(it) anarresinfo: Aiutiamoli a casa loro. Immaginario post (neo) coloniale della dipendenza africana

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Ven 13 Gen 2017 08:43:58 CET


L'immaginario dominante sull'Africa raffigura un continente povero e bisognoso d'aiuto. 
Una falsità costruita sulle narrazioni coloniali e post coloniali. ---- Vi proponiamo uno 
scritto di Karim Metref, originariamente uscito su "Divagazioni". Metref, blogger, 
insegnante di origine kabila, da molti anni vive a Torino. ---- Qui potete leggere la 
prima parte. ---- Qui la seconda. ---- Qui puoi ascoltare la lettura commentata proposta 
nella puntata di Anarres del 23 dicembre 2016 ---- Riso amaro per l'Africa ---- Il 5 
dicembre 1992, sulla spiaggia di Mogadiscio, l'allora ministro francese della salute, 
Bernard Kouchner, si fa riprendere dalle telecamere delle Tv di mezzo mondo mentre scende 
da una nave di aiuti umanitari con un sacco di riso sulle spalle.

La nave, secondo lo stato e i media francesi, contiene riso raccolto dai bambini francesi. 
In effetti, nelle scuole dell'esagono, durante le settimane precedenti lo sbarco, era 
stata organizzata una campagna intitolata "Riso per la Somalia". I bambini francesi sono 
arrivati, tutti, a scuola con uno o due chili di riso da mandare ai bambini somali. Ma 
sembra che il riso che arriva alle popolazioni affamate del corno d'Africa non è nei 
pacchi da un chilo che si vendono nei supermercati. È contenuto nei soliti sacchi da 25 
chili degli aiuti alimentari. In ogni caso, lo stato francese non aveva bisogno dell'aiuto 
dei bambini per riempire un paio di navi di aiuti alimentari. Aveva solo bisogno di fare 
una mega operazione di propaganda per mascherare un intervento militare in un intervento 
umanitario. Era l'inizio del concetto di "guerre umanitarie".

Quella operazione propagandistica ma anche la figura stessa di Bernard Kouchner sono in 
vari modi simbolici dell'evoluzione dell'immagine dell'Africa nel linguaggio politico e 
mediatico occidentale Post(neo)coloniale. Medico di formazione, Kouchner è il fondatore di 
Medici Senza Frontiere e di Médecins du monde, due grosse strutture umanitarie francesi. 
Viene quindi dalla cooperazione umanitaria per approdare in politica e diventare uno dei 
principali paladini del "diritto-dovere di ingerenza". Nozione che ha portato alla quasi 
totalità degli interventi militari dei paesi della Nato dalla fine della guerra fredda a Oggi.

Poveri loro

Dal dopo indipendenza dei paesi africani si è lavorato a lungo sull'immaginario 
occidentale (e anche africano) sull'idea che l'Occidente, in particolare, i paesi ricchi, 
in generale (cioè compresi paesi come le petromonarchie arabe, il Giappone, la corea del 
Sud...) aiutano l'Africa con miliardi di Dollari ogni anno. A questo immaginario di Africa 
mendicante, voragine di aiuti esteri e che nonostante il generoso aiuto di tutti va sempre 
peggio, hanno lavorato gli stati, l'Onu, il sistema bancario, i media e anche le agenzie 
di solidarietà internazionale.

Per 60 anni ci hanno bombardato di parole e immagini di una Africa che vive a carico del 
mondo. L'immagine del bambino africano rachitico invade gli schermi del mondo. Invece del 
lupo cattivo, è il bambino del Biafra che diventa lo spauracchio di chi non vuole finire 
la sua zuppa: mangia altrimenti diventi come lui.

Partono le grandi operazioni di "solidarietà", i lanci di cibo dagli elicotteri, le 
distribuzioni dai camion. Partono i grandi concerti di musica. I giovani vanno ai concerti 
live a Londra, Parigi e Los Angeles. Si divertono un sacco e sono pure convinti di aver 
fatto del bene all'Africa.

