(it) CAL Livorno: Crisi: i governi sono il problema, non la soluzione.

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Mar 13 Dic 2011 00:50:26 CET


Crisi: i governi sono il problema, non la soluzione.
Il ministro delle finanze della Germania, Schauble, ha affermato che
bisogna tenere sotto pressione l'Italia altrimenti non farà le
riforme; non a caso, aggiungiamo noi, la speculazione è stata
innescata dalle vendite di BTP in Germania.
In poche parole viene svelato tutto l'arcano dell'emergenza, della
crisi economica, del baratro che attenderebbe tutta l'Europa.
Sono i governi che mantengono alta la tensione sui mercati finanziari
per imporre quelle “riforme”, per imporre quel peggioramento delle
condizioni di vita dei lavoratori e dei ceti popolari che da anni
cercano di far passare.
La crisi finanziaria è una scusa per farci piegare la testa. I governi
sono il problema, non la soluzione. Il debito pubblico negli ultimi
anni è esploso in tutti gli Stati più avanzati per le spese
straordinarie dovute alle guerre di aggressione condotte in ogni parte
del mondo con la scusa della lotta al terrorismo: chi paga le
“missioni umanitarie”, chi paga i bombardamenti sulla Libia?
II debito è cresciuto non per finanziare le spese sociali o le
pensioni, come vorrebbero farci credere, ma per garantire proventi
alla corruzione dilagante e non solo nelle regioni che sono in mano
alle mafie spalleggiate dal ceto politico, il debito è cresciuto anche
perché l’evasione fiscale non è l’eccezione ma la regola codificata da
decenni di condoni, il debito è cresciuto perché lo Stato finanzia in
modo incredibile il sistema delle imprese.
Il governo Monti, nella sua frenesia contabile, si è ben guardato dal
toccare le spese militari come i privilegi della Chiesa (vedi ICI),
come non si toccano neppure gli interessi del grande capitale e delle
mafie, che oggi sono pieni di liquidità che non sanno dove mettere.

I lavoratori sanno sulla propria pelle che il peggioramento continua
da anni; dal 2000 al 2009 i redditi proletari sono diminuiti di più di
5.000 euro l'anno, grazie alla concertazione salariale e al mancato
recupero del fiscal drag. La concertazione non è frutto della crisi,
ma dell'accordo interconfederale del 1992, siglato da CGIL, CISL e UIL
e a cui questi sindacati si sono attenuti nelle piattaforme
contrattuali. Per le pensioni abbiamo già dato; dal 1998 l'INPS ha
risparmiato 141 miliardi di euro sulle nostre pensioni.
E' importante che proseguano e si estendano le mobilitazioni di questi
giorni: le manifestazioni, gli scioperi sono fondamentali, ad essi
vanno aggiunte iniziative concrete che facciano capire al Governo che
non crediamo più alle bugie, che non siamo disposti a fare un passo
indietro.
Ma non basta manifestare: il movimento si deve dare obiettivi di
immediata comprensione e che può gestire in prima persona: la difesa
del redditto, attraverso forti aumenti salariali e delle pensioni, la
lotta contro il carovita, a cominciare dall'aumento dell'IVA, sono
prioritari.
Occorre una svolta, occorre cambiare l'economia. Sono in molti a
dirlo, ma spesso solo per proporre un nuovo cartello elettorale. I
lavoratori, anche in questo caso, devono essere protagonisti, devono
acquisire la coscienza di produttori: attraverso i loro organismi di
base, attraverso il miglioramento delle condizioni di vita e di
lavoro, attraverso l'autogestione delle lotte, dovranno prepararsi a
fare quello che nessun governo, nessun parlamento potrà fare per loro:
preparare l'autogestione della produzione e l'esproprio dei
capitalisti.



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