(it) anarresinfo: Minniti. Il figlioccio di Cossiga

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Dom 29 Gen 2017 08:56:54 CET


Chi è il nuovo ministro dell'Interno? L'uomo che vuole riaprire i CIE, altri 16 oltre i 4 
ancora funzionanti a singhiozzo? Uno dei suoi primi atti è stato un tour nel Mediterraneo 
per trattare con i vari governi il blocco delle partenze e il rimpatrio rapido dei 
migranti indesiderati. ---- Antonio Mazzeo sul suo blog ne traccia un lucido profilo. ---- 
Ve proponiamo di seguito alcuni stralci: ---- "(...) La promozione di Domenico "Marco" 
Minniti da sottosegretario con delega ai servivi segreti a ministro dell'Interno 
rappresenta una novità più che inquietante alla luce dei nuovi programmi di contrasto 
delle migrazioni "irregolari" o di gestione dell'ordine pubblico e repressione del 
dissenso. Non è certo un caso, poi, che il cambio al Viminale avvenga alla vigilia dei due 
appuntamenti internazionali che hanno convinto a rinviare sine die la fine della legislatura:

la celebrazione del 60° anniversario della firma del Trattato istitutivo della Cee (il 25 
marzo a Roma), ma soprattutto il vertice dei Capi di Stato del G7 a Taormina il 26 e 27 
maggio. Marco Minniti, di comprovata fede Nato, vicino all'establishment ultraconservatore 
degli Stati Uniti d'America e alle centrali d'intelligence più o meno occulte del nostro 
Paese appare infatti come il politico più "adeguato" per consolidare il giro di vite 
sicuritario sul fronte interno e strappare a leghisti e centrodestra il monopolio della 
narrazione sul "pericolo" immigrato. Curriculum vitae e trame tessute in questi anni ci 
spiegano come e perché.

Originario di Reggio Calabria, una laurea in filosofia e una lunga militanza nel Pci 
prima, nel Pds e nei Ds dopo, nel 1998 Minniti viene chiamato a ricoprire l'incarico di 
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (premier l'amico Massimo D'Alema), anche 
allora con delega ai servizi per le informazioni e la sicurezza; l'anno seguente, con le 
operazioni di guerra Nato in Serbia e Kosovo, Minniti assume il coordinamento del Comitato 
interministeriale per la ricostruzione dei Balcani. Nel 2001 viene eletto per la prima 
volta alla Camera dei deputati e con la costituzione del governo Amato, è nominato 
sottosegretario alla Difesa per la cooperazione militare con Ue, Nato e Stati Uniti e la 
promozione dell'industria bellica (ministro Sergio Mattarella).Con il ritorno di Silvio 
Berlusconi alla guida di Palazzo Chigi, Minniti assume il ruolo di capogruppo Ds in 
Commissione Difesa e componente della delegazione italiana all'Assemblea dei parlamentari 
presso il comando generale della Nato. A Bruxelles il politico calabrese fa da relatore 
del gruppo di lavoro sull'Europa sud-orientale e la partnership Ue-Nato, perorando 
l'ingresso nell'Alleanza di Albania, Croazia e Macedonia. Nel novembre 2005 è Minniti a 
presiedere ilconvegno nazionale Ds su "difesa e industria bellica in Italia", relatori, 
tra gli altri, ministri, capi delle forze armate e manager delle holding belliche.

"Chiedo un maggiore impegno a sostegno del complesso militare-industriale, per ottenere 
finanziamenti aggiuntivi per nuovi sistemi d'arma e rafforzare la difesa europea con la 
costituzione di battaglioni da combattimento che si coordino con la Forza di pronto 
intervento Nato", fu l'accorato appello di Minniti ai compagni di partito.
Con Romano Prodi alla guida del governo (2006), Minniti torna a fare il viceministro 
dell'Interno dedicandosi in particolare alle prime "emergenze" sbarchi di migranti in sud 
Italia. L'anno dopo, l'(ex) fido dalemiano offre il proprio appoggio nelle primarie per la 
scelta del segretario del neonato Pd a Walter Veltroni e ottiene l'incarico di segretario 
regionale in Calabria. Rieletto alla Camera nel 2013, Minniti è nominato sottosegretario 
della Presidenza del Consiglio da Enrico Letta, con delega ai servizi segreti, incarico 
confermatogli dal successore Renzi. La guerra a tutto campo contro il "terrorismo 
islamico" diviene un pallino fisso del capo politico dell'intelligence. Il 1° settembre 
2016 a Palazzo Chigi s'insedia un'inedita creatura di Minniti: la "commissione di studio 
sul fenomeno dell'estremismo jihadista". Coordinatore il prof. Lorenzo Vidino, docente 
alla George Washington University (accademia privata che ha forgiato alcuni potenti 
funzionari del dipartimento di Stato Usa e della CIA), in commissione siedono docenti di 
atenei italiani, la ricercatrice dell'Institute for National Security Studies di Tel Aviv 
Benedetta Berti e alcuni noti editorialisti come il direttore diLimes Lucio Caracciolo, 
Carlo Bonini di Repubblica e Marta Serafini del Corriere della Sera. Nei giorni scorsi 
Minniti e Gentiloni hanno presentato una prima elaborazione del pool di esperti. "I 
percorsi di radicalizzazione si sviluppano soprattutto in alcuni luoghi:

