(it) federazione anarchica reggiana: Remilia Pride - documento, foto e report by lorcon

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Sab 10 Giu 2017 09:28:49 CEST


La Federazione Anarchica Reggiana e l'Unione Sindacale Italiana - Sezione di Reggio 
Emilia, come preannunciato, hanno partecipato al RemiliaPride, scendendo in piazza con i 
propri contenuti, esplicati nel volantino qua riportato e nella versione estesa presente 
sotto. I compagni e le compagne libertarie reggiani si sono trovati in circa una trentina 
dietro le bandiere rosso nere dell'Unione e della Federazione. È stato effettuato un 
intenso volantinaggio e la vendita militante della stampa anarchica. ---- Al termine della 
manifestazione si è tenuta la cena anticlericale presso il Circolo Berneri con un menù a 
base di strozzapreti, monache arrosto e chierici in umido e altri cibi vietati da tutte le 
religioni mondiali, il tutto innaffiato da lambrusco e sauvignon cabernet. ---- di seguito 
la versione estesa del volantino: ---- Né dio né stato ---- Orgogliosamente anticlericali

Come Federazione Anarchica Reggiana e USI Reggio Emilia abbiamo deciso di partecipare con 
i nostri contenuti al Remilia Pride, pur non aderendo formalmente alla manifestazione, in 
quanto riteniamo estremamente importante ribadire la necessità dell'emancipazione, 
individuale e collettiva, dal sessismo e dall'omo-transfobia, piaghe sociali di diretta 
matrice religiosa.

Viviamo in un'epoca in cui le religioni, pur in una generale crisi data dalla 
secolarizzazione della società, tentano di riconquistare terreno imponendo al dibattito 
pubblico i loro deliri retrogradi e reazionari. Lo vediamo nel mondo mediorientale dove 
l'islamismo militante ha preso nuovo impulso per reazione ai movimenti sociali delle 
Primavere Arabe. Lo vediamo in Europa e negli Stati Uniti dove i movimenti reazionari, 
clericofascisti e religiosi, anche non necessariamente collegati alle religioni 
organizzate tradizionali, reclamano ulteriore spazio per portare avanti il ciarpame 
creazionista e le loro posizioni liberticide su tutte le maggiori questioni etiche.

Riguardo le tematiche LGBTQ, la posizione della chiesa cattolica è ben chiara, anche se 
con diverse sfumature "applicative". L'omosessualità è comunque un peccato. Recentemente 
un esponente della chiesa reggiana ha affermato che "dio accoglie sempre l'uomo che cade". 
Il peccato va biasimato, il peccatore accolto e perdonato. Purché si penta, è sottinteso. 
Il perdono deve sempre essere preceduto dal pentimento nella chiesa cattolica. Ma in cosa 
è caduta, di cosa si dovrebbe pentire una persona LGBTQ? Di vivere la propria vita 
affettiva e sessuale seguendo liberamente la propria natura? Di amare in modo ritenuto 
peccaminoso dalle gerarchie religiose? Questo modo di agire è connaturato con l'essenza 
stessa della religione: la chiesa (tutte le chiese, anche se in questo caso stiamo 
parlando della chiesa cattolica) pretende da sempre di controllare ogni aspetto delle vite 
di tutte le persone. Di tutte, non solo di quelle che ne fanno parte per libera scelta. 
Anche e soprattutto di chi non ne condivide la fede, i precetti e i valori, di chi vuole 
vivere e pensare liberamente. Non stiamo dicendo niente di nuovo, fiumi d'inchiostro sono 
stati versati per scrivere dell'invadenza clericale nelle nostre vite, della presenza 
opprimente e pervasiva della religione nella politica, dell'influenza sulle leggi e 
sull'educazione, sulla pretesa dei religiosi di ergersi a guide morali e spirituali 
universali.

