(it) anarkismo.net: Sulle attuali proteste in Libano: è meglio se la primavera arriva in ritardo? by Mazen Kamalmaz

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Gio 1 Ott 2015 11:49:33 CEST


Le grandi mobilitazioni che hanno attraversato il Medio Oriente alla fine del 2010 sono 
state riassorbite se non addirittura trasformate in devastanti conflitti tra forze 
autoritarie in competizione. Quell'ondata risparmiò il Libano, che dopo il ritiro delle 
truppe siriane (di Assad) nel 2005 era governato da una classe dirigente che aveva da una 
parte i filo-iraniani, cioè la coalizione 8 marzo, guidata dagli "sciiti" di Hezbollah e 
dall'altro i filo-sauditi della coalizione 14 marzo, guidata dall'oligarca "sunnita" 
Hariri. ---- Il settarismo religioso è molto forte in Libano e le locali classi dirigenti 
settarie hanno goduto per molto tempo e godono tuttora di una indiscussa influenza sulle 
masse. ---- Questo settarismo è stata la causa di parecchi episodi di guerra civile tra le 
diverse sette a partire dal 1860.

Nel 1860 i locali latifondisti Drusi usarono il settarismo per mobilitare i loro contadini 
contro la rivolta dei contadini maroniti, che erano sfruttati 2 volte da questi 
proprietari terrieri; finì con un massacro contro i Cristiani, ma ne furono colpiti anche 
i Musulmani e gli stessi Drusi; gli scontri settari raggiunsero anche città tolleranti 
come Damasco, col benestare del governo ottomano. Le potenze occidentali subito 
intervennero per "proteggere" la popolazione cristiana: il risultato fu la creazione di 
una sorta di "grande Libano", regione autonoma sotto il governo diretto di un latifondista 
maronita nominalmente all'interno della giurisdizione ottomana. Questa situazione e questa 
tensione continuarono anche sotto il mandato francese del 1920 - 1946 , e col "governo" 
dell'indipendenza che creò la formula della divisione delle tre presidenze istituzionali 
tra le sette più importanti: il presidente della repubblica ad un maronita, quella del 
governo ad un sunnita e quella del parlamento ad uno sciita.

Sentendosi emarginata, la parte musulmana della classe dirigente pretendeva più 
rappresentatività e maggiore influenza e da queste tensioni si ebbe la piccola guerra 
civile del 1958 e a devastante guerra civile del 1975-1990. Che ebbe fine grazie ad un 
accordo bilaterale tra l'amministrazione USA ed il regime di Assad, per riunificare il 
paese sotto la sola influenza di Assad. Nonostante l'azione giudiziaria contro alcuni 
dirigenti cristiani settari da parte del nuovo regime, la classe dirigente locale si 
abituò rapidamente alle regole di Assad, il nuovo signore, e si divideva i frutti del 
nuovo regime con Assad senior e con gli agenti di sicurezza. Fino al 2005...quando una 
controversia tra il primo ministro Hariri ed il giovane dittatore di Damasco, Bashar Al 
Assad , finì con l'uccisione del primo. Scioccati dalla tragedia, numerosi Sunniti e 
Cristiani scesero in strada, sfidando per la prima volta la decennale morsa di Assad. 
L'adirata classe dirigente, sentendosi forte due volte grazie alla rabbia popolare contro 
la presenza militare siriana e grazie al sostegno dei governi occidentali, come dei 
governi arabi del Golfo e quello persiano, riuscì a costringere Assad a ritirarsi dal 
Libano. I locali agenti filo-Assad, in particolare Hezbollah (una formazione 
sirio-iraniana nata per resistere all'aggressione israeliana per essere poi usata 
utilmente nelle tensioni e nelle difficili relazioni con Israele e gli Stati Uniti), 
sentendosi minacciati dagli sviluppi nel paese, iniziarono a pretendere una maggiore 
influenza all'interno del governo.

