(it) anarkismo.net: Del conflitto sociale in epoca di crisi economica: disoccupati e reddito di cittadinanza by Nesplara (ca, en))

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Dom 21 Giu 2015 07:39:19 CEST


Brevi considerazioni sulla necessità di integrare i disoccupati nel movimento dei 
lavoratori e sull'organizzazione di un movimento di massa per il salario minimo/reddito di 
cittadinanza ---- Italia anno 2015: in una crisi economica di cui non si intravede la 
fine, ma solo le premesse di un peggioramento... l'assoluta assenza di conflitto sociale. 
---- Con una disoccupazione giovanile che si attesta intorno al 43% (dato ISTAT marzo 
2015), gli unici movimenti sociali degni di nota si limitano al No Expo, al mondo della 
scuola e ai comitati di difesa del territorio: il fatto che un giovane su due non abbia 
letteralmente di che campare, senza tener conto di un altro dato inquietante reso noto 
proprio oggi dall'ISTAT (più di un milione di genitori senza lavoro), non sembra 
costituire un problema. Fermo restando che il dato di cui sopra potrebbe essere falsato, 
ma non troppo, dal lavoro in nero, l'assenza di movimenti sociali contro la disoccupazione 
credo possa dipendere da due elementi.

Il primo è, a mio modo di vedere, un elemento per così dire materiale, costituito dal 
sostegno economico che molti giovani ricevono dalle famiglie, ossia dalla generazione che 
ha potuto godere di tutte le conquiste ottenute dal movimento dei lavoratori negli anni 
passati.
Il secondo elemento, prettamente politico, è individuabile nel fatto che la disoccupazione 
è vissuta come una condizione personale, e non percepita per quello che è, vale a dire un 
importante elemento del sistema di sfruttamento capitalistico. L'assenza di ciò che, in 
definitiva, è la presa di coscienza da parte del lavoratore disoccupato, porta all'assenza 
del riconoscimento di un'identità d'interessi e, contestualmente, all'assenza di 
un'organizzazione di massa di queste soggettività estremamente individualizzate.

Attivare e stimolare la presa di coscienza del lavoratore disoccupato, di cui la nascita 
di un'organizzazione di massa ne è la logica conseguenza, credo sia fondamentale al fine 
di individuare un soggetto politico veramente in grado di alimentare il conflitto in 
questa fase dell'economia capitalistica. Nell'ambito di tale processo il cosiddetto 
reddito di cittadinanza, di cui oggi si riempiono la bocca un pò tutti, può giocare un 
elemento importantissimo al fine di individuare un obiettivo praticabilissimo ed in grado 
di garantire un ampio livello di partecipazione.

Al contempo, cosa assolutamente non trascurabile da un punto di vista anarchico, qualora 
tale obiettivo fosse raggiunto da un movimento di massa autorganizzato invece che per il 
tramite di un qualche partito politico, ciò dimostrerebbe l'efficacia e la praticabilità 
della prassi libertaria, dando inoltre a tanti giovani quella necessaria speranza di poter 
cambiare le cose, di poter prendere in mano il proprio destino.

Con la conquista del diritto ad un salario minimo o reddito di cittadinanza inoltre, il 
movimento dei lavoratori potrebbe assestare un duro colpo al capitale, impedendogli di 
dispiegare quell'esercito industriale di riserva, così numeroso nei periodi di crisi come 
quello che stiamo vivendo; a sua volta, ciò potrebbe (il condizionale è sempre d'obbligo!) 
rinvigorire le lotte dei lavoratori attivi, soprattutto precari e sottopagati, che non 
dovendo più temere lo spettro della povertà, potrebbero iniziare ad organizzarsi nei posti 
di lavoro, svecchiando finalmente un sindacato fatto ormai solo da pensionati, garantiti e 
lavoratori pubblici, e dal quale sinceramente il massimo che ci si può aspettare è qualche 
consulenza per il 730 o una gitarella a Roma.

http://www.anarkismo.net/article/28205


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