(it) Costruire l'autonomia in Turchia e Kurdistan: intervista con Azione Rivoluzionaria Anarchica (DAF) by Corporate Watch - Corporate Watch

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Sab 5 Set 2015 18:25:29 CEST


DAF - Devrimci Anarsist Faaliyet ---- Nel maggio di quest'anno, i ricercatori di Corporate 
Watch hanno viaggiato per la Turchia ed il Kurdistan per un lavoro di inchiesta sulle 
imprese che forniscono equipaggiamento militare alla polizia ed all'esercito turchi. 
Abbiamo incontrato con diversi gruppi impegnati in vari movimenti e varie campagne. ---- 
Di seguito la trascrizione dell'intervista con 3 militanti del gruppo anarchico Devrimci 
Anarsist Faaliyet (DAF, o Azione Rivoluzionaria Anarchica) a Istanbul nel maggio di 
quest'anno. Il DAF è impegnato nella solidarietà con la lotta curda, con la rivoluzione 
nella Rojava e contro l'attacco dell'ISIS a Kobane, ed è ugualmente attivo nel contrastare 
la repressione dello stato turco e gli abusi delle imprese. Il DAF sta cercando di 
costruire un'alternativa al sistema attuale attraverso l'auto-organizzazione, il mutuo 
appoggio e le cooperative.

L'intervista è stata fatta durante la campagna elettorale per le elezioni turche e tocca 
anche la campagna elettorale dell'HDP, il Partito Democratico del Popolo, filo-curdo. 
Subito dopo l'intervista, l'HDP era riuscito a superare la soglia del 10% dei voti 
necessaria per entrare nel Parlamento turco.

I militanti del DAF - che preferiscono mantenere l'anonimato- iniziano l'intervista con la 
storia dell'anarchismo nella regione:

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Costruire l'autonomia in Turchia e Kurdistan: intervista con Azione Rivoluzionaria 
Anarchica (DAF)

DAF: Vorremmo iniziare col mettere in evidenza la relazione tra la lotta per la libertà 
alla fine del periodo Ottomano e la lotta per la libertà del Kurdistan.

Nel periodo Ottomano, erano gli anarchici che organizzavano le lotte operaie nelle 
principali città: Salonicco, Izmir, Istanbul e Il Cairo. Per esempio, Malatesta era attivo 
nell'organizzare le lotte sindacali al Cairo. Le lotte per la libertà dell'Armenia, della 
Bulgaria e della Grecia avevano connessioni con i gruppi anarchici. Alexander Atabekian, 
un importante esponente della lotta per la libertà dell'Armenia, era un anarchico che 
aveva tradotto e distribuito volantini in armeno. Era amico di Kropotkin di cui 
distribuiva i volantini anarchici.

Diciamo questo per sottolineare l'importanza delle lotte per la libertà e per metterle in 
relazione con l'importanza del sostegno alla lotta curda.

Corporate Watch: Cosa ne fu degli anarchici dopo il periodo Ottomano?

DAF: Verso la fine dell'Impero Ottomano, alla fine del 19° secolo, il Sultano Abdul Hamid 
II represse il movimento anarchico turco. Conosceva bene gli anarchici tanto che riservò 
loro uno speciale interesse. Fece uccidere o deportare gli anarchici e costituì per questo 
scopo una speciale agenzia di intelligence.

Gli anarchici risposero con attentati al palazzo Yildiz Sarayi ed alla Banca Ottomana a 
Salonicco.

Il tipo di governo dell'Impero Ottomano non ebbe termine però con la nascita della 
Repubblica Turca. Messo da parte il fez, il sistema è rimasto lo stesso.

Nel 1923, all'inizio dello Stato Turco [Kemalista], molti anarchici ed altri radicali 
furono costretti ad emigrare oppure furono uccisi. Il CHP, il partito di Mustafa Kemal, 
non tollerava nessuna opposizione e ci furono masssacri di Curdi.

Dal 1923 al 1980 non c'è stato un consistente movimento anarchico in Turchia a causa della 
popolarità dei movimenti socialisti e della repressione statale.

L'ondata delle rivoluzioni dagli anni '60 agli anni '80 però è giunta fin qui. Sono stati 
gli anni dei movimenti sociali. In questo periodo, c'erano movimenti rivoluzionari 
anti-imperialisti contro la guerra in Vietnam, organizzazioni giovanili, occupazioni di 
università e crescenti lotte operaie. Questi movimenti però erano marxisti-leninisti o 
maoisti, non c'erano movimenti anarchici.