L'immagine dell'Africa affamata nutre ogni tipo discorso:

- quello pietistico dei missionari: sono i nostri fratelli deboli, hanno fame, aiutateci 
ad aiutarli.

- Quello delle Ong: Sono esseri umani come noi, non ce la fanno da soli, aiutateci ad 
aiutarli,

- Quello della cooperazione di stato: sono degli stati che non sono in grado di 
svilupparsi da soli, useremo soldi pubblici per aiutarli,

- Quello dell'ONU: alcuni stati membri non ce la fanno da soli, la banca mondiale, gli 
stati più ricchi li devono aiutare a svilupparsi,

- Quello del Fondo monetario e della Banca Mondiale: gli stati poveri hanno bisogno dei 
prestiti e dell'assistenza nostra per trovare una via verso lo sviluppo,

- Quello delle multinazionali: siamo in Africa perché non è in grado da sola di sfruttare 
le sue ricchezze,

- Infine con gli esodi, anche negli ambienti di estrema destra xenofoba cresce il discorso 
di chi dice: non devono venire qui da noi, aiutiamoli a casa loro.

Tutti vogliono aiutare l'Africa. L'unica che sembra non voler aiutarsi è l'Africa stessa.

La realtà che viene esclusa dalla narrazione post (neo) coloniale è il fatto che i flussi 
economici (legali e/o sommersi) dall'Africa verso il resto del mondo sono infinitamente 
superiori a quelli dei così detti aiuti. Non è l'Africa ad essere in debito con il mondo è 
il mondo che è in debito con l'Africa.

In principio ci fu la schiavitù

ci sono state le deportazioni di schiavi. Milioni di persone deportate con la forza verso 
le colonie del nuovo mondo. Milioni sono arrivati e altri milioni sono morti durante i viaggi.

Poi è arrivato il colonialismo, Il continente africano è stato diviso tra le maggiori 
potenze del momento: Gran Bretagna e Francia in testa ma anche Portogallo, Spagna, Olanda, 
Belgio, Germania e Italia. E' con il colonialismo che appare il fenomeno delle carestie in 
Africa.Popolazioni intere espropriate dalle loro terre, coloni che possiedono da soli 
territori più grandi dei loro paesi di origine (no tra tanti il criminale, razzista e 
colonialista Cecil John Rhodes -1853-1902- che possedeva nella parte meridionale del 
continente territori più grandi di tutte le nazione dell'Europa occidentale), introduzione 
delle monoculture: caffè, canna da zucchero, banane, ananas, cacao, caoutchouc... a 
scapito dei prodotti di prima necessità. E' con il colonialismo che si mette in campo il 
meccanismo della dipendenza alimentare dell'Africa. Il continente è costretto con la forza 
delle armi a produrre cose che non consuma e a consumare cose che non produce.
I sistemi socio politici tradizionali sono sistematicamente distrutti anche con 
l'imposizione di frontiere che tagliano in pezzi i popoli africani. In cambio viene messo 
in posto un sistema politico fantoccio e corrotto.

Il colonialismo è morto, viva il neo-colonialismo

Dopo la seconda guerra mondiale, il colonialismo mondiale, su indicazione del nuovo 
padrone del mondo, gli USA, viene dichiarato fuori legge e un processo lento di 
decolonizzazione è innescato. Ma le potenze coloniali non possono rinunciare a quella mana 
celeste che è l'Africa. Scelgono di concedere una apparente indipendenza politica, 
istituendo progressivamente un sistema neo-coloniale che è nei fatti ancora più spietato 
dell'ordine coloniale tradizionale, in quanto in apparenza gli ex stati coloniali non 
hanno più responsabilità nello sfruttamento disumano delle risorse e delle persone nei 
paesi ormai "indipendenti".

