(it) anarkismo.net: Dimissioni di Mc Guinness: ritornano i Troubles? by Gianni Sartori

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Sab 28 Gen 2017 12:32:50 CET


Dietro le recenti dimissioni del vice ministro nordirlandese i sintomi delle difficoltà e 
contraddizioni del processo di pace avviato venti anni fa ---- Dimissioni da vice ministro 
di Mc Guinness: accordi di pace a rischio? ---- (Gianni Sartori) ---- Inizio dell'anno 
convulso per l'Irlanda del Nord.  ---- Il 9 gennaio l'esponente storico del Sinn Féin 
Martin McGuinness, ha rassegnato le proprie dimissioni da vice primo ministro  ---- Il 
gesto dell'ex capo di Stato Maggiore dell'IRA, ufficialmente un "atto di protesta" contro 
Arlene Foster, primo ministro e leader del Partito unionista democratico, potrebbe in 
realtà rappresentare l'ultimo scatto di orgoglio di un ex combattente. Mc Guinnes avrebbe 
colto l'occasione per uscire a testa alta, con l'onore delle armi, da una situazione 
difficile.

Il 66enne esponente repubblicano, uno dei principali artefici del cessate-il-fuoco da 
parte dell'IRA, è attualmente molto malato, pare per una sindrome degenerativa del sistema 
nervoso.

Insieme a Gerry Adams, era stato il principale negoziatore degli «Accordi del Venerdì 
Santo», sottoscritti congiuntamente dai governi britannico ed irlandese nell'aprile 1998. 
Da allora, pur tra scissioni di gruppi armati dissidenti e ripresa saltuaria di scontri 
tra le due diverse comunità, unionisti (i lealisti, protestanti e fedeli alla Corona) e 
repubblicani (indipendentisti cattolici) hanno condiviso vari governi di coalizione.

Stando alle accuse, la Foster avrebbe distribuito finanziamenti pubblici ad hoc durante un 
suo mandato precedente (alle Finanze) in un programma di riconversione energetica per le 
industrie dell'Irlanda del Nord.

Si parla quindi di «corruzione» e di «conflitto di interessi». Accuse del genere, mosse da 
un vice ministro oltretutto, portano inevitabilmente alla crisi di governo e di 
conseguenza a elezioni anticipate, presumibilmente entro marzo.

Mc Guinness aveva ricoperto ininterrottamente per un decennio (dal 2007 al 2017) la carica 
di vice primo ministro e le sue dimissioni, almeno secondo la stampa britannica (ma forse 
si sta volutamente alimentando un certo allarmismo) potrebbero provocare la rimessa in 
discussione dell'intero impianto (fragile e discutibile, va detto) di soluzione politica 
del conflitto nordirlandese.

Come è noto, l'attuale divisione dell'Isola Smeralda risale al 1921 quando una legge del 
Parlamento del Regno Unito separò l'Irlanda del Nord (all'epoca in maggioranza protestante 
e unionista) intenzionata a rimanere sotto la corona dell'Uk, dalla Repubblica d'Irlanda 
(in maggiorana cattolica e repubblicana) favorevole a un'Irlanda unita e indipendente. Per 
un osservatore superficiale poteva apparire anche una questione religiosa. Nelle sei 
contee (erroneamente spesso chiamate Ulster, anche se in realtà ben tre contee della 
regione storica andarono alla Repubblica) gran parte della popolazione discendeva da 
coloni solitamente definiti "britannici", ma in realtà scozzesi (quindi di origine 
celtica) e non anglicani ma presbiteriani, mentre l'Irlanda era un paese a larga 
maggioranza cattolica. Da allora la situazione è cambiata. Più prolifici, i cattolici 
ormai hanno raggiunto la parità numerica anche in Irlanda del Nord.

Dalla fine degli anni Sessanta, il conflitto tra le due comunità, noto come periodo dei 
Troubles (intenzionalmente alimentati da Londra per giustificare il proprio intervento 
militare) si mantenne costante. Sostanzialmente una guerra a bassa intensità che vide, da 
un lato, la lotta armata di organizzazioni indipendentiste di sinistra come IRA e INLA, 
dall'altra, oltre alla repressione operata da esercito inglese e dalla polizia (RUC), 
l'utilizzo di squadre della morte e milizie unioniste (UVF, UFF...), talvolta paragonate 
per il loro spirito settario al KKK statunitense..

La segregazione sociale, la discriminazione nei confronti dei cattolici (in passato una 
forma di vero apartheid) è in parte ancora operativa e costituisce comunque un grave 
problema sociale.

Ovviamente il contenzioso tra il repubblicano Mc Guinness e la lealista Foster non è di 
natura religiosa ma esclusivamente politico.

Con la Brexiti abbiamo un'Irlanda del Nord "fuori" dall'Unione europea, mentre la 
Repubblica è rimasta "dentro". Analogamente a quanto sta avvenendo in Scozia, questa 
situazione potrebbe riaprire antiche ferite.

Inevitabile provare una certa amarezza di fronte alla deriva anche umana dei principali 
leader repubblicani, persone che sicuramente hanno sacrificato gran parte della loro vita 
per difendere i diritti del popolo irlandese.

Gerry Adams (che abbiamo visto invecchiare anno dopo anno presenziando a decine di 
funerali dei combattenti dell'IRA caduti sotto il piombo inglese) talvolta sembra confuso, 
pateticamente preoccupato di postare messaggi e immagini di torte fatte in casa, pelouche 
e altre amenità personali. Mc Guinnes nelle recenti immagini appariva alquanto sofferente 
e mostra uno sguardo da paura. Agisce forse anche il ragionevole dubbio di aver svenduto 
anni di lotta e sofferenze per un misero piatto di lenticchie, abbandonando a se stessi 
militanti sinceri a cui da un giorno all'altro venne imposto di deporre le armi senza una 
reale contropartita. Con le inevitabili e facilmente prevedibili derive militariste a cui 
abbiamo assistito.

Al momento, tra le varie posizioni la più ragionevole appare quella di coloro che, pur 
rifiutando gli accordi, hanno definitivamente abbandonato l'ipotesi di una prosecuzione 
della lotta armata (vedi l'INLA) ma non quelle della riunificazione dell'Isola e del 
socialismo.

Gianni Sartori
http://www.anarkismo.net/article/29917


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