Nel 1970 ci fu una lunga lotta operaia. Milioni di operai percorsero centinaia di 
chilometri da Kocaeli a Istanbul. Le fabbriche vennero chiuse e tutti gli operai scesero 
in strada.

CW: C'era una qualche conoscenza dell'anarchismo in Turchia in quel periodo?

DAF: In quegli anni vennero tradotti in turco molti libri della sinistra radicale europea, 
ma solo 5 libri anarchici vennero tradotti, tre dei quali parlavano di anarchismo per 
criticarlo.

Ma durante il periodo Ottomano, c'erano molti articoli sull'anarchismo sui giornali. Per 
esempio, uno dei tre editori del giornale Istirak era anarchico. Il giornale pubblicava 
saggi di Bakunin, come pure articoli sull'anarcosindacalismo.

La prima rivista anarchica è stata pubblicata nel 1989. Sono seguite poi molte riviste 
dedicate all'anarchismo da diversi punti di vista; post-strutturalismo, ecologismo, ecc.

Erano accomunate dal fatto di essere scritte per una minoranza di intellettuali. Il 
linguaggio di queste riviste era molto distante dal popolo. La maggior parte era collegata 
col mondo universitario ed accademico. Oppure si trattava di ex-socialisti influenzati 
dalla caduta dell'Unione Sovietica, cosa che provocò una grande delusione per molti 
socialisti. Ecco perchè cominciarono a definirsi anarchici, ma secondo noi non è corretto 
avvicinarsi all'anarchismo per criticare il socialismo.

Tra il 2000 ed il 2005 ci fu un tentativo di aggregazione a Istanbul per parlare di 
anarchismo e chiedersi : "Cosa possiamo fare?". A quel tempo c'erano più o meno tra i 50 
ed i 100 anarchici in tutta la Turchia.

CW: Potete spiegare come è organizzato il DAF?

DAF: Per l'1 Maggio a Istanbul abbiamo messo insieme 500 anarchici. Siamo in contatto con 
anarchici di Antalya, Eskisehir, Amed, Ankara e Izmir. Il nostro giornale Meydan raggiunge 
tra le 15 e le 20 città. Abbiamo una redazione in Amed, che distribuisce il giornale in 
tutto il Kurdistan. Fino ad ora scriviamo in turco, ma probabilmente un giorno, se ce lo 
potremo permettere, usciremo anche in curdo. Inviamo il giornale anche nelle carceri. 
Abbiamo un compagno in carcere a Izmir a cui inviamo oltre 15 copie da diffondere tra i 
detenuti.

Alcuni mesi fa c'è stato un divieto per le pubblicazioni radicali nelle carceri. Abbiamo 
partecipato a manifestazioni fuori delle carceri e siamo riusciti a fare tornare i 
giornali nelle carceri.

Il nostro scopo principale è quello di organizzare l'anarchismo all'interno della società. 
Cerchiamo di socializzare l'anarchismo con le lotte nelle strade. E' questo a cui diamo 
importanza. Per quasi 9 anni abbiamo fatto proprio questo.

Sul piano ideologico abbiamo una prospettiva olistica. Non abbiamo una visione gerarchica 
delle lotte. Riteniamo che le lotte dei lavoratori siano importanti, ma non più importanti 
delle lotte dei Curdi o delle lotte delle donne o delle lotte ecologiste.

Il capitalismo cerca di dividere queste lotte. Se il nemico ci attacca in modo olistico, 
allora noi dobbiamo trovare un approccio olistico.

La parola anarchia ha una pessima reputazione per la maggior parte delle persone. Richiama 
un legame con il terrorismo e con le bombe. Noi vogliamo legittimare l'anarchismo 
collegandolo alle ragioni per le lotte contro le imprese e per l'ecologia. A volta 
cerchiamo di focalizzare i legami tra lo Stato, le imprese ed i danni ecologici, come fate 
voi di Corporate Watch.

Ci piace presentare l'anarchia come una lotta organizzata. In strada mostriamo alle 
persone un approccio organizzato all'anarchismo.

Dal 1989 al 2000, l'anarchismo è stato una questione di immagine. Vestirsi di nero, farsi 
il piercing o portare i capelli alla mohicana. Questo è ciò che vedevano le persone. Dopo 
il 2000, hanno iniziato a vedere gli anarchici come parte delle lotte delle donne e dei 
lavoratori.