Ogni giovane politico africano che tenta una via verso l'indipendenza vera è assassinato. 
La sola Francia ha fatto assassinare almeno una decina di presidenti legittimi considerati 
troppo ribelli, sostituendoli con militari, ex informatori dei servizi coloniali, 
mercenari e corrotti vari. La lista comincia con Sylvanus Olympio, legittimo presidente 
della Repubblica del Togo, eletto democraticamente e assassinato il 13 gennaio 1963 dal 
sergente Etienne Eyadema, torturatore e assassino al servizio del colonialismo francese 
appena rientrato dalla guerra in Vietnam. Eyadema ha regnato fino alla sua morte nel 2005 
e ancora oggi a regnare su una repubblica del Togo dissanguata dalle multinazionali e 
dalla mafia al potere c'è il figlio Faure Eyadema. Questo scenario si ripeterà in tutta 
l'Africa Francofona e, con modalità non tanto diverse, anche nelle ex colonie britanniche, 
belghe, spagnole e portoghesi...

Un nuovo tipo di predatore arriva nella foresta africana: la multinazionale. Il continente 
è dichiarato territorio di caccia aperta non solo per gli amatori di safari, ma per tutti 
quelli in cerca di materie prime a basso costo e di lavoratori sfruttabili a volontà.

L'estrazione di petrolio, gas, minerali e legnami pregiati, le monoculture riducono il 
territorio a una spugna da spremere senza pietà. I prodotti vanno via ma sul territorio 
non rimane niente tranne inquinamento, povertà, ignoranza, schiavitù, guerre civili 
fomentate a tavolino. Le élite africane, giocano il gioco e contribuiscono non poco al 
consolidamento di questo sistema. I governi corrotti, in cambio di una piccola percentuale 
versta sui loro conti privati, svendono i propri paesi, i propri popoli. E' l'esempio di 
Omar Bongo messo al potere in Gabon dalla Francia e soprannominato "Monsieur 17%". 17% è 
la percentuale che la famiglia Bongo pretende da ogni estrazione di ricchezza naturale dal 
Gabon. Oggi al potere c'è il figlio, Ali Bongo. Grande amico della Francia. Era quello che 
camminava abbracciato con Hollande durante la marcia "Je suis Charlie". La stessa Francia 
che pretende portare la democrazia con le bombe ovunque ... ci sia petrolio.

E' a queste dittature corrotte e violente che la Banca Mondiale e le banche occidentali 
cominciano presto a concedere prestiti miliardari. Questo si chiama "cooperazione per lo 
sviluppo". Io concedo un prestito a uno stato di cui so che la classe politica è corrotta, 
ladra e violenta. Il prestito ritorna subito nelle banche in Svizzera, nel Lussemburgho o 
a Jersey, sui conti privati dei dittatori e dei loro ministri. Oppure viene iniettato 
nelle economie occidentali sotto forma di partecipazioni in società e acquisto di beni e 
proprietà di lusso.
Ma nel frattempo i paesi sono sempre più indebitati e presto arriva il Fondo Monetario 
Mondiale con i suoi programmi di aggiustamento strutturale. La ricetta è semplice: meno 
scuola, meno sanità, niente protezione sociale, privatizzazione di tutti i servizi 
pubblici.Ma nessuna condizione di democrazia, di riduzione della corruzione, di aumento 
dellatrasparenza, di riduzione dei budget militari o degli sprechi della politica. Niente. 
Andate avanti così. Che questo, a noi ci sta bene.

Questo succede tra la fine degli anni 70´ e la metà degli anni 80´. Risultato: fine anni 
80´ i primi ragazzi africani cominciano a lasciare i propri paesi a piedi in direzione del 
nord. Fino a quel momento l'immigrazione si faceva con un regolare biglietto aereo o 
navale. Chi non si poteva permettere il viaggio, rimaneva a casa dove un minimo di vita 
dignitosa era ancora possibile. Dopo i programmi di aggiustamento, la vita diventa un 
inferno e migrare diventa l'unica soluzione per un numero sempre crescente di disperati.

L'umanitario come parte del problema

Le ONG umanitarie, anche se spesso nate con buone intenzioni, sono parte del problema e 
non della soluzione. Curano i sintomi della malattia senza mai affrontarne le cause. Anzi 
molto spesso contribuiscono ad inasprire il male. La dipendenza è la loro ragione di essere.

