(it) RESISTIAMO AL PIANO B! -- La posizione di U.S.I.-A.I.T. settore EDUCAZIONE IN MERITO ALLE "DEPORTAZIONI" DEI DOCENTI PRECARI

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Mar 8 Set 2015 13:55:21 CEST


Si è consumata, nelle ore notturne del due settembre l'ennesimo schiaffo alla dignità 
delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola italiana. Alle ore 0.01 di questo 
"fatidico" giorno sono giunte le proposte di nomina a tanti docenti precari relative alla 
cosiddetta fase B, ossia quella che invia docenti precari in tutta Italia, attraverso un 
algoritmo così complesso che il MIUR si guarda bene dallo spiegare nei suoi meccanismi. 
Migliaia di docenti si sono visti recare proposte di stabilizzazione, con contratti 
triennali, in province spesso lontane senza conoscere effettivamente il reale meccanismo 
che ha determinato tale individuazione. I primi dati confermano le aspettative della 
vigilia: sono soprattutto i docenti delle regioni meridionali che saranno "spediti" nel 
nord della penisola, mentre la solita Giannini prometteva (ma siamo ben consapevoli che 
ogni promessa del potere rappresenta l'esatto contrario di quello che dice) alla vigilia 
della fase B, che solo un docente su dieci avrebbe avuto una proposta di incarico in 
provincie lontane. Buffonate e depistaggi, del resto, se ne sono viste e sentiti davvero 
tanti in questi mesi: minacce di soppressione delle graduatorie ad esaurimento, notizie 
fasulle, poco chiare e il più delle volte devianti: ma il senso era ed è uno solo 
demotivare, minacciare, vessare le lavoratrici e i lavoratori, far capire loro che chi 
comanda ha le loro vite in pugno e può fare il bello e il cattivo tempo.

Molti sosterranno, rifacendosi a meccanismi mentali propri di uno show televisivo e non di 
libero pensiero analitico, che i docenti sono sempre buoni a lamentarsi, che dovrebbero 
ringraziare il governo, invece, per questa opportunità, alcune "correnti di pensiero" 
teorizzano la poco fantasiosa divisione dei docenti precari che sarebbero, pertanto, 
suddivisi per fasce di "buoni" ossia quelli che andranno felici e contenti a lavorare, 
quelli che aspiravano alla fase B e loro malgrado non sono rientrati e gruppi di "cattivi" 
quelli che si sono rifiutati di fare domanda, quelli che l'hanno fatta e ora esprimono la 
loro giusta rabbia per essere stati inviati chissà dove. Il problema, in realtà, non 
riguarda il docente magari meridionale e piagnucolone (disegno che l'informazione di Stato 
si ostina a tratteggiare) ma è relativa alla concezione che si ha della lavoratrici e dei 
lavoratori: pacchi da spedire senza alcuna remora, non controparte collettiva, ma semplici 
oggetti singoli di cui disporre a proprio piacimento con provvedimenti nebulosi, poco 
chiari e dal marcato sapore punitivo. Il modello lavorativo che si vuole imporre non al 
singolo comparto scolastico ma a tutta la società italiana, del resto è chiaro, dal Jobs 
Act ai contratti modello Expo: precarizzazione assoluta, restringimento di diritti, 
controllo sulla intera vita della classe lavoratrice, sulle scelte e convincimenti di 
uomini e donne.

A noi pare che questo provvedimento sia oltre tutto un grave tentativo, modificato in 
itinere, per contrastare la rivolta che nel mondo della scuola è stata e sarà in larga 
parte agitata dai precari, da chi rifiuta spesso i meccanismi di delega dei sindacati di 
Stato, da chi si auto organizza e dice no a questo stato di cose umiliante.

La lotta per noi, ovviamente va avanti. Invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici a 
non cadere nelle assurde trappole della divisione, fomentate dal potere, invitiamo alla 
resistenza, invitiamo alla lotta, invitiamo alla modifica dell'esistente.

Come "Unione Sindacale Italiana - settore Educazione" fomentiamo la creazione di reti di 
mutuo appoggio fra docenti sia per lo scambio di informazioni sulla legislazione e simili, 
sia sulla logistica di chi si trasferisce.

Ricordiamo che le possibilità per sottrarsi a questo circolo vizioso che alcuni hanno 
giustamente definito come "deportazione" esistono: dall'ottenimento di un incarico annuale 
nella propria provincia (che permette di rimandare all'anno successivo quello di prova) 
fino alla richiesta - presso l'istituto o rete di scuole ove si è destinati - di un anno 
di aspettativa per motivi di studio, per motivi familiari a retribuzione zero, oppure - 
per chi gode di tali diritti - del congedo retribuito in base ai diritti connessi alla 
legge 104.

In ogni caso ovunque si andrà o si rimarrà la resistenza continua e va avanti la lotta 
attraverso l'autorganizzazione libertaria.

www.usi-ait.org
email: info-usieducazione a autistici.org
www.facebook.com/pages/USI-AIT-Educazione

http://www.usi-ait.org/index.php/usi-educazione/992-resistiamo-al-piano-b-


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