Non ci riferiamo all'anarchismo europeo per imitarlo. Altri anarchici si sono approcciati 
all'anarchismo come imitazione dell'anarchismo europeo o statunitense o come subcultura. 
Se vogliamo fare dell'anarchismo un movimento sociale, tutto questo deve cambiare.

I collettivi che sono nel DAF sono: Giovani Anarchici, Donne Anarchiche, 26A Cafe, 
Collettivo ecologista Patika ed Azione Anarchica Scuole Superiori (LAF). Questi gruppi 
auto-organizzati lavorano insieme ma hanno il loro proprio processo decisionale.

I Giovani Anarchici creano connessioni tra i giovani lavoratori, gli studenti universitari 
e le loro lotte. Le Donne Anarchiche sono attive sul patriarcato e sulla violenza contro 
le donne. Ad esempio, una donna è stata uccisa da un uomo e poi bruciata lo scorso 
febbraio. Lo scorso 25 novembre ci sono state grandi manifestazioni contro la violenza 
sulle donne.

Il LAF critica il modello scolastico e di istruzione e cerca di socializzare questo 
approccio all'interno delle scuole superiori. Si occupa anche di temi ecologici e 
femministi, tra cui i casi in cui giovani donne vengono uccise dai loro mariti.

Il Collettvo ecologista PATIKA interviene contro le dighe delle centrali idro-elettriche 
nella regione del Mar Nero o ad Hasankey [dove è stata costruita la diga di Ilisu]. A 
volte si lotta per impedire che questi progetti vengano realizzati.

Il 26A Café è un gruppo auto-organizzato che si occupa di economia anticapitalista. I 
Caffè sono stati aperti nel 2009 a Taksim e nel 2011 a Kad?köy [entrambi si trovano a 
Istanbul]. E sono gestiti da volontari. IL loro scopo è quello di costruire un modello 
economico nei luoghi in cui vive la gente oppressa. E' importante far vedere alle persone 
esempi concreti di economia anarchica, senza padroni e senza finalità capitalistiche. 
Spieghiamo alle persone perchè non vendiamo i grandi marchi capitalistici come la Coca 
Cola. Ovviamente i prodotti che vendiamo hanno un rapporto col capitalismo, ma cose come 
la Coca Cola sono il simbolo stesso del capitalismo. Vogliamo passare dal non-consumo alle 
economie alternative nei modi di produzione.

Un altro gruppo auto-organizzato, PAY-DA - 'Condivisione e solidarietà' - ha dei locali a 
Kad?köy, che vengono usati per gli incontri e per stampare il giornale Meydan. PAY-DA 
organizza una mensa popolare tre volte al giorno. E' aperta agli anarchici ed ai compagni. 
L'obiettivo di PAY-DA è quello di diventare una cooperativa, aperta a tutti. Cerchiamo di 
costruire un accordo che coinvolga anche i produttori dei villaggi. Puntiamo ad avere 
collegamenti con questi produttori per mostrargli un altro modello economico. Cerchiamo di 
far evolvere queste relazioni dagli scambi su base monetaria. I produttori sono in 
sofferenza a causa della crisi dell'economia capitalista. Siamo ai primi passi della 
cooperativa e stiamo cercando produttori con cui lavorare insieme.

Tutti questi progetti sono coerenti con l'ideologia del DAF. Questo modello si rifà al 
modello binario malatestiano dell'organizzazione.

Queste sono organizzazioni anarchiche ma a volte persone che non sono anarchiche 
aderiscono a queste lotte perchè conoscono le lotte ecologiste o le lotte delle donne, e 
allora alla fine imparano qualcosa di più sull'anarchismo. Si tratta di un processo evolutivo.

Come DAF stiamo cercando di organizzare le nostre vite. Questo è l'unico modo con cui 
possiamo entrare in contatto con il popolo oppresso dal capitalismo.

C'è anche l'Associazione degli Obiettori di Coscienza, che è organizzata con altri gruppi, 
non solo anarchici. Il nostro coinvolgimento al suo interno ha a che fare con la nostra 
prospettiva sul Kurdistan. Ogni 15 maggio, giornata dell'obiezione di coscienza, 
organizziamo un'azione antimilitarista davanti alle basi militari. In Turchia i militari 
sono dentro la cultura nazionale. Se non fai il militare, non troverai un lavoro e nemmeno 
moglie perchè la prima cosa che ti chiedono è se hai fatto il militare. Se sì, allora sei 
un uomo. La gente vede lo Stato come la "Patria". Nel tuo curriculum vitae ti chiedono di 
mettere se hai fatto il militare. C'è un detto popolare in Turchia:"Ogni turco è nato 
soldato".

