(it) usi-ait: AIT: a proposito di un congresso ...

a-infos-it a ainfos.ca a-infos-it a ainfos.ca
Dom 1 Gen 2017 12:01:02 CET


L'USI-AIT denuncia quanto accaduto all'ultimo "Congresso dell'AIT" a Varsavia. ---- Anche 
in quest'occasione, chi dice di rappresentare l'AIT ha confermato le sue caratteristiche: 
burocrazia, autoritarismo, paranoia, settarismo. ---- Infatti, in quest'occasione sono 
state espulse tre sezioni (USI-Italia, CNT-Spagna, FAU- Germania) che, da sole, 
rappresentano il 90% degli aderenti all'AIT stessa, e un'altra sezione, la FORA, 
Argentina, è stata momentaneamente sospesa perché non allineata. ---- Chi ha deciso 
questo? ---- Una decina di sezioni apparentemente "nazionali" (in alcuni casi di una 
decina di membri, o poco più), e nessuno può smentirci. Tutte insieme faranno forse 300 
lavoratori, a essere generosi. Di alcune di queste, nessuno ha notizia di una qualsiasi 
parvenza di attività, non diciamo di lotta.

In particolare, denunciamo l'attività di individui - non vogliamo dire intere "sezioni" 
visto che vediamo sempre le stesse quattro persone - appartenenti a ZSP (Polonia) e 
Kras-(zprom) (Russia), sezione quest'ultima esistente solo sul web e di cui sappiamo di 
una sola individuale iniziativa, una conferenza in un'università statale, mentre altri in 
Russia vivono gli effetti della dittatura putiniana...
Per giustificare tutto ciò, come da lugubre tradizione, accusano ora noi di ... riformismo!

Riformismo di che?

Come conciliare questo termine con la reale attività che da anarcosindacalisti svolgiamo? 
Le offese e le menzogne sono i soli, ridicoli strumenti che questi compagni ... del web e 
non di strada hanno. Snaturare l'AIT facendola diventare un'organizzazione politica 
specifica ultrapurista, significa non avere nessun contatto reale con i problemi dei 
lavoratori, significa avere grande confusione tra organizzazione politica specifica e 
organizzazione anarcosindacalista, significa non dare un significato alle parole e a ciò 
che si fa. Un progetto al quale - senza rinnegare nulla e senza fare un passo indietro su 
pratiche e valori anarcosindacalisti - il proletariato italiano non avallerà da spettatore 
silente.

Oggi invece, basta guardare gli strumenti di propaganda dell'attuale segreteria: a offesa 
si somma offesa, senza alcun ritegno per la verità storica, l'ascolto, il rispetto e la 
logica, e noi non lo dimenticheremo...

Vogliamo anche sottolineare la carriera dell'attuale segretaria: aderente all'AIT solo nel 
dicembre 2009 (!) dopo aver creato una spaccatura in Polonia, in solo sei anni ha 
distrutto l'AIT stessa! Le prime accuse contro questa improvvisata "freelance" sbucata dal 
nulla e bazzicante contemporaneamente più posti (...), furono di chi le contestò un 
utilizzo personalistico di una ancora non esistente pagina fb dell'AIT. Da lì, le accuse 
di diverse sezioni di tentativi di infiltrarsi in discussioni interne, arrivando poi ad 
allargarle fino a creare spaccature che potevano e dovevano essere evitate. Negli ultimi 
due anni, infine, l'espulsione di tutti coloro che non sono allineati, ossia le sezioni 
storiche e più grandi, che vedendo questa involuzione ed avendo una reale base a cui 
rendere conto, avvertivano tutte queste contraddizioni. Allo stesso tempo, si è 
impossessata dell'enorme cassa AIT, frutto del sacrificio di tantissime compagne e 
compagni soprattutto delle sezioni oggi espulse, che gestisce in modo molto discutibile 
(...). All'ultimo congresso, ignorando la prassi libertaria di rotazione degli incarichi, 
la segreteria AIT è rimasta alla ZSP.

Se pensiamo a cosa rappresenta(va) l'AIT, e a cosa oggi si è ridotta, con le storiche e 
più grandi sezioni espulse, e un presente fatto di sezioni totalmente irrilevanti per 
padroni e governi, che però sono riuscite a prendere la cassa ... pensare male si farà 
peccato, però questa "carriera" suscita forti sospetti ...