nelle carceri da un lato e nella rete web dall'altro", ha spiegato Gentiloni. "Insieme 
alla vigilanza massima e alla prevenzione per il rischio che la minaccia si riproponga, il 
governo è impegnato su politiche migratorie che devono coniugare l'attitudine umanitaria 
con politiche di rigore ed efficacia nei rimpatri". Meno diplomatico il neoministro 
Minniti che ha preferito ai rimpatri la declinazione "espulsione", preoccupato per il 
"pericolo crescente" della connectionmigranti irregolari - terrorismo. Con l'obiettivo di 
accelerare le espulsioni e rafforzare il controllo militare alla frontiera meridionale, 
Marco Minniti ha pianificato un tour mediterraneo per incontrare capi di Stato e ministri. 
I primi di gennaio si è recato a Tunisi e Tripoli per discutere di cooperazione bilaterale 
contro l'immigrazione clandestina e la "minaccia terroristica". La missione in Libia, in 
particolare, segna "l'inizio di una nuova fase di cooperazione tra i due Paesi", dicono 
dal Viminale: Minniti e al Sarraj hanno concordato l'impegno ad affrontare insieme ogni 
forma di contrabbando e protezione delle frontiere, in particolare al confine meridionale, 
quello con Ciad e Sudan. Sempre a gennaio Minniti si recherà a Malta e in Egitto. Il 
governo chiede ai paesi nordafricani e ai partner sub-sahariani (Niger, Ciad, Somalia, 
Nigeria, Mali, Senegal) d'implementare i programmi elaborati in ambito Ue per impedire - 
manu militari - che i migranti provenienti dalle zone più interne del continente 
raggiungano le coste del Mediterraneo, creando altresì in loco grandi centri-hub di 
"assistenza e rimpatrio" di chi fugge da guerre e carestie. Alle onerose missioni navali 
per intercettare i barconi di migranti, il Viminale preferirebbe invece puntare sull'uso 
di sofisticati apparati d'intelligence, come ad esempio i satelliti militari Cosmo Skymed 
e i droni, sia quelli spia che armati, "strumenti fondamentali in ogni contesto asimmetrico".

Per coloro che riusciranno a portare a termine dolorose odissee nel deserto e pericolose 
traversate in mare, onde "prevenire e reprimere" ogni possibile collegamento tra il 
fenomeno dell'immigrazione clandestina e il terrorismo, Marco Minniti prevede un ulteriore 
giro di vite in termini di indagini, identificazioni e prelievo forzato di impronte 
digitali, possibilmente anche le schedature informatiche biometriche e del dna. "Dobbiamo 
ricondurre a unità il duplice problema della minaccia terroristica interna fatta di 
foreign fighters e potenziali lupi solitari e, dall'altra parte, del contrasto all'Isis 
attraverso un'efficace gestione dei flussi migratori che ne arricchiscono le finanze", 
scrivono i più stretti collaboratori del ministro. Una prima bozza di piano anti-migranti 
2017 è stata presentata a fine anno da Minniti e dal capo della Polizia Franco Gabrielli. 
Annunciando una "stagione di tolleranza zero", si punta a raddoppiare in pochi mesi il 
numero delle espulsioni grazie al coinvolgimento delle forze dell'ordine e degli enti 
locali. In tutto il territorio nazionale saranno istituiti nuovi centri di identificazione 
ed espulsione "da 80-100 posti al massimo", confinanti con porti e aeroporti. "In questi 
nuovi Cie saranno trattenuti solo gli immigrati irregolari che presentino un profilo di 
pericolosità sociale, come spacciatori o ladri", annuncia il Viminale. Rimpatri volontari 
o assistiti e "lavori socialmente utili" per i sempre meno numerosi migranti "regolari" o 
quelli legittimati a richiedere l'asilo.