CW: E' ancora forte il Kemalismo?

DAF: Il Kemalismo è ancora forte nelle scuole ma l'AKP ha cambiato qualcosa. L'AKP ha un 
nuovo approccio al nazionalismo che richiama l'Impero Ottomano. Enfatizza le "radici 
ottomane" della Turchia. Ma Erdogan dice ancora che siamo "una nazione, uno Stato, una 
bandiera ed una religione". Si parla ancora di Mustafa Kemal ma non più come prima. Ora 
non puoi criticare nè Erdogan nè Atatürk [il nome dato a Kemal dai nazionalisti turchi]. 
La legge prevede che non puoi criticare Atatürk, mentre una regola non scritta prevede che 
non puoi criticare Erdogan. I media si adeguano a queste norme.

CW: Cosa ci dite della vostra visione sulla lotta per la libertà dei Curdi?

DAF: La lotta d liberazione curda non è iniziata con la Rojava. Il popolo curdo ha lottato 
duramente per centinaia di anni contro l'Impero Ottomano e contro lo Stato Turco.

Fin dall'inizio abbiamo visto l'importanza del Kurdistan per la propaganda e per la 
formazione.

La nostra visione è collegata alle lotte del popolo per la libertà. L'idea che il popolo 
possa creare federazioni senza nazioni, senza Stati e senza imperi. Lo Stato Turco dice 
che la questione curda non è un problema, ma per noi non esiste un problema curdo, bensì 
una questione di politiche turche di assimilazione. E' ovvio che fin dai primi anni della 
repubblica turca l'assimilazione dei Curdi non ha avuto tregua. Lo possiamo vedere 
nell'ultimo massacro a Roboski [34 Curdi commercianti transfrontalieri uccisi dagli F16 
turchi il 28 dicembre 2011] durante il "processo di pace". Lo vediamo nella negazione 
dell'identità curda o nei massacri a ripetizione. Nel processo di assimilazione per 
diventare un turco e nella propaganza nazionalista.

L'AKP [il Partito Giustizia e Sviluppo al potere] dice che hanno aperto canali TV in 
curdo, che siamo tutti fratelli e sorelle, ma dall'altra parte ci sono i massacri come 
quelli di Roboski. Nel 2006 ci sono state pressioni governative su Erdogan ad alto 
livello. Ma Erdogan ha detto che avrebbe punito tutte le donne ed i bambini che si fossero 
ribellate alle politiche turche. Oltre 30 bambini sono stati uccisi dalla polizia e 
dall'esercito.

Le parole cambiano, ma l'agenda politica no anche se sotto un nuovo governo. Noi non ci 
riteniamo Turchi. Noi veniamo da diverse origini etniche tra cui quella curda. Il nostro 
impegno nell'obiezione di coscienza sta dentro questa prospettiva. Vogliamo parlare con la 
gente per convincerli a non fare il militare per evitare di uccidere propri fratelli e 
sorelle.

Dopo gli anni 2000 c'è stato un mutamento ideologico nella lotta per la libertà dei Curdi. 
Le organizzazioni curde non si dichiarano più marxiste-leniniste ed Öcalan ha scritto 
tanto sul confederalismo democratico. Questo è importante, tuttavia il nostro approccio 
col popolo curdo è nelle strade.

CW: Quale è stata la vostra azione di solidarietà con le persone nella Rojava?

DAF: Nel luglio 2012 all'inizio della rivoluzione nella Rojava, si diceva che era un 
movimento senza Stato. E noi gli siamo stati solidali fin da primo giorno della 
rivoluzione. Tre cantoni hanno dichiarato la loro rivoluzione senza Stato. Noi cerchiamo 
di osservare e di ottenere più informazioni. Non si tratta di una rivoluzione anarchica 
bensì di una rivoluzione sociale dichiarata dal popolo stesso.

La Rojava è un terzo fronte per la Siria contro Assad, l'ISIS ed altri gruppi islamici. Ma 
questi non sono i soli gruppi che la rivoluzione deve affrontare. La repubblica turca dà 
il suo sostegno all'ISIS attraverso il confine. Pare che l'agenzia nazionale di 
intelligence turca dia armi all'ISIS e ad altri gruppi islamici. Il popolo curdo ha 
dichiarato la rivoluzione in tali circostanze.