Oggi strumentalmente - e per fini di puro mantenimento dello status quo - si sciacquono la 
bocca di termini quali anarcosindacalismo, solidarietà. D'altro canto "l'internazionalismo 
nella solidarietà" di questi figuri l'abbiamo constatato personalmente nel rifiuto di 
aiutare l'USI (restituendo quindi solo una piccolissima parte di tutto ciò che abbiamo 
versato, a differenza loro) nel suo progetto di aiuti autogestiti e fuori dai circuiti 
istituzionali ai terremotati del centro Italia, tra cui si trovano anche compagni e 
compagne iscritti all'USI.
Anche questo, non ce lo dimenticheremo, e resta come perenne vergogna per questi ducetti e 
ducette e per il loro piccolo gregge che alza la mano per votare.
Chi ha vissuto l'involuzione degli ultimi anni dell'AIT avrà constatato la deriva 
burocratica e autoritaria: un continuo votare ossessivo su punti e sottopunti, a colpi di 
maggioranza e minoranza, senza alcuna possibilità di dibattito e di attenzione ai reali 
problemi della classe lavoratrice. A noi questo votificio  non appartiene, come rifiutiamo 
le logiche partitiche di vincoli a maggioranza contro l'autonomia delle sezioni: vi 
ricordiamo che l'Internazionalismo nasce proprio in opposizione agli autoproclamati uffici 
centrali. Oggi nel simulacro di AIT c'è un vero e proprio blocco di potere di lillipuziane 
sezioni, che grazie ad un sistema di voto da epoca vittoriana, impedisce una più ponderata 
rappresentanza federalista di tutte le lavoratrici e i lavoratori.
Sette amici slovacchi votano (e quindi contano, per queste assurde logiche) più di 6000 
lavoratori spagnoli; tre russi equivalgono a 1000 lavoratori tedeschi o italiani. Questo è 
l'anarcosindacalismo di cui oggi parlano?

Così come non ci piace la paranoia del nemico: chi invece di lottare, confrontarsi con gli 
altri lavoratori, si preoccupa ossessivamente di fantomatici "parallelisti" ovunque, prima 
altri oggi ovviamente noi, o si interessa soprattutto dei rapporti che hanno altre sezioni 
che non si conoscono e minaccia espulsioni continuamente, ci suscita solo noia e 
compatimento. Questo è il sindacalismo rivoluzionario di cui oggi parlano?
Chi li ha conosciuti sa bene chi sono.

Essendo però ben diversi da questi settari, vogliamo allo stesso tempo tendere una mano a 
tutte quelle sezioni che, ancora interne all'attuale AIT, hanno sempre collaborato con noi 
fino all'altro giorno: a differenza di questa gente, noi sappiamo cosa significano 
rispetto, autonomia, storie, percorsi, rapporti. Per questo per noi i compagni e le 
compagne restano tali, anche se le strade, speriamo momentaneamente, si dividono, e 
sappiamo distinguere l'autoritarismo di singoli individui con la realtà di interi 
sindacati. L'Idea grande che portiamo nei nostri cuori, di un mondo libero e liberato è 
più grande delle meschinità e degli interessi di pochi servi del potere.
Adesso noi ci impegneremo nella ricostruzione di una AIT reale e non virtuale, 
conflittuale e non sloganistica, orizzontale e federalista e non centralizzata, 
trasparente nel sistema di quote associative e di voto e non interessata; 
un'Internazionale coerente, in cui gli aderenti trovino uno spazio di confronto tra 
esperienze di lotta diverse e non un centro direzionale autoproclamato a cui omologarsi 
pena scomuniche ed espulsioni.

L'USI nasce nel 1912 ed è parte dell'AIT dal 1922, questa è la nostra storia.
Quanto è accaduto è gravissimo, e invitiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori libertari 
del mondo a riflettere seriamente su quanto sta avvenendo. Allo stesso tempo, però, 
vogliamo sperare che questa fase sia foriera di un futuro migliore, liberi da burocrati e 
piena di speranza e lotta.

USI-AIT
Per leggere il comunicato in inglese.
Per leggere il comunicato in lingua spagnola

http://www.usi-ait.org/index.php/notizie/1303-ait-a-proposito-di-un-congresso-


Maggiori informazioni sulla lista A-infos-it