in merito all'emendamento presentato e approvato alla Camera sulla reintroduzione dell'obbligo della clausola sociale negli appalti. ---- E' indubbio che tale passaggio sia andato a migliorare la precedente stesura del testo sul codice appalti laddove si prevedeva la mera "facoltà" di applicare la clausola sociale, anziché l'obbligo; quindi lo possiamo considerare un passo avanti, quantomeno nella dimensione culturale per cui il diritto al mantenimento del posto di lavoro diventa centrale, ma a ben guardare vediamo che tale passaggio non andrebbe eccessivamente enfatizzato.
Infatti la giurisprudenza ha costantemente chiarito che la Clausola Sociale NON può essere intesa "nel senso di comportare un obbligo assoluto per l'impresa aggiudicataria di un appalto pubblico di assumere a tempo indeterminato ed in forma automatica e generalizzata il totale del personale già utilizzato dalla precedente impresa (Sentenza Consiglio di Stato sez. III 29/11/2021 nr 7922).

Quindi, al di là dell'emendamento approvato, dobbiamo essere consapevoli che le norme legislative rientrano pur sempre in una logica capitalista che tende ad interpretarle in modo certamente non favorevole alle lavoratrici e ai lavoratori interessati.
Tutto dipende sempre da quali rapporti di forza sono in campo e, certamente, nel caso degli appalti, specialmente quelli riguardanti realtà lavorative più "deboli" (pulizie, mense, edilizia, ecc)) gli stessi spesso non sono i più favorevoli per i lavoratori e le lavoratrici coinvolte.
Il problema di fondo, diciamo, sta proprio nella logica degli appalti. Dobbiamo cominciare ad affermare con chiarezza che tale logica deve essere superata perché il massiccio ricorso alla catena degli appalti produce precarietà, illegalità, lavoro nero e ultimo ma non certo per importanza, scarsa sicurezza sul lavoro.
Lo vediamo anche nell'ormai famoso PNRR, dove sugli appalti e subappalti ritroviamo quella spinta alla cosiddetta semplificazione vista come un superamento di vincoli ritenuti limiti alla libertà delle imprese, e dove nel subappalto si introducono normative sostanziali che liberalizzano ulteriormente il ricorso allo stesso, rendendo sempre più complicata la tracciatura della catena appaltisubappalti con tutto ciò che ne può derivare in termini di trasparenza e di sicurezza.
Proprio questo ultimo aspetto è quello che più di tutti dovrebbe farci preoccupare perché è sempre più evidente il nesso di causalità tra la ormai generalizzata politica dell'appalto e il moltiplicarsi degli infortuni sul lavoro.
E' un fatto accertato che i pericoli maggiori risiedano laddove esiste una segmentazione del ciclo produttivo che rende complicata, se non impossibile, la catena di controllo per quanto riguarda l'applicazione delle norme di sicurezza. Né si può negare che il ricorso agli appalti e subappalti abbia prodotto una sempre maggiore precarizzazione del lavoro dove l'esigenza prioritaria dei lavoratori e delle lavoratrici è il mantenimento del posto di lavoro, spesso da difendere anche a scapito della tutela della propria salute e sicurezza.
Ed è proprio questo ricorrere all'appalto e subappalto in tutti gli ambiti produttivi che produce una pericolosa frammentazione in imprese via via più piccole nelle quali la forza lavoro è sicuramente più debole e dove raramente vi si riscontra la dovuta attenzione alla sicurezza, per ragioni economiche certamente, ma anche culturali.
E allora, riprendendo quanto già affermato in un precedente articolo su questo argomento (1), dobbiamo cominciare a mettere in discussione questa rincorsa al sistema degli appalti perché producono sfruttamento, riduzione di diritti e sono la evidente dimostrazione di come in questo sistema capitalistico il valore e la dignità del lavoro sono sempre subordinati alla logica economica.
Dobbiamo rovesciare questo paradigma e cominciare a respingere la logica degli appalti è certamente un passo in tale direzione.

Note:

1) Appalti e subappalti, frammentazione dei cicli produttivi, estensione delle tipologie di rapporti di lavoro precari, individualizzazione dei rapporti di lavoro, esternalizzazioni e appalti, "il Cantiere, n. 5, febbraio 2022".

Tratto dalla Rivista "Il Cantiere" Materiali dei Comunisti-Anarchici per la lotta di Classe n. 9 Giugno
ilcantiere@autistici.org - Alternativa Libertaria/Fdca (Italy)
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