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(it) Italy, FDCA, Contier 9 - Daniel Guérin (1904-1988): la dialettica delle idee - Roberto Manfredini (ca, de, en, pt, tr)[traduzione automatica]

Date Wed, 15 Jun 2022 08:33:03 +0300


Acquisita una formazione pluridisciplinare, pubblica diverse opere di letteratura, scienze sociali e storiche e nello stesso tempo si dedica al giornalismo. I temi maggiori del suo lavoro, come del suo impegno militante sono: l'antifascismo, l'anticolonialismo, l'antimilitarismo, la reinterpretazione della rivoluzione francese e della Prima repubblica, il passaggio dal marxismo all'anarchismo con una sintesi definita comunismo libertario e inoltre le rivendicazioni omosessuali. Esercita le attività più diverse: correttore, segretario di un comitato intersindacale, co-fondatore del movimento degli ostelli della gioventù, animatore di foyer culturali e del Théatre des Nations, investigatore sul rapimento Ben Barka. Percorre avvenimenti che vanno dal Fronte Popolare al maggio 1968. G. ricerca nell'esperienza storica nuove sintesi politiche derivanti da due forze elementari: la volontà individuale da un lato e la spontaneità rivoluzionaria delle masse dall'altro. La sua formazione politica inizia all'interno della sinistra socialista e del gruppo di "Révolution Prolètarienne" che raccoglie personalità e contributi diversi, una vasta area, che per un ventennio condiziona il dibattito nella sinistra francese ed europea. Dai promotori come Pierre Monatte, Robert Louzon, Marcel Martinet, Urbain Thévenon, Boris Souvarine, aderiscono in seguito ad esempio Simone Weil, Albert Camus e Alberto Meschi. Nel periodo 1931 al 1934 la rivista "Révolution Prolètarienne" aderisce al tentativo di rilanciare il ruolo del sindacalismo nello scontro politico e sociale. In questo periodo il lavoro più importante di G. riguarda l'analisi del fascismo e la ricerca delle cause che portano all'affermazione di quei movimenti. I suoi testi fondamentali sul tema sono: "La peste bruna" e "Fascismo e gran capitale", sono opere nate sia dal contatto diretto con la realtà dei regimi fascisti che dal dibattito all'interno della Sfio (Sezione francese dell'internazionale operaia) e da scambi diretti con Léon Blum, Simon Weil, Marceau Pivert. Partendo alla ricerca della vera natura del fascismo Guerin individua alcuni caratteri centrali nella formazione e ascesa di questo fenomeno, tra i quali la composizione del capitale industriale, il confronto imperialista, il ruolo dei ceti medi e il ritardo di elaborazione politica della sinistra. Supera le analisi formulate dalla Terza internazionale e arriva ad una sua interpretazione per cui il fascismo non è solo una reazione del capitalismo alle conquiste del proletariato ma anche una "malattia" del socialismo e della libertà. Una prima conseguenza di questa analisi è la presa di distanza dal "socialfascismo" e l'allargamento della critica all'insieme della sinistra per i ritardi e le contraddizioni nella risposta al fascismo. Guerin individua le differenze tra l'industria pesante e quella leggera nella composizione del capitale e delle diverse strategie sia economiche che politiche verso il fascismo.
Altro aspetto è l'analisi dello stato liberale e la sua tendenza nei momenti di crisi a degenerare nelle forme autoritarie dello "stato forte" e coglie in questo contesto il ruolo svolto dalle nuove classi medie. Riconosce al fascismo una natura e una essenza maturate dal profondo della società, caratteristiche che lo rendono quindi non solo strumento del potere economico ma un vasto movimento di massa. Per Guerin la risposta al fascismo sta nel ricondurre all'interno dello schieramento del Fronte Popolare le fasce sociali dei ceti medi, specie quelle urbane, per inserirsi nei processi di trasformazione sociale ed economica.
Il grande capitale riprende nella sua dimensione sociale il proprio ruolo di "classe dominante" e riafferma l'indipendenza delle sue scelte in campo economico e la conquista, in sede politica, degli spazi che portano in Germania al declino della repubblica di Weimar e alla formazione di una nuova dimensione politica propria, individuata in quel momento nella destra nazista. Nella fase successiva la conversione progressiva che il fascismo attua del sistema produttivo in economia di guerra , se da un lato determina processi inevitabili di razionalizzazione, dall'altro risponde alla necessità di mercato delle imprese capitaliste. Specie nel caso della Germania la grande industria e i gruppi finanziari diventano interessati al "piano" economico del regime nazista, nei punti che riguardano lo spazio economico europeo pan-tedesco, la restaurazione dell'impero coloniale e la ristrutturazione integrale del commercio mondiale.
Sono tutte tensioni che Guérin vede indirizzarsi verso un nuovo confronto tra due gruppi di potenze che dietro la divisione tra "dit-

