(it) anarres info: Tunisia. Tra crisi, rivolta sociale e jahad

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Sab 27 Maggio 2017 11:13:25 CEST


Le prime elezioni municipali dopo "Rivoluzione dei gelsomini" si svolgeranno entro la fine 
dell'anno. Lo ha dichiarato la scorsa settimana il presidente della repubblica Beji Caid 
Essebsi, in discorso alla nazione, che ha toccato i principali nodi problematici emersi 
dalle piazze. E che ha nel mancato decentramento del potere verso le amministrazioni 
locali - previsto dalla nuova Costituzione - uno dei suoi nodi. ---- Rabbia e richieste di 
«pane e dignità» tornano ad infiammare le zone interne del paese, svantaggiate rispetto 
alla costa. Una protesta sociale simile a quella che nel 2011 partì da Sidi Bouzid per 
travolgere il paese e il regime di Ben Ali. Per questo Essebsi nel suo discorso ha 
annunciato che d'ora in poi ci sarà l'esercito a difesa dei siti industriali e delle 
principali fonti produttive (fosfato, petrolio, gas), spesso bloccate dalle proteste dei 
giovani disoccupati.

L'ordine, emanato d'intesa con il Consiglio per la sicurezza nazionale, è destinato a 
sollevare nuove polemiche.

A fine marzo nel governatorato di Tataouine, nel sud, alcuni giovani disoccupati hanno 
ostacolato le attività di diverse compagnie petrolifere bloccandone il trasporto stradale.
All'inizio di aprile il Kef, nel nord-ovest, è insorto per la chiusura di una fabbrica di 
cavi elettrici della società tedesca Coroplast, intenzionata a rilocalizzare la produzione 
ad Hammamet, lasciando a casa 430 lavoratori (in maggioranza donne). Hammamet è 
logisticamente meglio connessa.

Il 19 aprile i disoccupati di Jendouba, sempre nel nord-ovest, hanno manifestato 
domandando a gran voce una soluzione per la cronica mancanza di opportunità di impiego 
nella zona, mentre il 20 aprile uno sciopero generale è stato indetto a Kef.

Crescono le tensioni intorno al polo siderurgico di El Fouladh, che il governo vorrebbe 
cedere a investitori esteri, nonostante l'opposizione dei lavoratori.

Il 22 maggio un manifestante di 18 anni è morto in ospedale a Tataouine per le ferite 
riportate negli scontri con le forze dell'ordine che intendevano sgomberare i manifestanti 
del sit-in di El Kamour. Il giovane potrebbe essere stato investito da un'autovettura 
della polizia in manovra. I media locali parlano anche di altri feriti.

A Tataouine la polizia il 23 maggio ha fatto ancora ricorso all'uso di gas lacrimogeni per 
disperdere la folla di giovani radunati da settimane in sit-in a El Kamour per chiedere 
misure concrete per l'occupazione e maggiori fondi per lo sviluppo regionale. Una parte 
dei manifestanti ha accettato nei giorni scorsi le misure proposte dal governo, un'altra 
parte ha invece deciso di proseguire nelle rivendicazioni.

Il vento della Jhad

Sempre più forti sono invece i segnali di un'offensiva islamista dal sud che spaccherebbe 
in due il paese, portandolo alla guerra civile.
Sono 27.371 i tunisini aspiranti jihadisti cui le autorità del Paese hanno impedito di 
raggiungere i territori di combattimento. Lo ha affermato il 20 aprile il ministro 
dell'Interno di Tunisi, Hedi Mejboub, durante un'audizione al Parlamento del Bardo 
precisando che dei 3.000 jihadisti di nazionalità tunisina che si trovano ancora nelle 
zone di conflitto, il 60% è in Siria, il 30% in Libia e il restante 10% disperso in altri 
paesi. Il 96% di questi combattenti è rappresentato da uomini di età compresa tra i 24 e i 
35 anni.

Per quanto riguarda invece i foreign fighters di ritorno Mejdoub ha sottolineato che degli 
800 ufficialmente tornati in Tunisia, 190 si trovano attualmente in carcere, 37 in libertà 
controllata mentre 55 sono stati uccisi dalle forze dell'ordine durante azioni di guerra 
in Tunisia.

La Tunisia è il paese da cui è partito il maggior numero di combattenti della jhad: è più 
che un'ipotesi la tesi che, specie al sud le tensioni sociali possano incanalarsi nella 
guerra santa.

Ascolta l'intervista dell'info di radio Blackout a Karim Metref, blogger, insegnante, 
scrittore di origine kabila.

https://anarresinfo.noblogs.org/2017/05/23/tunisia-tra-crisi-rivolta-sociale-e-jahad/


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