(it) Tunisia: I comitati di difesa della rivoluzione - l'esempio di Biserta [ca, en]

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Mer 18 Maggio 2011 19:03:33 CEST


A partire dal 14 gennaio numerosi comitati di salvaguardia della
rivoluzione si sono costituiti in molte località del paese, con una
varietà di forme, statuti e funzioni. Le istituzioni municipali
tunisine sono state spazzate via in quasi tutto il paese e sostituite
da organismi temporanei di gestione. La forma e le caratteristiche di
questi organismi dipendono dal rapporto di forze in ogni località. In
alcuni casi sono stati creati sulla base delle proposte dei comitati
di difesa della rivoluzione, in altri essi hanno mantenuto legami con
la vecchia guardia politica locale.
Il comitato di difesa della rivoluzione di Biserta
Biserta è una città di 200mila abitanti (700.000 ne ha la provincia) e
si affaccia sul Mediterraneo ad una distanza di 66 chilometri dalla
capitale Tunisi.
Circa 25 persone, per la maggior parte donne, ci stanno aspettando
alla Casa della Cultura (ora gestita dal comitato per la difesa della
rivoluzione) per raccontarci della loro esperienza ed avere uno
scambio di idee.
Il comitato di Biserta è aperto e su basi assembleari. Alle riunioni
decisionali del comitato partecipano tra le 500 e le 1.000 persone. Il
comitato è poi responsabile dell'applicazione delle decisioni. Le
persone partecipano in quanto individualità, non come rappresentanti
di partiti o di sindacati. La forza maggiore è l'Unione dei Laureati
Disoccupati che si è organizzata in più di 10 sezioni nella provincia,
oltre a quella con sede a Biserta. Avvocati, insegnanti, sindacalisti
e giovani partecipano tutti alla gestione provvisoria della città.
L'assemblea ha eletto un Consiglio di Città di 25 membri, che prima
rispondeva al governatore della provincia.

Il suo compito è cercare di espandere la partecipazione e la
democrazia diretta. Ogni persona ha il diritto di voto in assemblea ed
ogni cosa viene fatta nell'interesse di tutti piuttosto che negli
interessi di un partito. Il Comitato cerca anche di incoraggiare le
persone ad essere attive nelle incombenze quotidiane. Si tratta di un
chiaro esempio di un tentativo di gestione basata sul contropotere e
sull'autogestione sociale.


Un compito difficile davanti

Abbiamo discusso della mancanza di esperienza nell'assumersi così
tante responsabilità e del bisogno di formazione e di cooperazione. Da
un lato il comitato cerca di continuare il processo di dissolvimento
di tutto l'apparato repressivo della dittatura. Abbiamo parlato
dell'esempio di Le Kef, una città dove il comitato di salvaguardia
della rivoluzione ha prodotto un dossier contenente le foto di tutti i
corrotti e di quelli che erano agenti della repressione. Ma anche
della magistratura influenzata e del governo che hanno liberato i
poliziotti ed i corrotti che erano stati portati davanti alla
giustizia popolare.

Dall'altro lato, abbiamo discusso del processo di costruzione di una
nuova società in cui si combatta coerentemente la disoccupazione, si
difendano i diritti umani, si stabiliscano nuovi criteri economici e
politici che possano favorire una forte cooperazione tra i lavoratori
e le persone all'unisono.


Fabbriche chiuse

Più di 4.500 metalmeccanici di Menzel Bourguiba, nella provincia di
Biserta, hanno scioperato contro la minaccia della chiusura della
fabbrica. I padroni hanno risposto alla nascita del sindacato di
fabbrica ed alla mobilitazione e partecipazione operaia con
licenziamenti e delocalizzazioni. I cantieri navali sono stati
l'industria tradizionale nell'area. Gli imprenditori ora vedono
minacciati i loro profitti e stanno cercando di spostarsi verso altri
paesi oppure aspettano tempi migliori, che la marea rivoluzionaria si
plachi.


Mutuo appoggio - una necessità

I compagni di Biserta ci hanno detto: "C'è stata un'insurrezione in
Tunisia, ora ci serve una rivoluzione". E per questo, hanno bisogno di
propaganda, di informazione, di formazione, di sostegno di qualsiasi
tipo.

Le nostre discussioni ci hanno portato all'idea di gemellare il
comitato di difesa della rivoluzione con organismi europei
(federazioni, sindacati, associazioni, ecc.) con l'impegno a mantenere
rapporti costanti in cui possano essere scambiate le informazioni
sulle attività e sulle necessità del comitato, con la pratica del
mutuo appoggio.

Dopo le nostre chiacchierate, abbiamo visitato la ex-sede della
polizia politica che è stata bruciata dal popolo. Questa è stata una
tangibile espressione della forza popolare contro la dittatura. Ma ora
bisogna affrontare il compito più difficile: fare in modo che questo
cambiamento non rimanga sul piano puramente formale, come una passata
di vernice sulla vecchia facciata di sempre. Il cambiamento deve
restare una realtà, una profonda trasformazione di questa società.

E' necessario il nostro impegno ed il nostro sostegno. Ma come?
Seguendo con interesse la situazione attuale in Tunisia, prendendo
parte alla campagna per cancellare il debito estero della Tunisia,
gemellandosi con i comitati per la difesa della rivoluzione,
sostenendo le lotte operaie, i disoccupati ed il popolo tunisino
attraverso la solidarietà. Ma anche, attraverso la lotta nei nostri
paesi, contro i nostri governi e contro le multinazionali, i complici
di Ben Ali che ancora hanno del Nord Africa la visione neo-coloniale
del cortile di casa dell'Unione Europea.

Solidarietà e mutuo appoggio con il popolo della Tunisia.

Mouatamid
Gruppo di Lavoro per il Nord Africa della Segreteria Internazionale
della CGT - Confederacion General del Trabajo

Traduzione italiana a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

Pubblicato inizialmente in spagnolo il 19 Aprile 2011.
Originale con foto:
http://www.cgtandalucia.org/Cronicas-desde-Tunez-y-7-Los?id_mot=54


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