(it) alternativa libertaria fdca it: Fermare il caporalato, costruire l’alternativa libertaria nelle campagne!

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Mar 28 Giu 2016 11:02:18 CEST


A sei anni della rivolta di Rosarno e con l’arrivo di una nuova stagione delle grandi 
raccolte possiamo costatare che la situazione dei braccianti agricoli in Italia non è 
cambiata. Sottoposti al ricatto ed allo sfruttamento da parte di caporali, vivendo in 
“alloggi” fatiscenti, oppure costretti a dormire nelle serre, lavorando da 8 a 12 ore al 
giorno per una paga tra 2,50 – 3,00 all’ora: questa è la triste realtà della maggior parte 
dei lavoratori migranti nelle nostre campagne. Una realtà disumana che ad agosto dell’anno 
scorso, ancora una volta, ha visto accendere le luci dei riflettori dei mass media con il 
caso dei 4 braccianti morti sul lavoro che a causa delle temperature altissime sono caduti 
nei campi.

Lavoratori e lavoratrice invisibili per la legge e per la società, ma che si sono resi 
visibili attraverso uno sciopero generale nazionale di 8 ore, occupando le vie di Bari, lo 
scorso 25 giugno. Una manifestazione indetta da Flai Cgil, Fai Cisl e Uila con il seguenti 
tema: “Stop Caporalato: Legalità e contratti.”
Eravamo a un corteo che ha riunito 15 mila persone, in gran parte migranti provenienti da 
India e Africa sub-saariana, insieme in piazza, lavoratori e lavoratrici agricoli/e che 
denunciavano le condizioni disumane in cui vivono e chiedevano la tutela e il 
riconoscimento dei loro diritti come lavoratori. Un corteo che non poteva che dimostrarsi 
di fatto anche antirazzista e antifascista, anche se non sbandierava esplicitamente queste 
bandiere.

Nel 2015, tra le 8862 aziende ispezionate nel settore agricolo, solo il 43% ha presentato 
piena regolarità, il restante si divide tra parziale irregolarità e completa irregolarità. 
In Italia sono il 28% le aziende nel settore agricolo a usare lavoro totalmente in nero, 
lavoro totalmente sfruttato con nessun diritto!

Sono stati registrati (quindi ci possono essere ancora di piu) 713 casi di utilizzo del 
caporalato. Ma che cos’è il caporalato?

Per caporalato s’intende quel lavoro che si svolge attraverso forme illegali di 
reclutamento e organizzazione della mano d’opera senza nessun rispetto alle tariffe 
contrattuali sui salari e a qualsiasi altro diritto sul lavoro. Una maniera di sfruttare 
al meglio grazie alla condiscendenza dello Stato. Inoltre, la precarietà costante di 
questi lavoratori, che aumenta quando non sono della zona il che è moltissimo frequente 
(quasi la regola), li obbliga a spendere continuamente per il trasporto, beni di prima 
necessità, e quindi contraggono debiti o spendono quasi tutto nella sopravvivenza (molte 
volte i lavoratori sono costretti a rimanere dentro le aree cui lavorano, al cui segue una 
sottrazione dei documenti). Potremmo dire, come i movimenti contadini brasiliani, che il 
caporalato non è altro che una altra forma di lavoro schiavo, e infatti “caporale” molti 
secoli fa era quello che nelle piantagioni dei latifondi a mano d’opera schiavile delle 
Americhe faceva da coordinatore dei lavori e da poliziotto.

Queste assurde condizioni di lavoro si impongono ai braccianti grazie alla violenza e alle 
minacce, ma la paura non sempre riesce a fermare la volontà di lottare, e in questi anni 
lo abbiamo visto tante volte.

Di recentissimo possiamo citare quando ad aprile nel Lazio, nella zona dell’agropontino, 
con lo sciopero che ha coinvolto 2 mila braccianti che sono andati a protestare a Latina 
su convocazione della Federazione Lavoratori dell’Agro-Industria (FLAI-CGIL).

E non possiamo dimenticare come praticamente sempre questi braccianti cosi tanto sfruttati 
siano migranti (India, Pakistan, Africa sub-Saariana) e neri, il che ci riporta al 
razzismo, che si è tristemente manifestato ancora una volta all’inizio di questo mese con 
l’omicidio di un ragazzo di 27 anni in una tendopoli a Rosarno da parte delle cosi sempre 
democratiche e accoglienti forze dell’ordine.

Il caporalato, lo sfruttamento, il razzismo, le frontiere, la polizia. Finiranno, non per 
un colpo di mano o per un meteorite improvviso che distruggerà la Terra, ma per la 
costruzione di legami di lotta e solidarietà sociale, la costruzione di una società che si 
intende diversamente da questa in cui viviamo, e per questo alternativa, una società che 
invece di basarsi sullo sfruttamento e la violenza si dovrà basare sul mutuo soccorso e 
l’autogestione, e per questo libertaria.

La lotta non si riassume a una manifestazione e riteniamo importante nella nostra 
strategia sostenere tutte le forme di autorganizzazione e di solidarietà con questi 
lavoratori ed è importante sottolineare come anche in questo campo esperienze diverse 
prendono la luce e cominciano a costruire realtà di lotta.

Ecco il compito che ci siamo dati, incidere nella realtà e trasformarla non solo con il 
programma rivoluzionario anarchico, ma con l’intervento sociale, per migliorare le 
condizioni di vita e allenarci nella lotta, costruendo mattone dopo mattone questo 
programma, che con modestia e coscienza chiamiamo l’alternativa libertaria.

Lottare, creare, potere popolare!

Alternativa Libertaria –

Sezione (Roma)
http://alternativalibertaria.fdca.it/wpAL/blog/2016/06/26/braccianti-in-piazza-a-bari/


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