(it) Libertarian Alternative northeast - Riflessioni Sulla situazione a livello sanitario - contributi dibattito tavola rotonda sulla sanità del 13 settembre 2025 - Pordenone

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Ven 25 Set 2015 18:57:28 CEST


Contributo del compagno Lusi Corrado della USI AIT Sanità di Firenze per la tavola rotonda 
del 13 settembre scorso su sanità pubblica e universale organizzata a Pordenone dalla 
sezione nord est de Alternativa Libertaria / FdCA ---------- Riflessioni Sulla situazione 
a livello sanitario Vorrei Partire dal presupposto che lavorare per vivere è un oltraggio 
alla dignità della persona. Per me questo è sempre stato un principio indiscutibile. 
Questo insulto si rende ancora più evidente quando timbriamo il cartellino non avendo 
facoltà e diritto di decidere di cosa e di come produrre. Su questo concetto si fonda la 
democrazia borghese e la società capitalista. Nostro compito e dovere morale è trovare 
delle strategie per ribaltare questo sistema e neutralizzare questa forma contemporanea di 
schiavitù.

Nella società moderna ogni essere umano, dal momento in cui mette piede al mondo dovrebbe 
avere alcuni diritti universali che dovrebbero essere inalienabili, tra di questi il 
diritto alla salute. Questo diritto e questo principio viene ribadito da tutti 
quotidianamente raccontando addirittura di mondi da favola, tuttavia specialmente noi che 
operiamo in ambito sanitario sappiamo molto bene che ogni governo, seppur sbraitandolo 
come intoccabile e difeso lo nega sistematicamente disattendendo ogni promessa fatta. 
Questo diritto viene anche sancito dall'articolo 32 della costituzione italiana. Quello a 
cui stiamo assistendo oggi in ambito sanitario è un qualcosa di diabolico e perverso. Per 
il capitale la medicina diventa uno strumento di profitto, per cui i bisogni del capitale 
saranno prioritari rispetto a quelli dell'utenza. Secondo i dati ISTAT l'11% degli 
italiani, pari a ben sei milioni di cittadini rinuncia alle cure nonostante ne abbia 
effettivo bisogno, per motivi economici. L'attacco allo stato sociale, portato avanti da 
una sinistra istituzionale sempre più asservita ad una destra protagonista e regista dello 
smantellamento della sanità pubblica sta già facendo pagare costi salatissimi. una salute 
merce, una sanità profitto, una prevenzione azzerata, una qualità assistenziale 
inesistente perché basata su carichi di lavoro insopportabili e su una precarizzazione 
totale di ogni diritto dei lavoratori. La concessione ai privati dell'intera gestione 
degli ospedali è un qualcosa di diabolico.

La sanità pubblica, da fabbrica di prestazioni che ha tenuto conto dell'efficienza e non 
delle esigenze dell'utenza nella "efficacia" delle sue offerte, si trasformerà in maniera 
progressiva in una enorme fonte di guadagno per la sanità privata, la quale verrà 
finanziata e favorita da un pubblico sempre meno capace e desideroso di rispondere al 
diritto di salute. Non voglio parlare di numeri, in quanto ormai tutti gli addetti ai 
lavori e comitati vari di lotta che stanno nascendo nei vari territori ne hanno ben chiari 
con gli effetti ad essi correlati. Vorrei concentrarmi su un altro punto e cioè di 
iniziare a valutare se vi sia anche da noi la possibilità di pensare in altri termini per 
un cambiamento radicale del modello sanitario e sul concetto di salute. Sono fermamente 
convinto che la risposta all'attacco sociale portato avanti indistintamente dai vari 
governi che si sono succeduti nel corso di questi ultimi decenni è stato un vero e proprio 
fallimento. Sebbene non sia in questo contesto che dobbiamo analizzare circa le 
motivazioni e sulle responsabilità, dobbiamo tuttavia avere la consapevolezza e la volontà 
di andare oltre. Dal momento che come Anarcosindacalisti non cerchiamo di andare contro il 
sistema, ma bensì di andare fuori dal sistema stesso, dopo anni di proteste fallimentari 
credo sia arrivato il momento di agire. Occorre dare delle proposte diverse e più consone 
a ciò che rappresentiamo.