Il Libano cadde in una lunga guerra fredda settaria con parecchi episodi di violenza. Il 
governo venne tatticamente diviso tra le due componenti in lotta con tutti i privilegi 
connessi. Ma l'intensificarsi dei conflitti all'interno di una classe dominante avida ha 
avuto pessime conseguenze sulle vecchie ed esauste infrastrutture del paese, con 
l'esplodere di momenti critici come nel caso del cronico problema dei bassi stipendi dei 
dipendenti pubblici che ha dato luogo a mobilitazioni sindacali ed a scioperi. L'ultimo 
momento critico ha riguardato la raccolta dei rifiuti nelle strade: il contratto con 
l'impresa che aveva fatto il lavoro per 20 anni era scaduto. Ma siccome questa impresa è 
di proprietà di Hariri, il rinnovo del contratto era un'opportunità per dividersi i 
profitti. Hariri ha rifiutato il rinnovo e montagne di rifiuti hanno riempito le strade 
del Libano. Gli attivisti hanno deciso di reagire scendendo in strada. La prima protesta è 
stata duramente repressa dalla polizia governativa, ma la protesta è diventata un 
movimento reale con maggiore forza e popolarità. Gli attivisti sono riusciti a tenere il 
controllo del movimento ed a tenersi alla larga dalle componenti settarie della classe 
dirigente, cosa che gli ha dato grande credibilità popolare. La manifestazione del 16 
settembre è stata brutalmente repressa dalla polizia, mentre il governo si lanciava in una 
forte campagna propagandistica contro il movimento di protesta. Tutto questo è riuscito a 
produrre una sola cosa: spingere gli attivisti su posizioni ancora più radicali. Infatti 
gli attivisti hanno deciso di sfidare il governo il 20 settembre nelle strade in una 
grande manifestazione.

Nonostante le richieste riformiste del loro ultimo documento, quest'ultimo si conclude con 
slogan molto più radicali: Potere, Stato e ricchezza al popolo. La maggior parte degli 
attivisti viene dalle classi medie ed era già stata attiva in una locale ONG per qualche 
tempo. Questo ricalca la situazione di tutto il Medo Oriente. Gli attivisti che erano 
coinvolti nei movimenti di protesta che raggiunsero il loro picco con l'insorgere della 
primavera araba, erano anch'essi della classe media, sia come identità di classe che come 
pensiero politico e sociale. Questo fattore segna la cifra delle rivoluzioni della 
primavera. Si deve a questo fattore il prevalente aspetto liberale (persino neo-liberista 
in alcuni casi: una sorta di "libertarismo" di destra) della politica espressa dal nucleo 
degli attivisti. Il che non vuol dire che le classi meno abbienti non abbiano partecipato. 
Ma coloro che rappresentano la corrente maggioritaria nel movimento o che rivendicano una 
loro leadership o rappresentanza, provengono dalle classi medie. La stessa cosa si è vista 
nella protesta di piazza Tiananmen nel 1989, quando gli studenti rivendicavano la guida 
del movimento e chiedevano agli operai di seguirli. Anche nel movimento in Libano ci sono 
tensioni tra gli attivisti (leaders) della classe media e coloro che vengono dai quartieri 
poveri. Il che non vuol dire sottovalutare il potenziale del libertarismo degli attivisti 
delle classi medie, specialmente quelli più giovani e gli studenti, ma è importante capire 
anche i loro limiti. Dall'altra parte; le classi povere, poco rappresentate, con scarsa 
formazione, prive di esperienza politica e disorganizzate, finiscono sol sostenere gli 
islamisti, specialmente i Salafiti, che sono attivi nei loro quartieri da molto tempo, da 
quando le politiche nei-liberiste hanno comportato l'abbandono di questi quartieri al loro 
destino ed alla miseria.

