(it) USI AIT Toscana: Autorganizzazione delle lotte per l'autogestione della società

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Ven 2 Dic 2011 19:36:01 CET


Autorganizzazione delle lotte per l'autogestione della società
Gli appelli alla coesione nazionale e la favola dei sacrifici
condiscono ormai una collaudata retorica della crisi, che da semplice
propaganda si fa sempre più ideologia dominante. Si cerca di
mascherare la realtà a chi già vive soggiogato dallo sfruttamento ed
oppressione. Si dice che è necessario pagare il debito, che siamo
tutti sulla stessa barca. Si dice che bisogna accettare la macelleria
sociale, in quanto è l'unico modo per superare la crisi e ritornare a
livelli di crescita. Quello che è sicuro è che la crescita sarà dei
profitti per chi da sempre ci sfrutta. Dietro questo velo di
propaganda, ben diversa è la realtà che viviamo. La libertà, i salari,
le pensioni , le condizioni di vita della maggior parte della
popolazione sono quotidianamente sotto attacco, mentre governanti,
capitalisti e banchieri cercano di difendere e aumentare i propri
profitti ed i propri privilegi. Capitale e stato nel loro reciproco
sostenersi, riversano le loro crisi sull’intera società civile e
principalmente su tutte le classi subalterne. Cerchiamo di essere
precisi, chiari e soprattutto non cadiamo nell'ipocrisia generale che
aleggia in questo paese. I numerosi disastri sociali che attualmente
viviamo non sono addossabili solo al puttaniere berlusconi e al suo
gruppo di potere che lo ha sostenuto. Molte persone salutano
positivamente il nuovo governo Monti, da sinistra a destra come una
liberazione. Liberazione da chi e da cosa? Dietro la caduta di
berlusconi e la nomina di Monti a presidente del consiglio si nasconde
la stessa mano dei grandi potentati economici e finanziari. Il nuovo
governo infatti è composto principalmente da banchieri, manager e
finanzieri, nominati appositamente per tutelare gli interessi dei
poteri forti. Non è un caso che sul carro nazionale del nuovo governo
siano saliti tutti i partiti, i sindacati concertativi e le parti
sociali, i quali sono sempre pronti ad assecondare un sistema fatto di
sfruttamento, disoccupazione, militarizzazione, perdita dei diritti,
razzismo e nuove povertà. Si sono affidate le sorti del paese a chi da
sempre occupa posti di comando in istituzioni internazionali e
finanziarie, veri ed unici responsabili della crisi. Il programma del
nuovo governo è già stato scritto in altre sedi e darà continuità
all'attacco delle condizioni di vita e di lavoro dei ceti popolari
riproponendo come era prevedibile la riforma del sistema
pensionistico, riduzioni salariali, licenziamenti e mobilità,
precariato, perdita dei diritti, taglio dei servizi sociali,
liberalizzazioni e privatizzazioni. Di fronte alla necessità di
respingere questi attacchi, diventa sempre più importante organizzarsi
e rilanciare dei percorsi di lotta attraverso l'azione diretta
all'interno dei posti di lavoro e all'interno della società. Sono i
lavoratori, gli studenti, i precari, i disoccupati, i pensionati e i
migranti che possono farlo, riprendendo nelle proprie mani la lotta
per l'organizzazione di una società libera dallo sfruttamento e
dall'oppressione. Di fronte alla necessità urgente di respingere
questi attacchi, diventa fondamentale organizzarsi per rilanciare dei
percorsi di lotta comuni che vadano al di là delle singole scadenze
acquisendo una prospettiva più ampia di movimento. La battaglia contro
il regime repressivo disegnato dai vari governi, con il sostegno dei
sindacati di regime appare sempre più elemento indispensabile di
lotta. Siamo convinti che sia indispensabile sostenere con forza
l’autorganizzazione e l’azione diretta di tutti gli sfruttati
all’interno di un percorso autogestionario che non si limiti agli
aggiustamenti, alle compatibilità interne all’organizzazione
capitalistica del lavoro e della società, ma ponga all’ordine del
giorno la trasformazione radicale dei rapporti sociali.



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