Crediamo sia necessaria un'altra idea di salute, un altro modello che apra la via allo 
sviluppo di un sistema di salute al margine del modello egemonico. Questo è ciò che noi 
perseguiamo. Noi ambiamo ad un percorso che vada in tutt'altra direzione e che stia in 
relazione alla necessità di rompere definitivamente con il sistema statale classico il 
quale ha drammaticamente fallito. Un sistema che non poteva altro che fallire in quanto 
non stava al servizio dei bisogni dei cittadini ma bensì all'interno di una logica 
disumana che mercifica il diritto alla salute. Le trasformazioni subite negli ultimi anni 
dal sistema sanitario hanno generato un servizio pubblico che, per far quadrare i conti, 
risponde alle logiche gestionali prima che alla domanda di salute. Una sanità gestita 
nella società alla quale aspiriamo, una società solidaria e umana davvero. Questo cosa 
vuol dire; Si tratta di prendere atto che a fronte di tagli alla sanità come ad altri 
servizi, nonchè ai rovesci della produzione nelle attuali crisi economiche, oltre alle 
lotte rivendicative di resistenza sociale si possano valutare e rendere pratiche forme di 
riappropriazione diretta anche in ambito sanitario. Dobbiamo essere consapevoli che un 
altro modello è possibile e le varie esperienze in alcuni paesi lo dimostrano ampiamente.

Come USIS ci stiamo lavorando da tempo ed abbiamo in mente un progetto di sperimentazione 
che verrà presentato al prossimo nostro congresso di settore. Carissimi noi non vogliamo 
soffermarci sulla bellezza delle idee e sulle parole. Per quanto mi riguarda 
L'autogestione della salute è un'aspirazione giusta e necessaria per l'insieme della 
società, che richiede lo sviluppo di centri di salute all'altezza di questa svolta. 
Abbiamo sempre sostenuto che la salute non può essere un affare ed una merce, pertanto 
neanche le nostre coscienze possono essere mercanzie al servizio dello Stato, delle 
industrie farmaceutiche, e del resto dell'apparato sanitario dominante. Non possiamo 
tuttavia evitare l'importante lotta che si sta sviluppando in seno alla sanità pubblica, 
contro il percorso perverso intrapreso verso la redditività della salute tramite la 
riconversione del pubblico in privato. Pensiamo che la lotta non deve essere però solo per 
il recupero di un luogo di lavoro o di un ospedale privatizzato. Crediamo sia necessaria 
un'altra idea di salute, un altro modello che apra la via allo sviluppo di un sistema di 
salute al margine del modello egemonico. Un modello di sanità pubblica cooperativista per 
la difesa della salute come diritto.

Un modello che deve basarsi sulla costruzione e sull'azione partecipativa come parte dello 
sviluppo umano dell'individuo in tutte le sue dimensioni . Un processo sperimentale 
collettivo d'insieme con l'obiettivo che le persone possano lavorare in forma sinergica e 
creativa per dare gestazione ad una società libera. In questo contesto noi crediamo si 
debba valorizzare ed intervenire dove poter praticare un'idea differente del diritto alla 
salute, coniugando un'attività concreta di intervento nel territorio con una battaglia 
politica più generale di trasformazione sociale. Un luogo in cui l'attività svolge anche 
un ruolo di comunicazione e non di pura osservazione. Un tentativo di unire un concetto di 
cura e di prevenzione con la denuncia degli abusi di una sanità permeata di profitti, 
sempre più inaccessibili per i poveri, sempre più a misura di ricchi e assicurazioni 
private. Il progetto che noi abbiamo in mente nasce dalla convinzione che sia possibile e 
necessario vivere in modo autonomo e autogestito, dal momento che gli stati ed il sistema 
hanno smesso di essere un servizio per i cittadini.

