(it) Documento finale Comm. Sind. FdCA: Con i lavoratori, contro la cancellazione dei diritti, per rilanciare la lotta sindacale

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Mar 20 Dic 2011 21:02:27 CET


Documento finale Comm. Sind. FdCA: Con i lavoratori, contro la
cancellazione dei diritti, per rilanciare la lotta sindacale
FIAT
L'accordo siglato tra la FIAT e le organizzazioni sindacali aziendali,
tranne la FIOM, cancella il contratto nazionale e 40 anni di
contrattazione aziendale. Come era facilmente prevedibile, nonostante
negato da più parti, dal 1 gennaio l'accordo applicato a Pomigliano
verrà esteso a tutti gli stabilimenti del gruppo FIAT.
Il decalogo imposto dalla FIAT senza alcuna contrattazione obbliga i
lavoratori del gruppo al rispetto di norme di comportamento e di
regole nell'organizzazione del lavoro e dell'attività sindacale, che
l'azienda ritiene esigibili pena provvedimenti disciplinari che
possono giungere fino al licenziamento. La limitazione dell'attività
sindacale per i lavoratori, l'abolizione delle elezioni delle rsu a
favore di rsa elette dalle segreterie dei sindacati firmatari,
l'estromissione dagli stabilimenti FIAT della FIOM, in quanto non
firmataria dell'accordo e quindi l'impossibilità ad agire
sindacalmente e pubblicamente per gli operai iscritti alla FIOM,
costituisce un colpo inferto in profondità ai diritti di
organizzazione sindacale nel gruppo, ma al tempo stesso un colpo
profondo anche alla stessa credibilità del sindacato quale soggetto di
contrattazione: infatti i sindacati firmatari ammessi in azienda hanno
abdicato alla loro funzione di soggetto
 contrattuale ed alla FIOM le viene negata del tutto. Se la
contropartita è misera ed incerta (gli assorbimenti salariali non
modificano la retribuzione lorda, aumentando solo la paga dello
straordinario obbligatorio a 120 ore e notturno, il premio per il
lavoro pari a €600 per il 2012, ammesso che il lavoratore non si
assenti mai; il piano aziendale a tutt'oggi non esiste) a fronte della
Waterloo dei sindacati firmatari, il prezzo da pagare diviene ancora
più pesante nel momento in cui nel gruppo FIAT cala il silenzio sui
diritti sindacali e vengono messe a tacere le voci di denuncia, di
controinformazione, di iniziativa sindacale nei reparti, di assemblea
(le 10 ore individuali vengono ripartite tra le organizzazioni
sindacali aziendali) di rivendicazione di appartenenza sindacale, di
sciopero.

E' importante che la FIOM ed i sindacati di base che hanno una
presenza nel gruppo FIAT trovino modi di mantenere un rapporto di
vicinanza e contatti stretti con gli operai rinchiusi nel silenzio
aziendale e promuovano nel territorio la controinformazione e la
denuncia delle condizioni di lavoro e di negazione dei diritti
sindacali; è importante promuovere un'azione di recupero e di
radicalizzazione degli operai iscritti - loro malgrado - ai sindacati
firmatari, perché svolgano un'azione di pressione e di critica
all'interno dei loro sindacati.

Se la FIOM prova sulla sua pelle la maledizione dell'esclusione dai
diritti sindacali, che il sindacalismo di base subisce e denuncia da
sempre, non è certamente motivo di soddisfazione per una nemesi
annunciata, quanto impulso ad un riflessione sulla mancanza di una
legislazione sulla rappresentanza sindacale in tutto il mondo del
lavoro che potesse arginare le azioni di forza della dirigenza FIAT ed
altri soggetti padronali insofferenti alla presenza del sindacato
conflittuale in fabbrica.


MANOVRA TECHNO-MONTI

I provvedimenti del governo Monti sulle pensioni, presi - anche questi
- senza alcuna concertazione o trattativa con i sindacati, sanciscono
in maniera evidente che il debito pubblico italiano verrà pagato per
qualche centinaio di miliardi di euro nel medio-lungo periodo proprio
e solo sui lavoratori; l'innalzamento dell'età pensionabile aumenta il
tempo di lavoro, preclude la stabilizzazione dei precarie...
stabilizza la precarietà!

Anche in questo caso, le misure pesantissime per il futuro di milioni
di lavoratori, allungano la loro tetra ombra sulle organizzazioni
sindacali, di fatto emarginate e spodestate dal loro ruolo di
intermediazione. La fine della concertazione (già in crisi) viene così
sancita con un atto di forza del governo e toglie ai sindacati persino
quello stesso ruolo di "istituzioni" che si erano conquistato a forza
di cedimenti e svendite dei diritti e del lavoro.

Se i cedimenti sindacali, i sacrifici, i contratti al ribasso imposti
dalle burocrazie sindacali venivano riequilibrati verso iscritti e
lavoratori da una solenne difesa dei diritti acquisiti sul piano della
contrattazione e dell'intangibilità del sistema pensionistico, ora con
il blocco della contrattazione nel pubblico impiego e con la fine
della pensione pubblica d'anzianità, i sindacati subiscono
deliberatamente (ma se la sono anche cercata...) un colpo profondo
alla loro credibilità quali parti sociali rappresentanti il mondo del
lavoro.

