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(it) Comunisti Anarchici e Libertari in Cgil N. 55: militantianarchici in Cgil, Augusto Castrucci

Date Wed, 14 Apr 2021 10:58:48 +0300


Castrucci nasce a Pisa il 1° gennaio del 1872 e da giovanissimo, dopo la scuola di arti e mestieri, inizia a lavorare come apprendista tipografo ed entra in contatto con ambienti libertari divenendo ben presto un attivo militante anarchico. Nel 1893 risulta idoneo in un concorso per la scuola allievi fuochisti e viene assunto in ferrovia, a Milano, come "Fuochista" sulle locomotive. Le sue idee anarchiche, l'attività rivendicativa ben presto iniziata, e la sua azione tesa ad unire i ferrovieri in un solo sindacato anziché nelle esistenti organizzazioni professionali, lo portano a subire vari trasferimenti, ma dimostrando una grande competenza professionale riesce infine a diventare
Macchinista e tornare nel 1903 a Pisa. Nel settembre 1904 partecipa attivamente
all'organizzazione del primo sciopero generale nazionale dei ferrovieri, e nel 1905 all'agitazione ed alla lotta in difesa del diritto di sciopero della categoria, divenendo un riconosciuto dirigente dell'ala rivoluzionaria del Sindacato conduttori di ispirazione riformista.
Nel gennaio 1907, in seguito alla
costituzione del "Sindacato Ferrovieri Italiani"
(S.F.I.), organismo che finalmente rappresenta
tutta la categoria, Castrucci diviene segretario
della Commissione del personale di macchina.
Nello stesso tempo collabora anche alla
stampa anarchica e nel giugno 1907 partecipa al
Congresso anarchico italiano che si svolge a
Roma. Nel 1908 fonda ed è alla guida della nuova
rivista mensile "In Marcia!" sulla quale vengono
dibattuti i temi specifici dei macchinisti ed
attraverso cui sviluppa una difficile ma costante
lotta contro ogni forma di corporativismo; infine
nel 1909, al III° Congresso del SFI, è alla testa
della componente rivoluzionaria che conquista la
maggioranza nel sindacato.
Castrucci si era sempre battuto per
l'autonomia del SFI, benché il sindacato aderisse
alla Confederazione Generale del Lavoro, e
quando nel 1912 viene fondata da sindacalisti
rivoluzionari e da anarchici l'Unione Sindacale
Italiana sceglie - assieme alla maggioranza del
sindacato - l'autonomia dalle due centrali
sindacali. Negli anni successivi Castrucci è in
prima fila nel difendere l'unità del S.F.I. messa a
dura prova dalle spinte settoriali che sembrano
prendere il sopravvento dopo il fallimento, nel
1914, delle agitazioni nella "settimana rossa"; alla
repressione, che colpisce con arresti e
licenziamenti molti ferrovieri, non sfugge lo
stesso Castrucci che si vede retrocesso a fuochista
per un anno. Dopo lo scoppio del conflitto
mondiale, nel gennaio 1915, partecipa al
Convegno anarchico italiano che si tiene a Pisa ed
in cui si ribadisce la contrarietà assoluta contro
ogni guerra. Ed è proprio sul tema della guerra e
per la grave situazione attraversata dai lavoratori
che i rapporti tra Castrucci e l'USI si fanno più
stretti - tanto che al Congresso del SFI del marzo
1915 si esprimerà per l'adesione all'Unione
Sindacale - anche se in seguito continuerà nella
sua linea di autonomia pensando invece allo
scioglimento di entrambi le centrali sindacali ed
alla rifondazione di una confederazione unitaria.
Dopo gli anni difficili della guerra mondiale,
caratterizzati da censura e repressione, riprendono
con forza le lotte sindacali ed i ferrovieri sono
all'avanguardia sia nel perseguire miglioramenti
categoriali che obbiettivi più generali e
rivoluzionari. Nel gennaio 1920 Castrucci è alla
testa del grande sciopero generale ferroviario che
nonostante i licenziamenti di massa prosegue per
ben dieci giorni e si conclude con la conquista
delle otto ore di lavoro giornaliero, aumenti
stipendiali, la riammissione in servizio degli
scioperanti dimissionati. Questa lotta, che segna
una completa vittoria del S.F.I., è anche il punto
più "alto" raggiunto dal sindacato; da quel
momento ha inizio una parabola discendente che
coincide con la nascita e poi con l'avvento del
fascismo a cui il SFI tenta di opporsi proponendo
alle organizzazioni ed ai partiti proletari la
costruzione della Alleanza del Lavoro che si
formerà tardivamente e debolmente solo nel
gennaio del 1922; lo stesso Castrucci, nell'ottobre
del 1921, aveva proposto una costituente proletaria
a cui avrebbero dovuto però aderire "tutti quegli
organismi che seguono il metodo della lotta di
classe e che dissentono dall'indirizzo sindacale
della Confederazione del Lavoro" (da "In
Marcia!", ottobre 1921).
La repressione che dopo la costituzione del
governo Mussolini si abbatte sui lavoratori, e
quindi pure sulla categoria dei ferrovieri con la
riduzione degli stipendi e con migliaia di
licenziamenti, è implacabile. Anche Castrucci ne
subisce le conseguenze e gli squadristi devastano
la sua casa a Pisa e ne decretano la condanna a
morte; in seguito è costretto a trasferirsi a Milano
e poi a Como. Nonostante la sua grande