L'ennesima controffensiva in nome della sicurezza nazionale e della lotta al terrorismo 
trova un suo retroterra ideologico nelle elaborazioni della poco nota ma influente 
Fondazione ICSA (Intelligence Culture and Strategic Analysis), centro studi sui temi 
d'intelligence costituito a Roma nel novembre 2009 da Marco Minniti e dal Presidente 
emerito della Repubblica Francesco Cossiga. (...).

Qui potete ascoltare un'intervista a Mazzeo della redazione info di Blackout

Di seguito vi proponiamo una scheda sull'ICSA curata sempre da Mazzeo.

Eterogeneo per ideologie e orientamenti politici anche se in buona parte i cuori battono 
per l'ordine sociale e la conservazione, il consiglio scientifico della Fondazione ICSA 
testimonia la portata e la forza della rete di relazioni istituzionali, nazionali e 
internazionali, realizzata nel tempo da Marco Minniti. Si tratta di una lunga lista di 
Capi di Stato Maggiore delle forze armate e dell'Arma dei carabinieri; comandanti dei 
reparti speciali della Nato e dei servizi segreti; segretari e consiglieri militari di 
presidenti del consiglio e ministri; diplomatici, magistrati, responsabili della security 
di importanti holding economiche; giornalisti, professori universitari e finanche 
consulenti e analisti della CIA e dei dipartimenti statunitensi per la lotta al terrorismo.

Coordinatore del Consiglio scientifico della Fondazione ICSA il sociologo Italo Saverio 
Trento.

Membri

Amm. Gianfranco Battelli, dal 1979 al 1983 a capo del cosiddetto "ufficio I" incaricato 
della valutazione, produzione e aggiornamento di tutti i documenti d'intelligence della 
Marina Militare; successivamente capo di Gabinetto del ministero della Difesa e dal 1996 
al 2001 direttore del Sismi (i vecchi servizi segreti militari) e infine consigliere della 
Corte dei Conti.

Amm. Sergio Biraghi, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare dal 2004 al 2006 e poi 
consigliere militare del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Gen. Carlo Cabigiosu, già vicecomandante del Corpo d'Armata di reazione Rapida della Nato 
in Germania, poi Capo di Stato maggiore del Comando Regionale delle Forze Terrestri 
Alleate del Sud Europa (il primo generale italiano ad assumere tale carica, da sempre 
ricoperta da militari Usa), comandante della Forza Nato in Kosovo (2000-01), 
rappresentante dell'Italia al Senior Official Group (SOG) della Nato per la revisione 
della struttura di Comando dell'Alleanza e infine consigliere militare della Missione 
italiana in Iraq (2003-04).

Gen. Vincenzo Camporini, dal 2008 al 2011 Capo di Stato maggiore della difesa e poi 
consulente dell'allora ministro degli esteri Franco Frattini; oggi è vicepresidente 
dell'Istituto Affari Internazionali e membro della Fondazione Italia-Usa.

Giovanni De Carli ed Edoardo Esposito, generali della Guardia di Finanza.

Gen. Giampaolo Ganzer, già comandante dei reparti dei Carabinieri impegnati contro la 
colonna veneto-friulana delle Brigate Rosse e delle teste di cuoio che liberarono il 
generale Usa James Lee Dozier sequestrato dalle Br a Verona nel 1981. Nel 2002 è stato 
nominato comandante del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) dell'Arma dei Carabinieri, 
incarico ricoperto sino al luglio 2012 nonostante la condanna in primo grado a 14 anni per 
"associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad 
altri reati", commessi nel corso di alcune operazioni antidroga dei ROS. Dopo la riduzione 
della condanna in secondo grado a 4 anni e 11 mesi di reclusione, lo scorso anno è scatta 
la prescrizione per i reati dopo la revisione della Cassazione.

Gen. Fabio Mini, esperto di geostrategia, ex comandante della missione Nato in Kosovo dal 
2002 al 2003, autore di articoli per Limes, l'Espresso, la Repubblica e Il Fatto Quotidiano.

Gen. Mario Nunzella, già Capo di Stato maggiore dell'Arma dei Carabinieri, ex consigliere 
per la sicurezza del Presidente del Consiglio Massimo D'Alema, poi responsabile del 
coordinamento delle forze di polizia presso il Ministero dell'Interno. Nel giugno 2000 è 
stato nominato comandante del ROS dei Carabinieri.