La techno-sberla istituzionale data a CGIL-CISL-UIL e la nemesi che le
ha colpite oggi dopo un ventennio di scivolamenti e snaturamenti verso
un'interpretazione del ruolo del sindacato quale struttura sempre meno
interessata a rappresentare la classe lavoratrice, pur in presenza di
un inasprimento del conflitto di classe da parte padronale e statale,
non fa però alzare le quotazioni del sindacalismo di base.

E' più probabile la diffusione di un sentimento di disaffezione e di
abbandono verso CGIL-CISL-UIL, che non il travaso di iscritti e
delegati da queste verso il sindacalismo di base.

Lo sciopero di 3 ore del 12 dicembre non ha dato segnali confortanti
di partecipazione. Lo sciopero di 8 ore sempre il 12 dicembre della
FIOM ha mostrato più capacità di reazione, ma solo in pochissime -
seppur significative - realtà dove la mobilitazione non è stata
puramente simbolica. Lo sciopero del 19 dicembre nel pubblico impiego
e nella scuola (solo 1 ora, però) non va caricato - in questa
situazione - di eccessive aspettative.


EVITARE IL PEGGIO, RICOSTRUIRE RELAZIONI SINDACALI DAL BASSO

Come attivisti/e sindacali anarchici e libertari e come
lavoratori/trici iscritti/e sia a CGIL che ai sindacati di base
denunciamo da tempo il fenomeno strisciante e silenzioso della
desindacalizzazione nei luoghi di lavoro, dell'abbandono e della
disaffezione dei lavoratori verso l'impegno sindacale e verso
l'assuzione di responsabilità di rappresentanza, della delega
automatica; tante sono le pressioni (e la repressione aziendale) ed a
volte i ricatti; invece poche sono spesso le pur piccole vittorie o
l'appoggio delle strutture di vertice.

Una ulteriore spinta in questa direzione viene ora data dall'accordo
in FIAT e dalle manovre governative.

Tramonta un sistema di relazioni industriali. E' in corso uno
smantellamento della legislazione sul lavoro conseguente alla
ristrutturazione dei rapporti di forza così come vengono plasmati
dalla crisi economica in corso. Statuto dei Lavoratori, accordi-quadro
e intere parti dei contratti nazionali di categoria sulle relazioni
sindacali sono in attesa di profonde modifiche regressive.

L'agibilità sindacale nei luoghi di lavoro si riduce sempre di più
alla gestione di una bacheca.

Se i vertici di CGIL-CISL-UIL sono passati rapidamente in 20 anni dal
sindacato concertativo a quello collaborativo a quello di mercato e
magari già li attende un futuro da sindacato-lobby che gestisce solo
pezzi di welfare, assunzioni e fondi-pensione senza contrattare più
nulla, il sindacalismo conflittuale - da parte sua - pur rafforzato
dagli ultimi anni di impegno della FIOM, non riesce ancora a proporsi
quale referente credibile sul piano di classe.

Nei posti di lavoro è per noi importante iniziare a ricostruire un
percorso di relazioni sindacali scrostate da ogni automatismo di
tessera o di delega, per spingere i tanti lavoratori, delusi e
demotivati dalle scelte e dalla incapacità di CGIL-CISL-UIL o
dall'affastellamento dei sindacati di base, a recuperare un
protagonismo di riflessione e di analisi, di iniziativa e di proposta,
che esca dall'azienda e dagli uffici e si relazioni con le strutture
sociali nel territorio per rimettere il lavoro al centro delle
mobilitazioni.

L'appuntamento con le elezioni delle rsu nel pubblico impiego e nella
scuola nei primi mesi del 2012 in 2 settori dove la contrattazione è
ferma fino al 2014 e si fa pesante il clima da caserma imposto dai
dirigenti, va colto come occasione per rilanciare la partecipazione
dal basso e l'individuazione di rappresentanti legittimati dai
lavoratori nella definizione delle liste; lo sciopero indetto da
USB-Unicobas-Snater-SLAICOBAS-USI per il 27 gennaio - in un periodo in
cui dovrebbe aprirsi la partita sulla revisione dello Statuto dei
Lavoratori e del mercato del lavoro - va colto come una prima scadenza
da costruire da ora prima nei luoghi di lavoro e nel territorio e poi
come dimostrazione di una potenzialità di mobilitazione che deve
caratterizzarsi con contenuti di classe, che sviluppino inclusione e
senso di appartenenza, per tutti e che deve allargarsi coinvolgendo
tutte le realtà sindacali di base e conflittuali...

Ma centrale sarà anche la manifestazione nazionale della FIOM dell'11
febbraio dentro la lotta per un contratto nazionale scaduto, che la
Finmeccanica ha disdettato, e contro il contratto di Marchionne,
affinché diventi un momento di coagulo delle opposizioni sociali e un
rilancio di mobilitazioni generalizzate e radicate nelle aziende e nei
territori...

Obiettivi di classe unificanti in un anno in cui si prevede recessione
con aumento della disoccupazione: difesa del diritto di sciopero;
aumenti salariali; ripristino dei 40 anni di contributi; riduzione
progressiva dell'orario di lavoro per il riassorbimento di licenziati
e precari; abolizione del precariato (Legge Biagi), difesa dell'art.
18.


Commissione Sindacale
FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI

Cremona, 17 dicembre 2011

Una ventina di attivisti sindacali della FdCA e non, provenienti da
Lombardia, Emilia e Marche hanno preso parte alla riunione della
Commissione Sindacale della FdCA, dibattendo sulla situazione
sindacale attuale e le sue prospettive.

http://www.fdca.it


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