(it) usi-ait: Sabotare la valutazione

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Dom 7 Giu 2015 11:40:04 CEST


Nelle ultime settimane gli attacchi al DDL "Buona Scuola" si sono moltiplicati ed hanno 
assunto forme svariate di lotta: dai flash mob all'autorganizzazione, passando per la 
proclamazione di scioperi di settore. Eppure, al di là della lotta condotta nelle piazze 
che pure è stata rumorosa e determinata, una manifestazione di dissenso su tutte ha 
raccolto le ire del Ministro dell'istruzione Giannini, di Matteo Renzi e del 
sottosegretario Faraone: il boicottaggio delle prove invalsi. -- C'è da sottolineare che 
su tale versante CGIL, CISL e UIL non hanno aperto bocca; mentre altre sigle sindacali 
hanno lanciato una campagna di boicottaggio che si è unita alla protesta spontanea dei 
comitati di base di insegnanti e studenti. A quanto pare, il boicottaggio ha avuto 
successo, tanto da essere stato definito da tutto l'apparato di potere che circonda il 
Ministero della Pubblica Istruzione "inaccettabile". Infatti, immediatamente, il trio 
Renzi, Giannini, Faraone si è precipitato sugli schermi televisivi a tenere lezioni di 
"buona scuola" ed "educazione civica", ingenerando anche un meccanismo repressivo contro 
chi ha scelto di non andare a scuola o non svolgere la prova nazionale. Molti Dirigenti 
hanno minacciato sospensioni, abbassamento del voto di condotta, hanno serrato le fila del 
nuovo apparato poliziesco che presidierà i futuri istituti scolastici. Eppure qualcosa si 
è mosso. Al di là del nuovo protagonismo espresso dai docenti e dagli studenti; al di là 
delle pratiche di autodeterminazione che si sono messe in moto, emerge anche un altro dato 
positivo, quello di aver individuato il punto debole di tutta la macchina organizzativa su 
cui si fonda "La Buona Scuola" e non solo.

Più volte si è evidenziato che la riforma scolastica del governo Renzi non è 
esclusivamente una formula autoritaria che ricade su studenti e docenti più o meno 
resistenti all'innovazione a tutti i costi, bensì un disegno più complesso che mira a 
porre le basi per un modello di società specifico. Un progetto che si incarna 
perfettamente nelle maglie del "Jobs Act" e che vuole portare all'accettazione 
incondizionata delle nuove concezioni strumentali del "lavoro", cha da "salariato" va 
modificando il suo assetto strutturale in "smisurato". Si tratta di una mutazione del 
lavoro che pervade indistintamente il tempo di lavoro e assorbe l'esistenza degli 
individui in una tensione continua verso il lavoro stesso che, nel generalizzarsi della 
precarietà, trasforma l'intermittenza lavorativa in impermanenza: un flusso perenne di 
vita lavorata, alienata, reificata, che spesso non porta reddito ma è comunque semina 
obbligata, continua, in ogni contesto, della speranza di essere occupati. Ecco, dunque, 
comparire nel DDL "Buona Scuola" i progetti di alternanza scuola/lavoro; l'esaltazione del 
merito e della competitività. Tali aspetti della riforma costituiscono un ponte diretto 
verso un mondo del lavoro "a tutele crescenti" e servitù permanenti; un ponte che dovranno 
percorrere soggetti capaci di essere conformi al rischio e alla logica di impresa, come 
nuovo stile di vita obbligato.

  Ebbene, uno dei dati che più rende immanente e perdurante la nuova concezione 
"smisurata" del lavoro è la continua valutazione; una nuova forma poliziesca di governance 
che restituisce vigore ed essenza agli apparati statali i quali hanno abdicato in favore 
del mercato le proprie scelte politiche ed economiche. Dotarsi di reti, strutture ed 
istituzioni per valutare rimette lo Stato al centro di alcuni processi sociali; garantisce 
la gestione di fondi e la possibilità di assegnare posti di lavoro; rigenera, inoltre, un 
meccanismo, quello statale appunto, che si è svuotato di altri significatiche non siano 
meramente tecnici o repressivi.

Ecco perché il boicottaggio delle invalsi ha costituito un smacco alquanto grave per 
l'apparato istituzionale che ruota intorno al Ministero della Pubblica Istruzione. Gli 
studenti e gli insegnanti impegnati in questa forma di lotta hanno evidenziato come il 
rifiuto, l'obiezione, la disobbedienza possano inficiare il funzionamento di un intero 
meccanismo. Rifiutarsi di valutare e di essere valutati significa sabotare alla base le 
funzioni sociali di esclusiva trasmissione di dati o di ordini cui si è relegati.

Significa riaffermare l'essenza delle identità che si sentono proprie e non quelle di cui 
veniamo vestiti. Proviamo ad immaginare una scuola senza valutazione, ad esempio. Ciò non 
eliminerebbe l'apprendimento, la crescita e l'emancipazione individuale, anzi 
restituirebbe spessore e qualità alla sperimentazione e al miglioramento cosciente di se 
stessi, elementi che dovrebbero essere alla base di processi educativi liberi e 
consapevoli. Invece, la valutazione è la parola d'ordine di questa riforma; è la parola 
d'ordine di un nuovo assetto sociale. Attaccare direttamente i suoi criteri, 
autorganizzarsi per sabotarne i meccanismi dovrebbe essere l'orizzonte delle nuove forme 
di lotta contro il capitale e in favore di una scuola "pubblica" e non statale. Si è 
dimostrato attraverso il boicottaggio delle invalsi che la prosecuzione della lotta contro 
la Buona Scuola è possibile in modo autorganizzato, cosciente, collettivo e determinato. 
Individuare strategie di continuità su questo percorso, anche a lungo termine, potrebbe 
costituire uno strumento organizzativo efficace non solo contro il nuovo modello di scuola 
che si va delineando, ma anche contro il conseguente modello di società che ne 
scaturirebbe. Rifiutarsi, ad esempio, in maniera diffusa e capillare dal prossimo anno 
scolastico di apporre un numero, un voto, agli elaborati degli studenti potrebbe essere 
una nuova manifestazione di dissenso collettivo.

Ciò non significherebbe non svolgere il proprio lavoro di insegnante, in quanto 
l'elaborato verrebbe ugualmente corretto, condiviso e spiegato nelle sue eventuali 
imperfezioni. Si obietterebbe soltanto a quei criteri di assoggettamento su cui tutta la 
riforma si basa. Da questo punto di vista la prima lezione ce l'hanno data gli studenti, 
sta ora a chi è tenuto ad accompagnarli nella crescita cogliere l'importanza e 
l'originalità del loro messaggio.

G. M.
Articolo pubblicato sul settimanale Umanità Nova

http://www.usi-ait.org/index.php/usi-educazione/938-sabotare-la-valutazione


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