I Salafiti, propriamente finanziati dai loro padroni nella classe dirigente locale o dalla 
loro controparte saudita, danno un sostegno significativo per alleviare la miseria dei più 
poveri e ne approfitano per indottrinarli con i loro rigidi insegnamenti, trasformando 
questi quartieri in loro roccaforti. Gli stessi Salafiti si sono poi divisi in due 
componenti: gli insurrezionalisti dell'ISIS ed i moderati dell' "esercito della salvezza" 
che hanno cooperato con lo Stato e con agenzie repressive (oggi i Salafiti sono una 
componente importante filo-Sisi in Egitto; in Libano erano divisi tra alcuni gruppi 
militanti da una parte e dall'altra gli imam e gli accademici filo-Hariri). Considerando 
il programma riformista (lotta alla corruzione) e la composizione di classe di questo 
crescente movimento di protesta in Libano, si potrebbe nutrire un qualche scetticismo 
riguardo al suo futuro. Ma c'è qualcosa di diverso che potrebbe portare ad esiti 
differenti: ad esempio forse una maggiore radicalizzazione. Nell'analizzare le rivoluzioni 
del 1848, l'anarchico George Woodcock notava che c'erano due tipi di rivoluzioni del 1848: 
la maggioranza di esse era contro regimi molto repressivi e molto autoritari, quella 
francese era più proletaria e più classista. La borghesia era già pronta a governare in 
Francia. Per cui la rivolta non era solo per rafforzare il suo contro sullo Stato, dato 
che la classe operaia scelse di sfidarla, come fecero gli operai di Parigi 
nell'insurrezione del luglio.

In Libano, la classe dirigente pratica la sua egemonia attraverso la democrazia 
rappresentativa. Diversamente dai paesi confinanti, il popolo libanese è abituato alle 
elezioni, ad un alto livello di libertà di espressione, se comparato con quello dei paesi 
vicini. Questo potrebbe avere un duplice effetto: che un qualche cambiamento reale imposto 
dal basso debba andare oltre certe "libertà" di base, oppure che può essere usato dalla 
macchina della propaganda del Sistema per convincere il popolo dei "benefici" derivati dal 
sistema prevalente, nonostante la corruzione dilagante. Gli emarginati in Libano lottano 
contro il sistema da molto tempo e siccome la loro situazione è diventata sempre più 
disperata hanno iniziato a mobilitarsi. Ma con ben pochi effetti finora. La maggioranza 
dei lavoratori lavora nel pubblico impiego e sono malpagati. Hanno sostenuto le iniziative 
della commissione indipendente di cooperazione sindacale per ottenere aumenti di 
stipendio, ma potrebbero ottenere solo piccoli aumenti. Il governo è sempre riuscito a 
contenere queste lotte ed a costringere le persone alla ritirata.

La manifestazione del 20 settembre potrebbe interrompere questa situazione. Ma per andare 
dove? Personalmente, credo che il destino di quest' ultima ondata di proteste dipende 
dall'inizio dell'auto-azione e dell'auto-organizzazione delle classi emarginate, 
specialmente i lavoratori ed i disoccupati. Questa sola può essere la base per una 
alternativa più radicale e libertaria allo status quo. Può succedere? Se la primavera 
araba può essere considerata una rivoluzione tipo quelle del 1848 o del 1905, la lezione 
più importante che se ne ricava sta nell'auto-organizzazione delle masse nei primi giorni 
dell'insurrezione, quando le forze di polizia arretrarono o furono sconfitte nelle 
battaglie di strada contro i giovani manifestanti. Poi le masse hanno da sole occupato, 
organizzato e protetto l'intero spazio sociale, tramite organismi di base (chiamati 
comitati popolari oppure comitati di coordinamento come nel primo periodo -quello 
popolare- della rivoluzione in Siria). Far conoscere queste esperienze e costruire su di 
esse, secondo me, potrebbe decidere l'esito delle attuali mobilitazioni in Libano oggi ed 
ovunque domani.

Mazen Kamalmaz

Traduzione a cura d Alternativa Libertaria/FdCA- Ufficio Relazioni Internazionali.

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http://www.anarkismo.net/article/28569


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