Gen. Stefano Panato, ex sottocapo di Stato maggiore dell'Aeronautica (si è interessato ai 
programmi di sviluppo dei cacciabombardieri Tornado, Amx ed Eurofighter 2000), poi 
presidente del Centro Alti Studi per la Difesa (CASD), l'organismo di più alto livello nel 
campo della formazione e degli studi di sicurezza e vicedirettore del Sismi e dell'AISE 
(l'agenzia che sovrintende alla gestione dei servizi segreti). Dal 1999 al 2002 è stato 
consigliere militare presso la Rappresentanza d'Italia al Consiglio Atlantico a Bruxelles; 
oggi ricopre il ruolo coordinatore del Centro Studi Militari Aeronautici (Cesma) "Giulio 
Dohuet" di Roma.

Gen. Luciano Piacentini, già comandante del battaglione d'assalto "Col Moschin" e 
successivamente capo di Stato Maggiore della brigata paracadutisti "Folgore" e consigliere 
per la sicurezza in diverse aree del continente asiatico.

Gen. Sergio Siracusa, prima addetto militare presso l'ambasciata d'Italia a Washington, 
poi sottocapo di Stato maggiore presso il Comando Forze terrestri alleate del Sud Europa 
di Verona, direttore del Sismi dal 1994 al 1996, comandante generale dell'Arma dei 
Carabinieri dal 1997 al 2002 e infine Consigliere di Stato.

Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Roma ed ex collaboratore 
dei ministri della prima Repubblica Sebastiano Vassalli e Virginio Rognoni.

Stefano Dambruoso, ex magistrato a Milano dove ha condotto inchieste sulle cellule 
anarco-insurrezionaliste e sul terrorismo jidahista in Italia, dal 2008  Capo dell'Ufficio 
coordinamento attività internazionali del ministero della Giustizia, poi membro del 
Consiglio direttivo dell'Agenzia per la sicurezza nucleare e dal febbraio 2013 deputato 
alla Camera, eletto in Lombardia con Scelta Civica e transitato nel gruppo scissionista 
Civici e Innovatori. Membro anch'egli della Fondazione Italia-USA, nel gennaio 2016, 
unitamente al parlamentare Pd Andrea Manciulli (presidente della delegazione italiana 
presso l'Assemblea parlamentare della NATO) ha presentato la proposta di legge "Misure per 
la prevenzione della radicalizzazione e dell'estremismo jihadista".

Nicola Di Giannantonio, prefetto fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio nel 2000 e 
successivamente direttore della Sovrintendenza Centrale dei Servizi di Sicurezza del 
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Domenico Vulpiani, prefetto e direttore dell'Ufficio centrale ispettivo del Dipartimento 
di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno, dal 1978 al 1988  responsabile dei 
servizi di protezione dei Presidenti della Repubblica Francesco Cossiga e Oscar Luigi 
Scalfaro, di alcuni presidenti del Consiglio e ministri dell'Interno. Dal 1990 al 1996 
presso la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione ha ricoperto diversi incarichi 
in materia di antiterrorismo; dal 1996 al 2001 è stato a capo della DIGOS di Roma, dal 
2001 al 2009 direttore del Servizio Polizia Postale, ufficio specializzato nel contrasto 
ai crimini postali ed informatici e del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la 
Protezione delle Infrastrutture Critiche del Paese.

Giovanni Castellaneta, già ambasciatore d'Italia negli Usa dal 2005 al 2009 (anni in cui 
vengono sottoscritti accordi strategici con Washington in campo militare e industriale, 
come ad esempio la coproduzione dei cacciabombardieri F-35, l'installazione del terminale 
MUOS a Niscemi e dei droni d'intelligence a Sigonella); successivamente presidente del 
consiglio di amministrazione di SACE (il gruppo assicurativo-finanziario a favore delle 
imprese italiane che operano all'estero, interamente controllato dalla Cassa depositi e 
Prestiti) e membro del Cda di Finmeccanica (l'holding a capo del complesso 
militare-industriale italiano). È stato inoltre consigliere diplomatico del Presidente del 
Consiglio Berlusconi e suo rappresentante personale per i Vertici del G8 del 2001 e del 2005.

Guido Lenzi, ambasciatore, già rappresentante permanente presso l'OSCE a Vienna, direttore 
dell'Istituto Europeo di Studi di Sicurezza a Parigi e consigliere diplomatico presso il 
ministero degli affari esteri e della difesa.

