(it) Anarkismo.net: Gli anarchici nell'età repubblicana by Gino Caraffi - Alternativa Libertaria/FdCA

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Gio 18 Dic 2014 09:01:09 CET


Dalla Resistenza agli anni della Contestazione 1943-1968 ---- Recensione del libro "Gli 
anarchici nell'età repubblicana - Dalla Resistenza agli anni della Contestazione 
1943-1968" di Pasquale Iuso, edito per i tipi della BFS Edizioni. ---- Gli anarchici 
nell'età repubblicana ---- Il lavoro di Pasquale Iuso, edito da BFS, è una narrazione 
storica degli anarchici e delle loro organizzazioni in una dimensione temporale minima e 
necessaria a comprenderne la portata politica e culturale, uscendo da letture biografiche 
che anche inconsapevolmente, ne riducono la visuale storica, nei fatti e nelle tendenze. 
Il recupero quindi di un quadro di riferimento temporale come necessità di una lettura 
storica degli eventi e dei fatti, evitando di sovrapporre gli atti e gli indirizzi 
politici nell'attività degli anarchici alla divisione forzosa di concepire la storia solo 
come storia delle idee.

E' un testo breve, sintetico, ma ha il pregio di mettere in risalto e di cogliere i 
passaggi dirimenti della storia degli anarchici, dalla lotta armata contro il 
nazi-fascismo fino alla rivolta studentesca del 1968, alle bombe della reazione ed 
all'assassinio di Pinelli. Scorrendo il testo non si può fare a meno di interrogarci sulla 
dimensione politica del movimento Anarchico, sulle difficoltà di individuare - nei 
passaggi e nel mutamento della società all'alba della rinata democrazia borghese - il 
proprio ruolo, rivoluzionario e libertario.

Gli snodi critici, i passaggi imposti dalla mutata condizione postbellica non riescono ad 
essere analizzati per tempo, la mancanza di analisi e la condizione degli Anarchici dopo 
il ventennio fascista non riesce a confrontarsi con il nascente duopolio di massa 
esercitato dai partiti, dalla divisione bipolare del mondo, dal mutare delle condizioni 
sindacali e sociali. A questa mancanza di lettura si sommarono le dispute "storiche" degli 
anarchici, organizzatori vs antiorganizzatori, comunisti vs liberali. In questo quadro 
nasce la FAI a Carrara nel 1945.

Il congresso viene preceduto da convegni regionali, e già in quelle assise non si vollero 
vedere le differenze che avrebbero fortemente limitato in seguito l'attività degli 
anarchici: una profonda divisione tra Nord Italia - uscito con migliaia di compagni dalla 
resistenza armata antifascista - ed un Sud Italia che questo passaggio non lo aveva 
interessato, se non in piccolissima parte; differenze di esperienze che nemmeno 
l'entusiasmo suscitato dal Congresso di Carrara riuscì ad amalgamare in una prospettiva 
politica ed organizzativa condivisa.

Le fratture furono immediate e molti se ne andarono, non disposti a sottostare ad un 
purismo ideologico che nascondeva una precisa ipotesi di lavoro politico, con una forte 
caratterizzazione della FAI come movimento d'opinione di stampo liberale. Da qui in poi fu 
un susseguirsi di defezioni. Le rotture maggiori si ebbero sul rapporto da tenere con i 
CLN, discussione che precede il congresso del 1945, sul referendum Repubblica/ Monarchia, 
sul rapporto e le alleanze con i partiti della sinistra. La Federazione che nacque a 
Carrara fu un tentativo di tenere insieme gli anarchici in quanto tali. La forte presenza 
di anarchici aclassisti, antiorganizzatori , individualisti di diverse gradazioni condusse 
quanti si posero su di un terreno classista e comunista a praticare una opposizione 
interna che non solo non venne accolta, ma venne osteggiata con una durezza tale da 
mettere molti compagni in serio imbarazzo.

Il tentativo, presto naufragato, dei GAAP fu sicuramente il maggiore contributo di quanti 
vollero riallacciare l'anarchismo alla tradizione socialista del movimento operaio, 
classista, con una presenza organizzata nel sindacato, una organizzazione strutturata che 
riscopriva i tratti della critica "piattaformista" al nullismo della componente liberale.

Si deve attendere, comunque, il 1965 perché nella FAI si arrivi a strutturare un minimo di 
organizzazione. Sono compagni dello spessore di Marzocchi, Failla, Cerrito, i quali nel 
porre al congresso di Carrara come requisiti indispensabili alla organizzazione alcuni 
elementi di semplice funzionalità organizzativa, scatenano l'ennesima scissione, che 
stavolta viene praticata dagli antiorganizzatori: Damiani, Guerrini, Borghi per citare i 
più noti. Quella corrente che aveva da sempre avuto l'aiuto e l'appoggio degli anarchici 
americani dell'Adunata dei Refrattari si trovò così fuori dalla FAI.

Purtroppo questa mancanza di chiarezza iniziale, tattica e strategica ha fatto si che gli 
anarchici italiani arrivassero con molto ritardo agli appuntamenti che i movimenti degli 
anni sessanta stavano costruendo, ritardo che venne in parte colmato dall'arrivo di nuovi 
e giovani ribelli che in parte ne rinsaldarono le fila.

Un libro necessario agli anarchici di oggi, per conoscere e misurasi con la propria 
storia, ed un libro utile agli storici che potranno trovare ed approfondire quanto nel 
lavoro di Pasquale Iuso è solo abbozzato e per cause evidenti sottotraccia.

Gino Caraffi

http://www.anarkismo.net/article/27709


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