Dopo l'attacco dell'ISIS a Kobane -nel 2014- noi siamo andati a Suruç. Abbiamo atteso al 
confine dato che le forze turche attaccavano chi cercava di passare. Quando qualcuno 
cercava di passare il confine per o da Kobane, veniva sparato. Noi siamo stati lì per 
procurare protezione.

In ottobre, c'è stato un raduno di persone vicino Suruç, che hanno passato il confine, 
sotto i gas sparati dai carri armati turchi.

Dal 6 all'8 ottobre ci sono state manifestazioni di solidarietà con Kobane n tutta la 
Turchia. Kader Ortakya, un socialista turco sostenitore di Kobane, è stato ucciso mentre 
cercava di passare il confine.

Abbiamo aiutato le persone. Alcuni passavano il confine da Kobane e non avevano nessun 
rifugio. Abbiamo predisposto tende, cibo ed abiti per loro. A volte i soldati venivano nei 
villaggi con i lacrimogeni ed i cannoni ad acqua e dovevamo spostarci. Alcuni hanno 
attraversato il confine alla ricerca delle loro famiglie e noi li abbiamo aiutati. Altri 
sono venuti per passare il confine ed andare a combattere e noi li abbiamo aiutati. 
Indossavamo qualcosa che diceva che eravamo del DAF.

Le YPG e le YPJ ['le Unità di Difesa Popolare' della Rojava, le YPJ sono una milizia di 
donne] hanno respinto l'ISIS giorno dopo giorno. La collina di M?stenur è stata molto 
importante per Kobane. Dopo che questa collina era stata conquistata dalle YPG e dalle YPJ 
alcune persone volevano tornare a Kobane. Quando vi sono tornate hanno trovato le loro 
case distrutte dall'ISIS. Alcune case erano state minate ed alcuni sono morti uccisi dalle 
mine. Queste mine vanno bonificate, ma da chi e come? La gente ha bisogno di nuove case e 
di aiuto. Ci sono state delle riunioni ed abbiamo discusso di come aiutare Kobane. Ne 
abbiamo fatta una due settimane fa ad Amed.

CW: Che posizione avete sulle elezioni?

DAF: Noi non crediamo nella democrazia parlamentare. Noi crediamo nella democrazia 
diretta. Non abbiamo sostenuto l'HDP per le elezioni, ma abbiamo lavorato con loro nelle 
strade.

Emma Goldman diceva che se le elezioni potessero cambiare qualcosa le avrebbero già 
dichiarate illegali. Ci sono brave persone dentro l'HDP che dicono cose corrette, ma noi 
riteniamo che il governo non va bene e che il sistema elettorale è iniquo.

In Rojava non la chiamano rivoluziona anarchica, ma non c'è governo, non c'è Stato e 
nemmeno gerarchia, per cui noi ci crediamo e portiamo la nostra solidarietà.

CW: Cosa potete dirci dell'attentato di Suruç [domanda fatta per email dopo l'intervista 
originale]

DAF: Oltre 30 giovani che volevano partecipare alla ricostruzione di Kobane sono stati 
uccisi da un attentato dell'ISIS. Questo attentato è stato evidentemente organizzato dallo 
Stato Turco. Che non ha fatto nulla pe evitarlo sebbene ne avessero avuto informativa un 
mese prima. Inoltre, dopo l'esplosione, lo Stato ha attaccato la Rojava e compiuto 
operazioni contro le organizzazioni politiche in Turchia. Ora ci sono molte operazioni e 
pressioni politiche sugli anarchici e sui socialisti come sulle organizzazioni curde. 
Stanno usando l'attentato come una ragione tesa a giustificare questa repressione politica 
sia a livello interno che internazionale.

Abbiamo perso 33 compagni, amici che lottavano per la rivoluzione della Rojava contro la 
repressione statale, contro la negazione e contro la politica dei massacri. Ci sono 
persone che sono state uccise dallo Stato, dall'ISIS e da altre forze. Ma la nostra 
resistenza non si fermerà, la nostra lotta continuerà, come sempre nella storia.

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

Link esterno: 
http://corporatewatch.org/news/2015/aug/27/building-autonomy-turkey-and-kurdistan-interview-revolutionary-anarchist-action


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