(it) fdca-nordest: IO, DANIEL BLAKE (Ken Loach, 2016) di Pino Bertelli

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Sab 7 Gen 2017 18:00:33 CET


Soltanto in un paese libero l'impostura non gode privilegi, e non può schivare la 
persecuzione che l'insegue sotto ogni forma o camuffamento, non essendo protetta né da una 
corte, né dalla prepotenza nobiliare, né dall'iniquità d'una chiesa. (Anthony 
Ashley-Cooper, III conte di Shaftesbury, 1707) ---- Sulla burocrazia, sul cattivo governo 
e sul film di Ken Loach, Io, Daniel Blake... non ci sono governi buoni, il governo 
migliore è quello che governa di meno o non governa affatto, diceva... ciò che è 
importante in ogni forma di società è la difesa del bello, del giusto e del bene comune... 
i deputati, i senatori, gli organi d'informazione e le "mosche cocchiere" della cultura 
sono tutti a libro paga dell'impero finanziario... alla farsa elettorale dei cretini ci 
partecipano tutti e tutti stanno al gioco... i terrorismi sono parte del grande spettacolo 
della globalizzazione e la celebrazione del liberalismo poggia sulla pioggia di "bombe 
intelligenti" dei paesi ricchi che legittimano il genocidio dei paesi impoveriti... 
ovunque i diritti dell'uomo sono calpestati, i proclami dei capi di stato, dei primi 
ministri, dei papi, dei generali... uccidono! Le chiacchiere della televisione e 
l'imbecillità della Rete, usata come i padroni del web vogliono, impediscono di pensare, 
di riflettere o d'incazzarsi... tutto è trasformato in uno spettacolo e niente è vero se 
non passa dall'inginocchiatoio dell'economica politica internazionale.

La twittosfera ha favorito l'emersione di una moltitudine di imbecilli (che forse 
imbecilli lo erano sempre stati) e sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il 
numero di individui stupidi in circolazione e nei luoghi di potere, scriveva, giustamente, 
Carlo M. Cipolla1... la peste (della stupidità politica) di Camus è ancora contagiosa e 
continua a diffondersi nei partiti e nella vita quotidiana... gli idolatri, i ruffiani, i 
servi si riproducono nei miti che sostengono e nessuno sembra chiamarsi fuori dalla 
barbarie della società consumerista... in verità il totalitarismo moderno teme che un 
giorno le giovani generazioni possano sommare le loro energie e rompere il meccanismo 
della ragione imposta... la maggior felicità per il maggior numero passa dalle rovine 
dell'ordine costituito. Alla maniera di Michel Onfray: «I nani dell'isola di Lilliput 
riescono a sconfiggere il gigante con una moltiplicazione di legami sottili, una 
proliferazione di piccole azioni congiunte, una tela di ragno libertaria che passa 
dall'inerzia al sabotaggio e dalla resistenza sociale al rovesciamento puro e semplice 
dello stato di cose esistenti»2. In principio è stata la disobbedienza civile, poi la 
forza radicale e il progresso dello spirito umano che hanno cercato - e qualche volta ci 
sono anche riusciti - di abolire l'odio dell'uomo sull'uomo e mostrare che il potere non 
esiste che con il consenso di coloro sui quali si esercita.

Di Io, Daniel Blake. Newcastle. Daniel Blake è un falegname di 59 anni, in seguito a una 
crisi cardiaca non può più lavorare ed è costretto a chiedere il sussidio statale per 
invalidità (ma viene respinto e il falegname cerca di fare ricorso). Daniel conosce Katie, 
giovane madre di due ragazzini... è venuta da Londra per avere una casa popolare... non 
riesce a trovare lavoro e si rivolge alla "Banca del cibo" per sfamare la famiglia (finirà 
a fare la prostituta per comprare le scarpe ai figli). Tra Daniel e Katie nasce un 
rapporto di tenera amicizia e d'indignazione verso la burocrazia disumana del welfare 
inglese... Daniel non riesce a districarsi tra i computer, la rete e i moduli da 
riempire... scrive sui muri dell'ufficio statale la sua protesta e chiede un incontro per 
riesaminare la sua situazione... naturalmente viene arrestato... vende tutti i mobili 
della casa per sopravvivere e quando va (insieme a Katie) davanti ai giudici del riesame, 
muore d'infarto nel bagno. Sono pochi i proletari che lo piangono... al "funerale dei 
poveri" che viene fatto di primo mattino (perché costa poco)... Katie legge una lettera di 
Daniel, dove il falegname chiede rispetto e dignità anche per un cane e lui è stato 
assassinato dallo Stato.

Il film di Loach (che ha vinto la Palma d'oro al Festival di Cannes per il miglior film) 
ritorna sulle tematiche del proletariato inglese offeso dalle istituzioni... 
l'affabulazione è quella del realismo sociale schierato dalla parte dei deboli, degli 
esclusi, degli offesi... certo non contiene la radicalità di Poor Cow (1967) o la 
complessità di Family Life (1971), e forse è meno efficace di Riff Raff (1991) o Piovono 
pietre (1993), tuttavia Io, Daniel Blake resta una critica profonda delle discriminazioni, 
delle ingiustizie, delle angherie che subiscono i nuovi poveri d'Inghilterra... è un 
cinema dell'indignazione quello di Loach... dove le vittime finiscono per trovare la loro 
esistenza nella rinuncia o nella correlazione con chi li malversa... la servitù diventa 
volontaria sino a quando la parola degli ultimi non si fa coro e dà inizio allo 
smantellamento della menzogna istituzionale... quando gli uomini sono trasformati in 
animali sottomessi, ogni forma di dissenso è giustificata... anche quelle più estreme... 
c'è un tempo per seminare e un tempo per raccogliere, il tempo della falciatura, il tempo 
del ritorno delle lucciole a maggio. La libertà non si concede, ce la si prende! E i mezzi 
sono tutti buoni.

