(it) anarresinfo: Antimilitaristi in corteo. Cronaca di una giornata di lotta a Torino

a-infos-it a ainfos.ca a-infos-it a ainfos.ca
Mer 7 Giu 2017 11:09:11 CEST


Ogni anno il due giugno lo Stato italiano festeggia se stesso con parate e cerimonie 
militari. Uomini e mezzi sfilano con meccanica precisione, la meccanica precisione delle 
guerre moderne, tutte lontane, tutte umanitarie, tutte combattute per qualche principio 
scritto in solenni dichiarazioni sui diritti universali. Ogni due giugno gli 
antimilitaristi si mettono di mezzo per contrastare la retorica nazionalista, la ferocia 
bellica messa in mostra tra lustrini e divise tirate a lucido. ---- A Torino 
l'appuntamento era in piazza Statuto di fronte al monumento ai costrutturi del Frejus, 
dove, dopo un breve climbing, è stato appeso uno striscione con la scritta "profughi 
annegati = omicidi di Stato". Nella fontana sottostante e nel prato i fantocci di bimbi, 
abiti, scarpe, qualche giocattolo.

Poi si parte alla volta di piazza Castello, dove si terrà la cerimonia militarista. La 
polizia blocca l'accesso a via Cernaia: gli antimilitaristi imboccano via Garibaldi. Prima 
di corso Palestro, mentre gli uomini della polizia tentennano, viene immediatamente 
improvvisato un check point che chiude la strada per qualche decina di minuti.

Musica, interventi e slogan raccontano a chi passa che i militari nelle strade, la caccia 
ai senza documenti, il daspo per i poveri sono la normalità nella nostra città.

La strada è gremita di gente, che ascolta e legge. Sul furgone ci sono due striscioni 
"Daspo urbano, fogli di via: il fascismo ha il volto della democrazia", "No a tutti gli 
eseciti". In testa gli antimilitaristi hanno aperto lo striscione "Contro tutti gli 
eserciti per un mondo senza frontiere".
Armati di telecamera di cartone e microfono finto alcuni compagni intervistano i passanti 
sulla guerra, il militarismo, le parate militari. Grande successo di critica e di 
pubblico: qualcuno fa anche ciao.

Si gira in piazza Palazzo di Città, dove di fronte al Comune viene appeso uno striscione 
con la scritta "L'alternativa è Chiara: polizia, tribunali, sgomberi... guerra ai poveri". 
Un messaggio per la giunta a 5 Stelle che sta cementificando e  militarizzando la città.
Un aereo e un carroarmato vengono donati ad Appendino che si è più volte vantata per 
l'eccellenza piemontese nell'industria aerospaziale di guerra.
Un nuovo check point chiude l'intera piazza, mentre poco più in là sta per cominciare la 
cerimonia militarista.
Il corteo prosegue per piazza Castello. La polizia in assetto antisommossa si schiera e 
blocca tutti i lati di piazza Corpus Domini. Il fronteggiamento dura a lungo. Gli 
antimilitaristi gridano "Fuoco, fuoco al tricolore!", "Mio nonno disertore me l'ha 
insegnato l'uomo finisce dove comincia il soldato", "Gli unici stranieri, gli sbirri nei 
quartieri".
I poliziotti si calano il casco, imbracciano i manganelli. Seguono lunghi minuti di 
tensione. A lato i compagni di Novara si schierano di fronte alla polizia con lo 
striscione contro gli F35.
La cerimonia in piazza Castello si chiude in fretta e furia, il corteo approda in piazza 
Castello, gremita di gente.

Anche quest'anno la cerimonia militarista è stata disturbata dai senzapatria, che con un 
corteo comunicativo si sono guadagnati la piazza, obbligando i militari a celebrare di 
corsa i propri riti.

Dopo il corteo gli antimilitaristi hanno raggiunto la Taz al Parco Michelotti, dove un 
compagno sardo ha raccontato le lotte contro le basi e i poligoni nell'isola. Ne è seguito 
in vivace dibattito.
In autunno a Torino si svolgerà nuovamente il "Defence and aerospace meeting", la mostra 
dell'industria bellica aerospaziale.
Gli antimilitaristi stanno preparando una degna accoglienza ai produttori e ai mercanti di 
morte.

Di seguito il volantino distribuito al corteo:

"Contro tutti gli eserciti
Per un mondo senza frontiere

L'Italia è in guerra. A pochi passi dalle nostre case si producono e si testano le armi 
impiegate nelle guerre di ogni dove.

Le usano le truppe italiane nelle missioni di "pace" all'estero, le vendono le industrie 
italiane ai paesi in guerra. Queste armi hanno ucciso milioni di persone, distrutto città 
e villaggi, avvelenato irrimediabilmente interi territori.

All'Alenia di Caselle Torinese oltre ad un nuovo lotto di cacciabombardieri Eurofighter, 
da quest'anno produrranno anche droni da combattimento.

La spesa di guerra è 68 milioni di euro al giorno. Pensateci quando aspettate sei mesi una 
visita specialistica. Pensateci quando aspettate da decine di minuti l'autobus.

L'Italia è in guerra. Truppe italiane sono in Afganistan, in Iraq, in Val Susa, nel 
Mediterraneo e nelle strade delle nostre periferie, dove i nemici sono i poveri, gli 
immigrati, i senza casa, chi si oppone ad un ordine sociale feroce.
Il ministro dell'Interno Minniti ha promosso una legge sulla sicurezza urbana che prevede 
il daspo, il divieto ai senza casa, senza lavoro, senza documenti di vivere in certi 
quartieri. Un nuovo capitolo della guerra ai poveri, che saranno puniti perché dormono su 
una panchina o occupano una casa.

Ogni giorno qualcuno muore nel Mediterraneo. Nei prossimi mesi ne moriranno di più: il 
governo ha deciso di mettere sotto controllo le navi dei volontari che assistono i 
migranti sui barconi. Presto guardia costiera e militari imporranno la loro presenza sulle 
imbarcazioni. A chi non ci sta verrà vietato di approdare in Italia.

L'Italia è in guerra. Ma il silenzio è assordante.
La retorica sulla sicurezza alimenta l'identificazione del nemico con il povero, mira a 
spezzare la solidarietà tra gli oppressi, perché non si alleino contro chi li opprime.
La retorica della sicurezza alimenta l'immaginario della guerra di civiltà, della paura 
della Jihad globale, mentre il governo italiano è alleato di paesi che finanziano chi 
semina il terrore.

Chi promuove guerre in nome dell'umanità paga il governo libico e quello turco, e presto 
anche quelli di Niger e Ciad, perché i profughi vengano respinti e deportati.

Il silenzio è assordante. Il pensiero sulla sicurezza - lo stesso a destra come a sinistra 
- sembra aver paralizzato l'opposizione alla guerra, al militarismo, alla solidarietà a 
chi fugge persecuzioni e bombe.

Nel silenzio dei più c'è chi decide di mettersi di traverso, di sabotare le antenne 
assassine di Niscemi, di battersi contro le fabbriche d'armi, di fermare le esercitazioni 
di guerra, di aprire ed abbattere le frontiere, di gridare forte il proprio disgusto per 
la patria e il nazionalismo.

Per fermare la guerra non basta un no. Occorre incepparne i meccanismi, partendo dalle 
nostre città, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme, basi militari, 
aeroporti, fabbriche d'armi, soldati per le strade.

assemblea antimilitarista"

https://anarresinfo.noblogs.org/2017/06/04/antimilitaristi-in-corteo-cronaca-di-una-giornata-di-lotta-a-torino/


Maggiori informazioni sulla lista A-infos-it