(it) anarkismo.net: GIUSTIZIA PER SAKINE, FIDAN E LEYLA by Gianni Sartori

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Lun 19 Dic 2016 10:53:41 CET


Mentre si avvicina la scadenza del processo per l'assassinio delle tre militanti curde, 
dalle organizzazioni curde arriva la richiesta di fare luce anche sui mandanti
COSI' I REGIMI AUTORITARI ELIMINANO GLI OPPOSITORI: ---- IERI PRETORIA. OGGI ANKARA ---- 
(Gianni Sartori) ---- Dulcie Septembre, militante antiapartheid ed esponente dell'African 
National Congress, venne assassinata a Parigi il 29 marzo 1988 da una squadre della morte 
composta da uomini dei servizi segreti sudafricani e da mercenari. Un delitto di stato 
rimasto impunito. ---- Accadrà così anche per il triplice assassinio di tre militanti 
politiche curde uccise, sempre a Parigi, il 9 gennaio 2013? ---- O invece almeno sulla 
morte di Sakine Cansiz, Fidan Dogan e Leyla Saylemez verrà fatta giustizia?

Dopo l'assassinio di Dulcie Septembre (all'epoca stava indagando su un traffico di armi 
tra Parigi e Pretoria, si parlò anche di materiale nucleare) emersero ipotesi inquietanti 
come la possibile complicità dei servizi francesi, in particolare di una fazione ostile a 
Mitterand che aveva tolto l'ANC dalla lista delle organizzazioni terroriste. Viene 
spontanea un'analogia con il sostegno al popolo curdo espresso, se pur tiepidamente, da 
Hollande che aveva anche incontrato almeno una delle tre donne assassinate. * 1)

Il processo dovrebbe aprirsi il 23 gennaio 2017 a Parigi., mentre per la conclusione 
bisognerà attendere il il 24 febbraio.

Per ora l'unico imputato è un giovane turco, Omer Guney, infiltratosi nelle organizzazioni 
curde e che venne arrestato dopo oltre due mesi (il 13 marzo 2013). I compagni delle tre 
vittime non hanno dubbi: il triplice omicidio è stato commissionato dal MIT, i servizi 
segreti turchi. Secondo le organizzazioni curde, negli ultimi tempi sarebbero almeno 25 i 
militanti politici (libanesi, tunisini, palestinesi e tamil) la cui uccisione in Francia 
andrebbe considerata come omicidio di Stato. Tutti crimini rimasti irrisolti e quindi 
impuniti, soprattutto per quanto riguarda i mandanti.

Scopo evidente del triplice omicidio di rue La Fayette: intimidire, scoraggiare i 
militanti e contemporaneamente vanificare ogni tentativo di soluzione politica, ogni 
processo di pacificazione e di ripristino della democrazia.

Soltanto la mobilitazione delle donne e degli uomini curdi, non solo in Francia, ha 
impedito che il caso delle tre militanti assassinate nel 2013 venisse archiviato. Ogni 
anno, in occasione dell'anniversario, decine di migliaia di persone si sono radunate per 
intere settimane a Parigi e davanti alle ambasciate francesi in tutta Europa chiedendo la 
soluzione per tutti i casi di omicidio politico perpetrati in Francia, per la condanna 
effettiva dei colpevoli e soprattutto per l'individuazione dei mandanti.

Le indagini finora svolte sono apparse contaminate da una serie di "incidenti" come il 
furto nell'abitazione del giudice competente, furto che si è concluso con la scomparsa del 
computer con la documentazione relativa al caso. C'era poi stato un tentativo di evasione 
da parte di Omer Guney che evidentemente godeva di qualche appoggio esterno. Dagli atti 
del processo sembra comunque emergere con chiarezza che il presunto colpevole era 
quantomeno in contatto con i servizi segreti turchi (MIT).

VERITA' E GIUSTIZIA PER SAKINE, FIDAN E LEYLA

Nel nostro paese, l'Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia (UIKI) ha lanciato "un 
appello affinché alle udienze siano presenti osservatrici e osservatori internazionali" 
rivolto a tutti coloro che ritengono irrinunciabili valori come pace, democrazia, 
giustizia e libertà.

Lo scopo è quello di "portare a Parigi la nostra richiesta di verità e giustizia" come 
monito per gli assassini, per le squadre della morte, per impedire il ripetersi di simili 
atrocità.

Contro l'abuso di potere da parte degli Stati, contro il terrorismo di Stato, contro 
l'impunità finora garantita a questi criminali.

Perché, prosegue il comunicato di UIKI "vogliamo assumere la difesa del diritto alla vita 
di ogni persona contro gli attacchi da parte dello Stato e alziamo la voce per la 
democrazia, la giustizia e la libertà".

Riempire l'aula del tribunale, seguire ogni udienza del processo, assume un significato 
ben preciso: mostrare che Sakine, Fidan e Leyla non sono state dimenticate e che i curdi 
non perdoneranno questo ennesimo crimine contro il loro popolo.**

Gianni Sartori

*nota)

Ricordo che anche la moglie di Mitterand sfuggì fortunosamente ad un attentato proprio 
mentre era impegnata a favore dei curdi con la sua fondazione (France Libertés fondation 
Danielle Mitterand). Gli attentatori pare fossero iracheni, ma non si escludono 
responsabilità da parte della CIA.

Risulta poi ancora attuale la lettera aperta (apparsa anche su "La Stampa") che Danielle 
Mitterand aveva inviato nel 2003 al popolo curdo:

"Cari amici curdi, una volta di più gli interessi delle potenze straniere vi pongono al 
centro dell'attualità internazionale. Potreste spiegarmi che senso ha dato la potenza 
americana a questa 'partnership' con voi?

Potreste mostrarmi un solo documento ufficiale in cui un responsabile dell'amministrazione 
americana si sia impegnato a favore delle vostre richieste e rivendicazioni per uno Stato 
iracheno democratico e federale? Come sapete gli americani stanno minando nuovamente il 
vostro paese e hanno l'intenzione di usare ancora bombe all'uranio impoverito. Mi dite di 
non potervi opporre alla volontà della superpotenza americana nella guerra che conduce 
contro l'Iraq, tanto più che sono i vostri 'protettori''. Ma potete fare affidamento su un 
Paese, gli Stati Uniti, che vi ha tradito tragicamente due volte, nel 1975 e nel 1991? Al 
vostro posto, non mi fiderei".

http://www.anarkismo.net/article/29858


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