La ricerca di fondi è la priorità assoluta e molto spesso i progetti sono consoni alle 
esigenze dei donatori (che sono poi gli Stati responsabili dell'impoverimento dell'Africa) 
piuttosto che ai bisogni veri della popolazione. Se il trend è a forare pozzi si forano 
pozzi ovunque con o senza acqua. Se è alla costruzioni di scuole allora si costruiscono 
scuole ovunque senza un seguito. I fondi stanziati rimangono in buona parte nei paesi 
d'origine per pagare l'affitto e le bollette della ONG, per la progettazione, gli studi di 
fattibilità, gli stipendi degli operatori e dei consulenti, per l'audit e le operazioni di 
visibilità.

Il poco che arriva in Africa è molto spesso mal gestito da personale senza esperienza e 
senza competenze che presto comincia a comportarsi da neo-colono che dispone del personale 
locale come di servitù propria. Questo ovviamente non è un giudizio estendibile su tutta 
la cooperazione internazionale. Ci sono Ong e missionari seri e onesti, che svolgono un 
lavoro straordinario, ma sono una minoranza. Del resto il risultato è sotto gli occhi di 
tutti. Mezzo secolo di cooperazione non ha fatto che peggiorare le cose.

Dall'altra parte del mondo l'Africa è presentata come il continente indigente. Quello che 
ha sempre bisogno dell'aiuto altrui. E di fronte all'immagine di chi chiede, chiede... ma 
non fa mai nessuno sforzo per uscire dalla povertà, le reazioni in genere sono di due 
tipi: quelli che hanno pietà e vogliono aiutare (e questi sono l'obiettivo delle 
pubblicità pietistiche delle ONG, delle chiese missionarie...) e quelli che pensano che 
bisogna aiutare di meno perché siamo stufi di aiutare sempre, e questi sono il target 
privilegiato dei discorsi conservatori: "aiutiamo prima i nostri".

Dalle navi dei negrieri ai barconi dei disperati

Questi discorsi si stanno evolvendo oggi di fronte alle situazioni, sempre più frequenti, 
di arrivo di profughi dalle zone devastate del continente africano, le posizioni variano 
un pochino. Ci sono quelli che dicono di tipo: sì accogliamoli per pietà, per solidarietà, 
per carità cristiana... Poi ci sono quelli che dicono: "Va bene se proprio dobbiamo 
aiutarli, aiutiamoli a casa loro. Ma non devono venire da noi." Perché si sa che il 
bambino affamato ruba il pane (della gente per bene)... etc.

Tutto questo è frutto di un discorso sbagliato sull'Africa. L'Africa è narrata da quelli 
che la sfruttano e l'immagine del continente ne esce al rovescio. Risulta che il parassita 
sia l'Africa, non le multinazionali, non gli stati coloniali e neo-coloniali. Risulta che 
è il mondo ad aiutare in continuazione l'Africa. Quando è vero proprio il contrario. I 
flussi di ricchezza dall'Africa verso gli altri continenti sono infinitamente superiori 
alle gocce che ci tornano sotto forma di crediti, aiuti, cooperazione internazionale, 
carità e quant'altro.

Di cosa ha bisogno l'Africa?

Questa è la narrazione dell'Africa che non viene fatta sui media principali. Non c'è nel 
discorso ufficiale. Non c'è nel discorso della maggioranza delle ONG. Tutti raccontano i 
mali dell'Africa ma nessuno le origini di questi mali. Ecco dunque nell'immaginario della 
maggioranza delle persone, compresi i suoi figli, l'Africa è vista come un continente 
parassita.

Ma la realtà è una altra. L'Africa non avrebbe bisogno di essere aiutata da nessuno

https://anarresinfo.noblogs.org/2017/01/09/aiutiamoli-a-casa-loro-immaginario-post-neo-coloniale-della-dipendenza-africana/


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