(it) Anarkismo.net, UE: timeo Danaos et dona ferentes L'UE e le sue istituzioni temono forse un effetto da cavallo di Troia all'interno dell'Unione? by Donato Romito

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Mer 11 Feb 2015 12:06:46 CET


  ---- Cogliere l'opportunità e l'utilità di una crepa, di uno spazio politico e sociale 
che potrebbe aprirsi nel monolite del fiscal compact e dell'economia del debito, per 
rilanciare le difficili lotte sindacali ed ampliare e sostenere le lotte urbane in tutta 
Europa, al fine di ricostruire la coscienza di classe necessaria ad una rottura 
democratica. ---- Nell'Eneide (Libro II, 49) di Publio Virgilio Marone, così diceva 
Laocoonte ai Troiani per impedire loro di portare dentro le mura della città il famoso 
cavallo dei Greci. ---- La vittoria della coalizione Syriza ed i primi intenti 
anti-austerity del nuovo governo di sinistra-destra (Syriza+Anel) stanno preoccupando non 
poco i paesi dell'UE e le sue istituzioni. ---- I Greci fanno dunque ancora paura. ---- La 
UE teme forse un effetto da cavallo di Troia all'interno dell'Unione, se dovessero mai 
aprire le porte dell'austerity di fronte alle pur minime richieste dei Greci?

Come era già successo per l'Irlanda, per il Portogallo, per l'Italia, per Cipro, il monito 
della BCE (rifiuto di accettare i titoli di stato greci come collaterali a garanzia di 
prestiti alle banche greche), prima ancora di avere un segno economico sembra dunque avere 
un segno nettamente politico.

Non siamo più, infatti, nel 2011-12, quando pur di tenere la Grecia dentro la moneta 
unica, Germania, Finlandia ed Olanda acconsentirono al doppio salvataggio da 
lacrime&sangue (il famigerato memorandum della troika da EUR264 mld) della Grecia, 
apppropriandosi dell'80% del debito greco.

Dopo gli interventi della BCE, soprattutto col recentissimo QE, la situazione economica 
dell'UE è mutata, per cui più che lo stato debitorio della Grecia (su cui la partita è 
aperta), a preoccupare tanto i cosiddetti falchi, quanto i governi di centro-destra di 
Spagna e Portogallo, sarebbe un effetto contagio Syriza all'interno dei singoli Stati 
(vedi Podemos in Spagna, Die Linke in Germania,...).

Il nuovo governo greco ha annunciato una manovra da EUR2 mld per riassumere 12.000 
dipendenti pubblici licenziati, per congelare le privatizzazioni, per aumentare il salario 
minimo e combattere l'evasione fiscale. Per un paese che chiede la rinegoziazione del 
debito, tutto ciò risulta intollerabile per le istituzioni della "troika".

Entro il 2015 maturano per la Grecia alcune scadenze (EUR5 mld da restituire al FMI, più 
EUR6,7 miliardi da restituire alla BCE).

Sul tavolo delle trattative, da una parte la richiesta di maggior tempo e di minor 
interessi da pagare da parte della Grecia, dall'altra il ricatto europeo sul congelamento 
degli altri aiuti previsti (EUR7 mld), se il governo greco non si sottomette.

Eppure una sottomissione feroce di Tsipras potrebbe risultare altrettanto controproducente 
politicamente per la Germania, quanto un effetto-contagio che alimentasse forze politiche 
e sociali anti-austerity.

Un'umiliazione per il leader di Syriza riporterebbe la Grecia in un'instabilità 
incontrollabile con maggiori probabilità di spinta verso quella cosiddetta Grexit (che 
magari oggi, a differenza del 2011, non dispiacerebbe alla signora Merkel) ma che 
solleverebbe problemi sulla stabilità nell'eurozona di altri paesi come Portogallo, 
Spagna, Italia e persino la Francia.

E a quel punto la Germania potrebbe essere accusata di aver portato per la seconda volta 
nella storia l'intero continente al disastro.

Syriza, dunque, deve essere contenuta per non alimentare speranze e instabilità negli 
altri paesi oppressi dalle politiche di austerity. Ma ulteriore ostinazione da parte 
tedesca condannerebbe l'Europa ad un decennio di impoverimento che alimenterebbe forze 
populiste e di estrema destra anti-euro, ma sempre pro-austerity e feroemente anti-proletarie.

La partita che si gioca nei palazzi del potere europeo è dunque aperta, ma potrebbe 
diventare più decisiva se entrassero in gioco i movimenti sociali che in tutta Europa si 
battono contro le politiche di austerity, contro il sacco del territorio, contro la 
distruzione dei diritti dei lavoratori, contro il razzismo.

Per costruire un'Europa solidale delle classe lavoratrici, occorre una mobilitazione su 
scala continentale delle forze anticapitaliste, che utilizzi la contraddizione apertasi in 
seno all'UE, dopo la vittoria elettorale di Syriza ieri e un domani quella di Podemos.

Non si tratta di trovare un Tzipras o fare una Syriza in ogni altro paese o di andare a 
scuola da Iglesias in Spagna per tentare avventure elettorali e parlamentari che non hanno 
portato mai niente di buono alle classi lavoratrici. Si tratta piuttosto di cogliere 
l'opportunità e l'utilità di una crepa, di uno spazio politico e sociale che potrebbe 
aprirsi nel monolite del fiscal compact e dell'economia del debito, per rilanciare le 
difficili lotte sindacali ed ampliare e sostenere le lotte urbane in tutta Europa, al fine 
di ricostruire la coscienza di classe necessaria ad una rottura democratica. Una rottura 
democratica e libertaria di netto segno anticapitalista. che non passi per le scorciatoie 
elettorali ma per la costruzione di un conflitto sociale diffuso e reticolare, sistematico 
e costante, in grado di esprimere crescente radicalità dal basso, indirizzata versoà la 
riappropriazione e l'autogestione di risorse comuni, patrimoniali e ambientali, culturali 
ed economiche, nei territori dell'Europa ed in ogni paese.

Solo grandi speranze? Certo, ma suffragate dall'osservazione dei segnali di conflitto e di 
sviluppo delle lotte in vari paesi. A noi spetta il costante impegno quotidiano delle 
nostre organizzazioni politiche, comuniste anarchiche e libertarie, dentro la realtà di 
tutti i giorni, anche quando questa sembra allontanarsi dai nostri obiettivi strategici.

Donato Romito

http://www.anarkismo.net/article/27871


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