Considerare un peccato l'omosessualità e biasimarla in sé stessa è il segno di 
un'arroganza senza limiti che continua in omnia saecula saeculorum. E se in occidente i 
roghi sono spenti da qualche secolo, in tanti paesi del mondo le persone LGBTQ sono 
incarcerate, seviziate e uccise in base a disposizioni religiose. Come nell'occidente 
medioevale, a volte è il braccio secolare -lo stato- che si incarica materialmente 
dell'esecuzione della pena, altre volte è la massa dei credenti che lapida i "peccatori". 
Come purtroppo vediamo ogni giorno, in occidente l'odio verso le persone LGBTQ si esprime 
in tanti modi, dal negar loro diritti che gli altri cittadini hanno garantiti, al 
disprezzo, al bullismo, alle aggressioni fino all'omicidio. Il tutto alimentato dalla 
concezione religiosa che la persona LGBTQ è una persona di seconda categoria perché vive 
nel peccato. La differenza è solo di grado, la sostanza è la stessa. Là ti ammazzano o 
finisci in galera, qui ti devi pentire. Pentire di essere quello che sei. Ancora, 
purtroppo, niente di particolarmente nuovo. Ed è questo il punto. La posizione dottrinaria 
della chiesa è sempre la stessa, solo che il suo atteggiamento pratico è cambiato 
adeguandosi "ai tempi" e alla "percezione della fede" che hanno i credenti. Come ribadito 
più volte dagli esponenti della curia reggiana, il catechismo cattolico è chiaro. Gli atti 
di omosessualità sono "intrinsecamente disordinati". La chiesa deve tenere un 
atteggiamento di accoglienza e non discriminazione ma, secondo le parole del vescovo di 
Reggio e Guastalla, è necessario fare chiarezza riguardo il bene e il male. Il bene è 
amare nei tempi, nei modi e con i fini stabiliti da loro, il male è qualunque cosa al di 
fuori. Da rimarcare che tutto ciò è direttamente derivato da usi e costumi di una tribù di 
pastori mediorientali dell'età del bronzo, codificati in una collezione di testi risalenti 
a periodi diversi, originariamente scritti in ebraico e aramaico, poi tradotti in greco e 
in latino e infine nelle lingue volgari di tutta Europa. Testi che presentano molteplici 
versioni, antiche e moderne, con pesanti contraddizioni e discordanze interne. Tanto per 
rimanere sul tema del disordine. Tanto per ricordare che quella che la chiesa spaccia per 
volontà divina è in realtà una ferrea volontà di controllo della vita delle persone da 
parte della chiesa stessa, di una gerarchia sacerdotale che oggi trova più conveniente 
perdonare le persone omosessuali invece di minacciarle con l'anacronistica pioggia di 
fuoco di dantesca memoria. Vedremo cosa succederà se il prossimo pontefice avrà una 
mentalità più tradizionalista e meno propensa all'accoglienza e al perdono di questo 
gesuita che incarna il volto comprensivo e benevolo della chiesa.

Lasciando da parte le persecuzioni nazifasciste, orientate a punire l'omosessualità perché 
contraria alle politiche di riproduzione della razza, la discriminazione subita da 
chiunque non segua il rassicurante sentiero della "normalità" è oggi, come scrivevamo 
all'inizio, di diretta derivazione religiosa, attraverso l'ingerenza clericale nella 
legislazione strettamente unita al mantenimento dello stigma verso le diversità. I Paesi 
dove ci sono meno discriminazioni di genere e sulla base dell'orientamento sessuale sono 
quelli dove l'influenza religiosa sulle leggi e soprattutto sulle coscienze delle persone 
è meno forte, e questo non è un caso.

Vorremmo spendere alcune parole anche su un tema presentato come primario in questo 
periodo, quello del matrimonio e delle unioni civili. Come anarchici e libertari crediamo 
che la libertà individuale delle persone LGBTQ non passi dalla concessione statale di un 
quasi-matrimonio comprensivo di quasi-diritti e quasi-doveri.

La società in cui viviamo è fondata strutturalmente sull'oppressione di genere e 
sull'esclusione di chi non si conforma ai dettami della famiglia tradizionali: donne 
libere, transessuali, omosessuali e queer. È un'esclusione che ha la propria genealogia 
nella mentalità religiosa e negli albori del capitalismo stesso, quando, nel corso della 
sua fase di accumulazione originaria si gettarono le basi della normazione da parte dello 
stato della sfera dell'intimo con lo scopo di dirigere il lavoro riproduttivo. Negli 
ultimi anni in occidente abbiamo assistito, grazie alle significative lotte femministe che 
si sono sviluppate durante tutto il novecento, alla nascita di una maggiore sensibilità 
verso queste tematiche e al riconoscimento, spesso solo giuridico, della parità tra i 
sessi. Riconoscimento che come in altri campi, per esempio il lavoro, ha solamente preso 
atto dell'evoluzione della società scaturita dalle lotte. Anche nell'ambito delle 
questioni dell'omosessualità e della transessualità abbiamo potuto vedere alcuni 
miglioramenti che, essendo comunque compresi all'interno di un paradigma sociale fondato 
sugli schemi della famiglia tradizionale - come le unioni civili - sono passi sicuramente 
importanti ma pur sempre parziali. Non riusciamo a vedere come una libertà qualsiasi debba 
essere subordinato a un istituto legale. Le libertà, per essere tali, devono essere 
individuali e non condizionati alla stipula di un contratto davanti a un ufficiale di 
stato civile. Non a caso Errico Malatesta parlava di famiglia come risultato della 
"pratica dell'amore, libero da ogni vincolo legale, da ogni oppressione economica o 
fisica, da ogni pregiudizio religioso."

La strada da percorrere è ancora lunga e interseca necessariamente le questioni di classe 
così come i percorsi antirazzisti. Solamente dalla lotta potranno scaturire cambiamenti 
veri. Non è un caso, infatti, che i gay pride nascano non dalla rivendicazione di diritti 
astratti ma dalla rivolta di Stonewall, nel giugno del 1969, quando la comunità gay e 
transessuale di New York si rivoltò davanti alle ripetute angherie poliziesche. Solamente 
la lotta e non la concessione di qualche diritto monco da parte del politico di turno 
potrà portare all'affermarsi di una società veramente libera che si sappia scrollare dalle 
spalle secoli di oppressione.

Federazione Anarchica Reggiana

Unione Sindacale Italiana - Sezione di Reggio Emilia

Via don Minzoni 1/d - Reggio Emilia

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