Andrea Monorchio, originario di Reggio Calabria, ex ragioniere generale dello Stato, 
docente di materie economiche presso l'Università di Siena e la Luiss di Roma, per alcuni 
anni presidente del Cda di Infrastrutture S.p.A. (società voluta dal ministero del Tesoro 
per finanziare le grandi opere pubbliche) e dei collegi sindacali di Eni, Fintecna e 
Telespazio (gruppo Finmeccanica). Nell'ottobre 2011 è stato nominato vicepresidente della 
Banca popolare di Vicenza.

Paolo Savona, già direttore generale e poi amministratore delegato della Banca Nazionale 
del Lavoro (1989-1990), presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (dal 
1990 al 1999 e dal 2010 al 2014), dei Cda di holding e società come Impregilo, Gemina, 
Aeroporti di Roma, Consorzio Venezia Nuova, Banca di Roma, membro dei Cda di RCS, TIM 
Italia, Capitalia. Savona è stato pure presidente della Commissione d'indagine sul 
nucleare in Italia e membro delle Commissioni Ortona e Jucci per la riforma dei servizi di 
sicurezza.

Asher Daniel Colombo e Marzio Barbagli, docenti di sociologia dell'Università di Bologna, 
consulenti di fiducia del ministero dell'Interno e autori di diverse pubblicazioni sulle 
migrazioni internazionali e le "relazioni" immigrati-sicurezza-criminalità in Italia.

Salvatore Tucci, docente di Calcolatori elettronici presso la Facoltà di Ingegneria 
dell'Università "Tor Vergata" di Roma, dal 1999 al 2008 responsabile del sistema 
informativo della Presidenza del consiglio dei ministri.

I giornalisti Andrea Nativi direttore della Rivista Italiana Difesa e Carlo Panella ex 
dirigente di Lotta Continua, collaboratore de Il Foglio e responsabile delle tribune 
politiche Mediaset, nominato da Marco Minniti quale membro della Commissione di studio 
sulla Jihad in Italia.

I direttori della security e protezione aziendale, Raffaele Di Lella di ENAC (l'Ente 
nazionale per l'aviazione civile) e Franco Fiumara delle Ferrovie dello Stato 
(quest'ultimo ha pure diretto le compagnie della Guardia di finanza di Mondragone e Gela e 
il Nucleo centrale Polizia tributaria di Roma - Sezione Stupefacenti; nel dicembre 2014 è 
stato eletto presidente di Colpofer, l'Associazione internazionale dei Capi delle 
strutture di sicurezza aziendale ferroviaria di 24 paesi e della Polizia dei trasporti).

Luisa Franchina, ingegnere elettronico ed esperta di strategie di sicurezza delle reti e 
dell'informazione, dal 2011 al 2013 direttrice generale del Nucleo operativo per gli 
attentati NBCR (nucleari, biologici, chimici e radiologici) presso la Presidenza del 
Consiglio e successivamente delegata italiana per la Protezione civile presso il comando 
Nato di Bruxelles.

Gli ispettori generali della Police nationale francese, Hélène Martini (già consigliere 
tecnico per la sicurezza interna del Presidente della Repubblica) ed Emile Pérez, 
direttore del Service de Coopération Technique Internationale de Police e presidente di 
Francopol.

Frances Fragos Townsend, ex consigliere per la sicurezza nazionale e le politiche di lotta 
al terrorismo del presidente Usa George W. Bush, nonché inviata speciale per le ispezioni 
alla prigione-lager "Abu Ghraib" in Iraq, nota al mondo per i crimini commessi dai 
militari statunitensi a danno dei reclusi. Tra il 2006 e il 2007, l'allora vice-ministro 
all'interno Marco Minniti e il prefetto Carlo De Stefano (al tempo direttore centrale 
della Polizia di prevenzione e coordinatore del Comitato di analisi strategica 
antiterrorismo) ebbero modo d'incontrare più volte a Roma e Washington la consigliere 
Townsend per uno "scambio di informazioni Italia-Usa sulla "minaccia terroristica".

Kurt Volker, ex ambasciatore Usa alla Nato (su nomina del presidente George W. Bush) ed ex 
analista internazionale della CIA, managing director del Centro per le Relazioni 
Transatlantiche alla Johns Hopkins University. Già consulente del senatore 
ultraconservatore John MacCain e vicedirettore dell'allora Segretario generale della NATO 
George Robertson (1998-2001), Volker ha ricoperto l'incarico di consulente del 
Dipartimento di Stato in preparazione dei summit Nato di Praga (2002) e Istanbul (2004).

https://anarresinfo.noblogs.org/2017/01/22/minniti-il-figlioccio-di-cossiga/


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