Se ognuno di noi cambiasse il proprio atteggiamento e smettesse di appoggiarsi alle 
strutture di potere, potremmo invertire rotta e decidere coscientemente cosa vogliamo e 
cosa no. I progetti di autogestione che anche come USI sanità ci proponiamo di promuovere 
mirano alla costruzione di un'informazione diversa finalizzata al reale coinvolgimento dei 
soggetti, per diventare luogo di autorganizzazione dei bisogni reali. Su questo spirito e 
sotto questa ottica dobbiamo svolgere permanentemente questo lavoro. Nostra funzione 
insieme a tutti quei soggetti interessati è di valorizzare questa nuova idea di salute 
pubblica, ponendosi come obiettivo di dare praticità ad un progetto e fare in modo che non 
rimanga soltanto forma astratta. In questo contesto non dobbiamo inventarci niente di 
nuovo, così come non dobbiamo partire completamente impreparati. Dobbiamo confrontarci ed 
organizzarci. Ci sono molte esperienze a cui poter fare riferimento e da cui attingerne il 
lavoro e la programmazione per poterla sviluppare ed analizzare anche nel nostro ambito. 
Abbiamo rivolto per esempio particolare attenzione sull'approfondimento alle esperienze 
spagnole di autogestione della sanità, che non si limitano soltanto a far fronte a 
necessità causate dalla crisi, ma propongono un nuovo modello sanitario.

Le strutture sanitarie autogestite infatti non devono essere soltanto una risposta a dei 
problemi che hanno a che fare unicamente con le cura medica, o per riempire il vuoto 
lasciato dallo stato. Quello che pensiamo è ad un progetto creato mediante un assemblea 
generale di vicini, progetti sociali e collettivi che vivono e agiscono dentro ai 
territori che tenga di conto dall'assistenza sanitaria di base, all' aiuto immediato 
gratuito e appoggio psicologico fino alla promozione del concetto di una sanità aperta a 
tutti gli individui senza discriminazioni per razza, colore, origine,identità sessuale o 
religione. Ciò che deve spingere maggiormente i suoi partecipanti nell' agire politico è 
il concetto di solidarietà reciproca, contrario ad una visione egoistica o di 
assistenzialismo filantropico, dato il fatto che tutti possiamo essere migranti, senza 
tetto,lavoratori precari e senza accesso al sistema sanitario. Per questo ciò che dobbiamo 
applicare nella pratica è la forma nella quale ci piacerebbe vedere la sanità gestita 
nella società alla quale aspiriamo, una società solidaria e umana davvero.

Riteniamo che il nostro progetto di autogestione debba altresì essere cellula viva di 
resistenza sociale e di emancipazione contro le barbarie contemporanee,cosi come la 
collaborazione con le assemblee popolari e i sindacati di base. In ultimo Credo sia 
importante precisare e tenere conto che, considerando il diritto alla salute come un 
diritto fondamentale e inalienabile dell'individuo e della collettività, sia opportuno 
sottolineare che parlare ed attivarsi alla sperimentazione autogestionaria nella sanità 
non vuole e non deve essere considerata come un'attività sostitutiva ai servizi offerti 
dal SSN e neppure una attività di generico volontariato, ma una forma di autorganizzazione 
sociale, solidale e mutualistica. Considero questa battaglia come la fase iniziale di un 
obiettivo cui raggiungere per l'estensione dei diritti e delle garanzie di cittadinanza 
per tutti ed un punto di informazione e discussione intorno al tema della salute e del 
diritto alla cura. Se la salute quindi per quanto ci riguarda è un diritto di carattere 
pubblico, un bene comune né statale né corporativo, ma bensì di tutti cittadini, come 
anarcosindacalisti abbiamo il diritto di promuoverlo con ogni mezzo a noi più consono. 
Corrado Lusi
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