(it) Torino: Sabotaggio. Dalle lotte operaie alla Val Susa

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Mar 25 Mar 2014 19:32:55 CET


Sabotaggio. Dalle lotte operaie alla Val Susa
Giovedì 27 marzo
ore 21
corso Palermo 46
Introducono il dibattito
Cosimo Scarinzi della Cub e Maria Matteo del comitato No Tav 
Autogestione
Sul tema ascolta la chiacchierata con Cosimo di qualche puntata fa di 
anarres
Sabot, in francese, significa “zoccolo”. Una calzatura che ormai usano 
in pochi. A cavallo tra l’Otto e il Novecento era molto diffusa tra 
contadini ed operai.
Gettare il proprio sabot in una macchina era un buon modo per 
incepparla, per “sabotarla”, per interrompere la produzione, per mettere 
i bastoni tra le ruote al padrone che sfruttava la tua vita per farsi 
ricco.
In tutta la storia delle lotte operaie c’è stato sabotaggio. A volte era 
pratica individuale o di un piccolo gruppo di lavoratori, che magari 
volevano solo guadagnarsi una pausa, altre volte era mezzo di lotta 
esplicito nei confronti del padrone.
In una società che difende la proprietà privata come fosse un bene 
comune, il sabotaggio è un gesto illegale.
Quando la diseguaglianza è sancita dalla legge, chi lotta per 
l’uguaglianza è un fuorilegge.
In una società dove alle comunità locali è sottratto il diritto di 
decidere sulla propria vita, chi si batte per la libertà è un 
sovversivo.

Durante l’occupazione nazifascista il sabotaggio era pratica usuale 
delle formazioni partigiane. Per le truppe di occupazione i partigiani, 
i ribelli, erano banditi, dopo la guerra divennero eroi di un’epopea di 
liberazione, che venne subito imbalsamata, perché i poveri e gli 
oppressi ne perdessero la memoria viva.

Da tre anni in Val Susa ci sono le truppe di occupazione. I governi 
hanno militarizzato la Valle per imporre con la forza un’opera inutile, 
costosa, dannosa per la salute e l’ambiente.
Decine di migliaia di persone, della valle e solidali, si sono messe di 
mezzo per inceppare la macchina, per cacciare gli occupanti.

Centinaia di No Tav sono stati pestati, gasati, feriti. Sono quasi mille 
i procedimenti penali contro chi ha lottato contro il Tav.

Quattro No Tav sono in carcere accusati di “attentato con finalità di 
terrorismo”. Nel mirino della Procura un sabotaggio al cantiere di 
Chiomonte del 14 maggio dello scorso anno. Quella notte venne 
danneggiato un compressore. Un’azione di lotta non violenta che il 
movimento No Tav assunse come propria.
La Procura si avvale di un articolo del codice che stabilisce che chi si 
oppone attivamente ad una decisione del governo è un terrorista.
Fermare il Tav, costringere il governo a tornare su una decisione mai 
condivisa dalla popolazione locale è la ragion d’essere del movimento No 
Tav.
Ogni gesto, ogni manifestazione, ogni passeggiata con bimbi e cagnolini, 
non diversamente dalle azioni di assedio del cantiere, di boicottaggio 
delle ditte, di sabotaggio dei mezzi mira a questo scopo.
Con la logica della Procura gran parte della popolazione valsusina è 
costituita da terroristi. Banditi, ribelli, partigiani della libertà

Approfondimenti su
www.anarresinfo.noblogs.org

Federazione Anarchica di Torino
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corso Palermo 46 – le riunioni, aperte a tutti gli interessati, si 
svolgono ogni giovedì alle 21


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