(it) fdca-nordest: Per quel poco di democrazia - Antonio Cardella da Umanità Nova n°33 13 novembre 2016

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Mer 7 Dic 2016 09:46:58 CET


Premetto che, di fronte all'immane tragedia che ha colpito il centro d'Italia, la 
questione e i contenuti del referendum appaiono ancor più risibili, se non surreali.
Ciononostante vorrei chiarire il senso della mia proposta di rispondere NO al referendum 
per la riforma della costituzione. ---- In sessanta anni di militanza nel movimento 
anarchico non mi sono mai sognato di spostarmi dalla consuetudine, politicamente 
convincente, dell'astensionismo anarchico. Non lo faccio neppure in questa circostanza, 
anche se con la mia proposta sembri che me ne allontani. Non è affatto così; non penso che 
un NO o un SÌ al prossimo referendum sposti sostanzialmente le posizioni e le forze in 
campo. Penso però che nella riforma renziana vi sia una riduzione essenziale di quel poco 
di democrazia che ancora oggi ci consente di condurre le nostre battaglie sul territorio.

È certamente una democrazia malata, che risponde alle esigenze di un capitalismo 
selvaggio, condotto a vantaggio di pochi, che sposta costantemente risorse dai più poveri 
ai più ricchi. Ma la malattia più profonda è che le ferree leggi del capitalismo 
contemporaneo sottraggono sempre di più margini di libertà a una politica che sostenga le 
ragioni dei poveri e degli oppressi. Quindi non sono le forme di democrazia, per quanto 
imperfette e discutibili, a produrre una riduzione degli spazi politici operativi, ma è al 
contrario la prepotenza dell'economia globalizzata che spinge gli apparati democratici 
verso una deriva sempre più oppressiva.

La riforma costituzionale proposta dal governo Renzi, anziché agire per tentare di 
riequilibrare questo scompenso, lo allarga a dismisura, sottraendo a quel poco che resta 
di politico ogni possibilità di agire.

Letta la realtà attuale in questo senso, c'è da chiedersi in quale misura l'astensionismo 
anarchico acquisti significato politico compiuto nell'immediata contingenza.

Nella razionalità malata dell'odierno sistema capitalistico credo che non ci sia spazio 
per la difesa della purezza dei principi o per suggestioni ideologiche. Se il movimento 
anarchico vuole essere in grado di intervenire sul reale deve essere capace di intenderne 
le tendenze, di "sporcarsi le mani" per così dire, in modo da insinuarsi - individualmente 
e collettivamente - negli spazi, negli interstizi che il sistema volta a volta presenta, 
al fine di incepparne il funzionamento, sia pure parzialmente e temporaneamente. Ciò senza 
pretendere per questo di costruire le premesse di una futura rivoluzione, ma lavorando per 
la trasformazione del presente (in modo sempre local

http://fdca-nordest.blogspot.co.il/2016/12/per-quel-poco-di-democrazia-antonio.html


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