(it) anarres info: Di madamin, ciamponie e altre amenità

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Sun Dec 23 07:18:41 CET 2018


Dire è fare. L'agire comunicativo è intrinsecamente politico. Persino quando incontriamo 
nostra madre e le diciamo "ciao mamma" raccontiamo di noi e della cultura in cui siamo 
immersi, narriamo una relazione particolare, specifica, potente. Se, salutandola, le 
dicessimo "ciao Renata" muteremmo di segno alla relazione. Per la maggior parte delle 
persone agiremmo per sottrazione, elidendo con quel banale saluto la relazione con lei. 
Negandola come "mamma" la insulteremmo. Così penserebbero i più. Solo l'esplicitazione 
conflittuale dell'aspirazione a relazioni diverse potrebbe mutare di segno al nostro "ciao 
Renata", trasformandolo in allusione ad un diverso ordine del mondo. ---- Torniamo, ad una 
settimana dal grande corteo No Tav dell'8 dicembre e a oltre un mese dal presidio Si Tav 
del 10 novembre, alle "7 madamine".
I fatti sono arcinoti: sette esponenti della borghesia torinese hanno assunto 
mediaticamente il compito di promotrici della manifestazione, non senza qualche malumore 
tra politici e imprenditori vari, in prima fila il fanatico del Tav Mino Giachino.

Madamin è l'espressione coniata dai media per designarle. Apparentemente un epiteto 
benevolo, che riassume le caratteristiche di pacatezza, gentilezza e bon ton tipiche della 
borghesia subalpina. O, meglio, delle donne della borghesia subalpina. In realtà, un modo 
per rinchiuderle in uno stereotipo femminile.

Il piemontese è una lingua sessista. Come tante altre, d'altro canto.

Quando ci si rivolge ad un uomo, se ha cessato di essere un ragazzo, lo si chiama "monsù". 
Per le donne esiste una gamma più ampia. Una ragazza non sposata è una "tota", una donna 
sposata ma ancora giovane è una "madamin", una donna sposata di una "certa" età è una 
"madama". Infine una donna non sposata e non più giovane è un "toton". Toton è al maschile 
ed ha chiaro sapore dispregiativo. Nessuno lo direbbe in faccia alla diretta interessata, 
se non volesse intenzionalmente ferirla. É più pesante dell'italiano "zitella", perché una 
donna non sposata è automaticamente privata del proprio sesso. Se non ti sposi è segno che 
non vuoi o non puoi essere donna. Un disvalore.

In questo mondo di tote, madame e toton, madamin è un'espressione positiva per chiunque 
accetti il brodo culturale dal quale proviene, altrimenti è un'espressione sessista. 
Gentilmente, impalpabilmente sessista. Le simpatiche vetrine di un mondo fatto di 
imprenditori (in maggioranza) e imprenditrici (in minoranza), Confindustria, 
Confcommercio, sindacati edili, etc. Nulla di diverso dalle ragazze belle e ben vestite 
che vi accolgono nei negozi e nei bar del centro, per rendere più appetibile la merce 
esposta, di cui loro sono l'appendice simbolica, il segno che quello è il marchio giusto, 
il prodotto che ti significa meglio. Sul terreno di classe la distanza è infinita: le 
commesse devono lavorare gratis per ottenere e mantenere il lavoro, perché vestirsi, 
truccarsi, acconciarsi in modo adeguato alle esigenze del padrone richiede tempo e soldi. 
Le sette borghesi no, però in questa occasione si sono prestate (o sono state usate?) per 
lo stesso scopo: dare un'immagine positiva, coprire un palcoscenico su cui operavano ben 
noti esponenti della politica e del padronato nostrani. Non solo. Sono state fondamentali 
per oscurare il carattere trasversalmente politico di una piazza Si Tav che raccoglieva 
partiti di governo e di opposizione. Con la Lega, al governo a Roma, c'erano i partiti del 
centro destra che sono all'opposizione a Roma come a Torino e mirano con la Lega a vincere 
le prossime regionali in Piemonte, e ovviamente c'era il PD, che si stava giocando le 
ultime carte per rinnovare la propria alleanza con le associazioni padronali, sperando di 
non perdere troppo male in primavera.

Sin qui niente che possa turbare gli animi. Purtroppo il movimento No Tav, attaccato dalle 
sette donne Si Tav in modo violento, non ha saputo reagire in modo del tutto adeguato.
Ho pensato a lungo prima di scriverne, aspettando che da qualche settore femminista 
vicino/interno al movimento emergesse una voce critica. Oggi scrivo a bocce ferme, 
augurandomi che la passionalità del confronto si sia sopita e possa esservi spazio per un 
ragionare di più ampio respiro.