tature" e "democrazie" nascondono una realtà di scontro economico, per le prime di tipo "aggressivo" per le seconde di tipo "pacifico". Sono elementi che Guérin individua nella esperienza del Fronte Popolare in Francia che non riuscirà a sottrarsi ne alla guerra ne al fascismo. Daniel Guérin svolge un lungo lavoro per la ricerca di una prospettiva politica del movimento antiautoritario, attraverso lo studio storico dell'anarchismo e la rilettura di Rosa Luxemburg, per apportare una alternativa teorica alla prospettiva leninista.
E' del 1956 l'inizio dello studio delle opere complete di Bakunin e il lavoro di stesura delle sue due opere sull'anarchismo: "L'anarchisme" apparso nel 1965 e l'antologia "Ni Dieu ni Maitre" del 1970. Non si tratta solo di una riproposizione e ricollocazione di teorici del passato , ma il suo apporto personale specie in "Pour un marxisme libertaire" del 1969 determinano di fatto il superamento di una situazione statica del pensiero libertario.
Con il Sessantotto francese e il rilancio di temi antiautoritari e di militanza libertaria il contributo di Guérin si fa particolarmente originale e certamente inesaurito dal punto di vista degli sviluppi dell'anarchismo. Il percorso è articolato, parte da una interpretazione della rivoluzione francese intesa come manifestazione storica di una nuova democrazia, non solo parlamentare ma anche libertaria, da cui ricava le comuni origini dell'anarchismo e del marxismo e i reciproci condizionamenti e influenze, specie nel percorso di definizione della classe lavoratrice e della sua coscienza, nel periodo che si snoda dalla Comune del 1793 a quella del 1781. Per Guérin il rapporto Proudhon-Bakunin-Marx è centrale per individuare i momenti di differensazione, di influenza e di convergenza tra le diverse esperienze.
Sono i testi fondamentali di Proudhon "Che cosa è la proprietà" e "Sistema delle contraddizioni economiche" o "Filosofia della Miseria" le basi teoriche che renderanno esplicito lo sforzo della classe operaia francese contro lo sviluppo capitalista.
Mentre determinanti in Marx saranno le influenze bakuniniste per superare il concetto di "Volkstaat" derivato dalla nascente socialdemocrazia tedesca, la Prima internazionale e la Comune del 1871 sono da considerarsi momenti di sintesi storica. Il concetto di "sintesi" è fondamentale nell'assunzione del metodo marxista di lettura della storia, che è centrale nella definizione del marxismo libertario; Guérin riprende la formula di A. E. Kamisky nel suo testo su Bakunin, dove rileva l'inevitabilità e la necessità di sintesi delle idee.
Una delle più significative è la rilettura del pensiero di Rosa Luxemburg, come elemento di unione tra l'anarchismo e il marxismo cosiddetto "autentico", scopo della ricerca è la critica radicale del modello leninista di rivoluzione e di partito politico, a cui Guérin contrappone la nozione di "spontaneità dei movimenti di massa", elemento che individua come collegamento tra la Luxemburg e il sindacalismo rivoluzionario inteso come diretta evoluzione dell'anarchismo della Prima internazionale. A parere di Guérin il concetto di "sciopero di massa" usato da Rosa Luxemburg è equiparabile al concetto anarco-sindacalista di "sciopero generale", analoga impostazione egli intravede anche nella controversia con Lenin sul "Che fare" del 1904 e con i Bolscevichi nel 1918.
A conclusione di un vasto lavoro di riesame teorico e storico Guérin arriva a distinguere i rispettivi campi di azione dell'anarchismo e del marxismo.
Non definisce Marx un libertario, bensì ricerca nel confronto e nell'esperienza storica i momenti di sintesi che si sono prodotti nella storia del movimento operaio ma anche le divisioni nella politica e nell'azione sociale.
E' soprattutto il nesso tra spontaneità e coscienza politica che meglio definisce la collocazione politica ed ideale di Guérin che riconferma la validità dell'esperienza libertaria durante la rivoluzione spagnola del 1936 e alla risoluzione del rapporto masse-avanguardie nell'esperienza politica ed organizzativa tra Fay e Cnt.
Ritiene importante la fase storica dell'anticolonialismo, in particolare l'indipendenza dell'Algeria e del Vietnam; il Sessantotto rappresenta il punto di arrivo dell'esperienza di Guérin come politico e pensatore, non a caso ne sottolinea il carattere di rivolta giovanile antiautoritaria e antiborghese, un avvenimento che attualizza il pensiero di Bakunin e permette il rilancio politico del movimento libertario.

BIBLIOGRAFIA:
Daniel Guérin, Fascisme et grand capital, Italie-Allemagne; (Fascismo e gran capitale), Gallimard 1936, 1945; Maspero 1965, 1969;
Bertani 1979; Erre Emme 1994; Daniel Guérin, L'Anarchisme, (L'anarchismo dalla dottrina all'azione), Gallimard 1965-1981, Samonà e Savelli 1969, Samizdat 1998;
Daniel Guérin, Rosa Luxemburg et la spontaéité revolutionnaire, (Rosa Luxemburg e la spontaneità rivoluzionaria), Flammarion 1971, Spartacus 1982, Mursia, Milano, 1974; Daniel Guérin, Pour un marxisme libertaire, (Per un marxismo libertario), Laffont 1969, Massari editore, Bolsena, 2008

Tratto dalla Rivista "Il Cantiere" Materiali dei Comunisti-Anarchici per la lotta di Classe n. 9 Giugno
ilcantiere@autistici.org - Alternativa Libertaria/Fdca (Italy)
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