preparazione professionale che lo aveva portato a
rappresentare i macchinisti con la Direzione
generale delle Ferrovie e con i vari Governi
precedenti, come tanti altri colleghi viene
esonerato nel marzo 1923 con la ipocrita formula
dello "scarso rendimento", ma in realtà per motivi
politici. Tuttavia resta alla direzione del periodico
"In Marcia!" opponendosi nell'ottobre dello stesso
anno alla decisione di adesione del SFI alla CGdL
assunta in un ristretto convegno di dirigenti del
sindacato. Successivamente, dopo lo scioglimento
nel 1925 del S.F.I. da parte del regime, continua a
stampare tra mille difficoltà la rivista "In Marcia!"
che termina le pubblicazioni dopo le cosiddette
"leggi fascistissime" del 1926. Trova
un'occupazione a Milano come conduttore di
caldaie a vapore fino alla sua reclusione per sei
mesi nel 1930. Condannato a tre anni di confino,
commutati in due anni di ammonizione per le
condizioni di salute della moglie, viene
perseguitato e fermato in più occasioni per tutta la
durata del regime fascista.
Nell'agosto del 1943, caduto Mussolini, invia a
Badoglio una lettera in cui richiede "giustizia e
riparazione" per i quarantacinquemila ferrovieri
esonerati dal fascismo e privati in gran parte della
pensione; era questo il primo passo per la rinascita
del SFI che si riorganizza nel gennaio del 1944, a
Bari, in un congresso delle sezioni meridionali.
Castrucci, assieme ad altri dirigenti del sindacato
prefascista, intendeva ricostituire il SFI nella
precedente autonomia sindacale, contro le
interferenze dei partiti e con una visione classista e
rivoluzionaria. La situazione politica e sindacale
era però profondamente mutata rispetto a quella
precedente al fascismo e le forze favorevoli
all'adesione alla CGIL prevalsero sia nel
Convegno di Bologna del luglio 1945 che al
Congresso nazionale di Firenze del marzo 1946
dove Castrucci - nominato segretario ad honorem
- difese la rivendicazione autogestionaria delle
"ferrovie ai ferrovieri" contrapposta a quella della
nazionalizzazione sostenuta da Di Vittorio. Quindi,
al termine del congresso che aveva evidenziato la
dipendenza delle correnti sindacali dai rispettivi
partiti, dette vita assieme ad altri compagni quali
Signorini, Abbate, Malara, Ruffino, alla
Formazione apartitica sindacato ferrovieri italiani
(FASFI), una associazione che pur non mettendo
in discussione l'appartenenza allo SFI si
proponeva di difendere l'autonomia del sindacato
dalle strumentalizzazioni dei partiti per fini
elettorali e parlamentari.
Castrucci teneva comunque all'unità del
sindacato e lo dimostrò quando nel novembre
successivo cedette tutti i diritti di proprietà della
rivista "In Marcia!" al SFI, e per esso alla
categoria del personale di macchina. Accusato
ingiustamente dai suoi avversari di guardare solo
al passato, dimostrò di avere una visione più
ampia di molti dei nuovi dirigenti sindacali
quando al II° Congresso nazionale del SFI, nel
marzo 1948, con molto anticipo sui tempi sostenne
la costituzione di una Federazione degli addetti ai
trasporti ed alle comunicazioni che unisse i
ferrovieri, i lavoratori delle ferrovie secondarie, i
postelegrafonici, i lavoratori del mare e quelli dei
porti. Al momento della scissione sindacale da
parte della corrente democristiana, che portò alla
nascita della LCGIL (poi CISL), si aggiunse anche
quella di un piccolo gruppo del FASFI che dette
vita al Sindacato unitario dei ferrovieri italiani,
una operazione a cui si opposero Castrucci e la
maggior parte degli "apartitici" che difesero
l'unità del SFI.
Augusto Castrucci muore il 27 febbraio del 1952 e
le oltre cento corone ed i tanti lavoratori e
pensionati presenti al funerale furono la
dimostrazione della considerazione e della
riconoscenza dei ferrovieri per questo coraggioso
ed indomito dirigente sindacale anarchico. Il SFI,
il sindacato che lo aveva visto fondatore e sempre
protagonista, gli dedicò un numero monografico
della rivista "La Tribuna dei Ferrovieri" ed il
successivo III° Congresso nazionale del settembre
1952.
M.S.

Bibliografia.

AA.VV. - Dizionario biografico degli anarchici italiani.
Vol. I°. BFS Edizioni, 2003.
Adriana Dadà - L'anarchismo in Italia: tra movimento
e partito. Teti editore, 1984.
Augusto Castrucci - Battaglie e vittorie dei ferrovieri
italiani. Zero in condotta, 1988.
Federico Paolini - Storia del Sindacato ferrovieri italiani 1943-1958. Marsilio, 1998.
Mario Fratesi - Macchinista ferrroviere. I cento anni
della rivista "In Marcia!". Ed. Ancora in Marcia, 2008.
G. Sacchetti, C. Ferrari, M.C. Cabassi - Ricordo di uomini e lotte del ‘900. Ancora in Marcia, 2000.
I Congressi della CGIL. Vol. I°. Editrice Sindacale Italiana, 1970.
Roberto Manfredini (Tesi) - Difesa Sindacale: la componente anarchica nella Confederazione Generale Italiana del Lavoro (1944-1960). Università di Bologna,
anno accademico 1986/87.

http://www.difesasindacale.it/Difesa%20sindacale55.html
http://www.difesasindacale.it/Castrucci.pdf
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