Il 17 novembre, all'assemblea dei movimenti contro le grandi opere che si è tenuta a 
Venaus, il sindaco di Caprie ha definito le sette donne Si Tav "ciampornie"1, il 
presidente di Pro Natura "oche". La seconda espressione non merita chiose, il contenuto 
sessista è esplicito. "Ciampornie" merita qualche parola in più, perché non è facile 
tradurla in italiano. Si tratta di un epiteto indirizzato quasi esclusivamente alle donne 
ed indica persone chiassose, ciarliere, volgari e, in senso lato, di facili costumi, 
perché le donne per bene, le "madamin", non alzano i toni, non gridano in pubblico. Quando 
assumono ruoli pubblici le madamin devono farlo con discrezione. La "ciampornia" è 
l'opposto della "madamin". Il sindaco di Caprie e con lui i tanti altr* che hanno usato 
quest'espressione capovolgono la prospettiva, negano che le "madamin" siano "vere" 
"madamin" usando un'espressione altrettanto sessista. Il brodo culturale è il medesimo. 
L'uso di questi termini è stato seguito da risatine, applausi e ammiccamenti compiaciuti. 
In strada e sui social l'espressione "ciampornie" è stata accompagnata dall'aggettivo 
"fruste". "Frusta" in piemontese, si usa per definire le cose usurate dall'eccessivo 
utilizzo, logorate e quindi vecchie e inutilizzabili. Unito a "ciampornia" offre una 
connotazione ancora più pesante al sostantivo.

L'8 dicembre alcune donne No Tav sono scese in piazza con cappelli, magliette e cartelli 
con la scritta "meglio montagnine che madamine", una risposta alle accuse di naiveté fatte 
dalle sette donne Si Tav ai No Tav. Accusate di essere contro il progresso, montanare 
rinchiuse in una dimensione pastorale, custodi del proprio giardino, hanno risposto 
assumendo a positivo il termine "montagnine".
Entra in ballo la classica opposizione tra la città e la campagna, tra i saperi 
tecnocratici e quelli legati alla terra, tra velocità e lentezza, tra profitto e 
benessere. Entra in pista anche lo scontro su quale sia l'interesse generale del Piemonte 
e del Paese.
"L'interesse generale" è nozione in se pericolosamente scivolosa, perché pretende ad una 
verità valida per tutti, evitando così di assumere uno sguardo esplicitamente di parte. 
Quella No Tav è una narrazione partigiana, ma non è né nimby, né naif, perché si nutre 
dell'esperienza e delle relazioni di una comunità che nasce localmente ma assume presto 
una connotazione più ampia, divenendo una comunità di lotta. Una comunità consapevole che 
la partita sull'ambiente rappresenta oggi una sfida all'ordine capitalista, alla logica 
del profitto, dell'utilizzo senza freni di risorse preziose ed esauribili.
Una prospettiva che da anni è andata oltre le montagne, dilagando in pianura ed in città. 
Accettare la contrapposizione tra cittadine borghesi "madamine" e montanare No Tav 
"montagnine" è un espediente comunicativo efficace nell'immediato, ma di corto respiro.
La Si Tav Giovanna Giordano Peretti in un'intervista invitava i No Tav ad occuparsi di 
pecore e mucche. Una dichiarazione che si inserisce a pieno nella rappresentazione falsa 
che i Si Tav danno del movimento No Tav e di chi ne fa parte.
Le Fomne No Tav, un aggregato al femminile che da anni attraversa il movimento, hanno 
risposto dal palco dell'8 dicembre rivendicando alcuni tratti positivi delle donne No Tav, 
caratterizzate da senso pratico e capacità derivate dall'economia domestica. Le fomne No 
Tav hanno riproposto un femminismo essenzialista, che capovolge la dimensione patriarcale 
senza smontarla.

Oltre i generi, de-generi, sperimentando percorsi di soggettivazione che vadano oltre le 
identità imposte è la scommessa di un femminismo che attraversa i movimenti di opposizione 
sociale e che scommette sulla possibilità spezzare un immaginario che non riesce a pieno 
ad emanciparsi da logiche sessiste e/o differenzialiste.
Non sarà facile: questa piccola storia di "madamin", "ciampornie", "montagnine" ce lo 
racconta.

Maria Matteo

1 Non so se il modo corretto di scrivere la parola sia "ciampornie" o "ciamporgne". Sui 
dizionari le ho trovate entrambe e la mia conoscenza del piemontese è solo orale.

https://anarresinfo.noblogs.org/2018/12/17/di-madamin-ciamponie-e-altre-amenita/


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