Al fondo del film di Loach c'è la libertà di scelta che implica il rispetto... la rivolta 
dell'inedito... il «divenire rivoluzionario degli individui» (Gilles Deleuze) che dicono 
no! all'atarassia di un'epoca della disuguaglianza fondata sulla paura e l'esclusione... 
dove «con un abito da sera e una cravatta bianca, anche un agente di borsa può guadagnare 
la reputazione di essere civilizzato» (Oscar Wilde) e un politico, quale che sia il 
profumo griffato che usa, puzza sempre di merda! La storia dell'uomo (come quella 
dell'arte) presuppone le rotture epistemologiche (della conoscenza certa) che la 
condizionano... la miseria intellettuale, culturale, politica di questo tempo si evidenzia 
nel numero di guerre in atto e nell'accettazione del neoliberismo come pratica 
terroristica del paradiso in terra.

Va detto. La civiltà dello spettacolo si manifesta nell'abbandono mistico alla 
trascendenza della merce... l'unificazione felice della società consumerista porta alla 
devozione delle masse verso i padroni dell'immaginario: «Lo spettacolo non canta gli 
uomini e le loro armi, ma le merci e le loro passioni... dove domina lo spettacolare 
concentrato domina anche la polizia» (Guy Debord)3. Il capitalismo finanziario/burocratico 
detiene il lavoro sociale totale e nel suo spettacolo si accompagna alla violenza 
permanente con la quale impone l'unità della miseria. La rimaterializzazione del reale 
conduce a una battaglia delle idee e alla sconfitta dell'impotenza... «la rivoluzione 
politica trasforma il mondo. Essa comincia col trasformare la vita quotidiana» (Henri 
Lefebvre)4 o viceversa. Passare dalla vergogna alla collera non è solo necessario, ma 
utile per avvicinare il dogmatismo del potere alla sua fine.

In Io, Daniel Blake la forza discorsiva di Loach è rigorosa, essenziale in ogni 
inquadratura, e mette in contrasto la follia assistenziale dello Stato con il diritto di 
avere diritti degli scartati. La sceneggiatura, scritta da Paul Laverty, intreccia 
dialoghi asciutti ad ambientazioni proletarie e nei corpi, atteggiamenti, posture riprende 
una concezione della vita giusta che è stata smarrita. Dave Johns interpreta Daniel Blake 
in maniera misurata... gli sguardi, i gesti, le camminate figurano una povertà che non 
comprende e riflettono una dignità mai perduta... anche Hayley Squires delinea Katie su 
registri espressivi davvero alti e la loro semplicità attoriale restituisce alla 
narrazione il senso di amicizia, di dolcezza, di delicatezza mescolati alla sofferenza 
come rovina dell'anima. Il montaggio di Jonathan Morris fa da contrappunto all'impalcatura 
filmica e non ha niente a che vedere con quanto si smercia nella mediocrità televisiva. La 
fotografia di Robbie Ryan è quasi documentaria... non abbellisce né consacra l'universo 
emarginato dei protagonisti e insieme alle musiche di George Fenton contribuisce non poco 
a disvelare il dolore di un'epoca dove il sistema spettacolare ha preso il posto di 
un'etica del lavoro distrutta dal calcolo egoista dei mercati globali.

Io, Daniel Blake non contiene solo il rigetto della burocrazia, della rapacità del potere 
o della pratica dell'indifferenza (anche tra gli stessi operai/cittadini)... è un'accusa 
radicale contro l'immoralità del mondo. Per Loach, a ragione, il bello e il brutto, il 
male e il bene, il giusto e l'ingiusto... dipendono da decisioni umane, storiche, 
demiurgiche... i rapporti tra gli uomini sono cancellati a favore di apparati finanziari 
che costituiscono la legge e le merci sono strumenti dell'inumanità approntati contro 
l'uomo. I partiti, i politici, le autorità, le economie, i mezzi di comunicazione di massa 
sono i dispositivi con i quali vengono assoggettati interi popoli e quando non bastano le 
strutture delinquenziali che li appoggiano, i persuasori dell'ordine costituito mettono in 
campo la polizia.

Per non dimenticare. Finire ciò che è stato fatto nel maggio '68 è un compito difficile ma 
non impossibile... l'autorità, l'ordine, la gerarchia, i poteri... sono sempre quelli... 
si tratta di farli tremare di nuovo... la liberazione del desiderio parte sempre con 
l'uccisione degli dèi... dopo il '68 nessun nuovo valore ha visto la luce, diceva... e 
solo il genio collerico libertario può mettere fine alla cartografia della miseria... la 
critica radicale di tutte le forme di potere implica una crisi profonda: quella del 
principio di autorità! Il divino, l'ingiusto, il terrore, i valori, la morale... sono 
confinati in cieli vuoti, e solo l'uomo libero è la misura di tutte le cose! Tutto va 
rinnovato radicalmente! La libertà, come la verità, può sconfiggere qualsiasi fanatismo... 
ogni rivoluzione è un'esperienza fraterna e una civiltà felice dipende dal suo 
conseguimento... che la festa cominci!

Piombino, dal vicolo dei gatti in amore, 13 volte novembre 2016

http://fdca-nordest.blogspot.co.il/2017/01/io-daniel-blake-ken-loach-2016-di-pino.html


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