(it) Comidad, le news del 23 settembre 2010

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Sab 25 Set 2010 17:25:31 CEST


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce “Commentario” e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
DAL VELTRUSCONI AL VELTRACCHIONNE
 I media nei giorni scorsi hanno celebrato l'evento: Walter Veltroni
ha finalmente rotto il silenzio. In realtà, già da molto prima di
questa presunta rottura del silenzio, Veltroni aveva già rotto le
scatole in ogni modo all'attuale segretario del Partito Democratico,
Pier Luigi Bersani. Sebbene oggi i media presentino il ritorno dell'ex
segretario come quello di un Cincinnato, Veltroni non si è mai fatto
veramente da parte ed ha continuato a comportarsi come se il capo
fosse ancora lui, con gli atteggiamenti del padrone in viaggio che
ogni tanto dà le istruzioni per telefono al maggiordomo; infatti ha
continuamente lanciato a Bersani messaggi e avvertimenti che tendevano
a screditare e boicottare ogni suo tentativo di ricucire le alleanze a
sinistra. L'ottobre dello scorso anno, al super-privatizzatore Bersani
era persino capitato di sentirsi ammonire da Veltroni a non ricadere
in tentazioni socialiste.
http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_28/veltroni-pd-socialismo-suicidio_d7fb8378-c3b4-11de-a7c3-00144f02aabc.shtml
L'attuale documento veltroniano, già firmato da settantacinque
parlamentari del PD, ha il suo punto forte nella proposta - già di
Mussolini ed Hitler, oltre che di Agnelli e Marchionne - del
superamento dei conflitti sociali per giungere ad un "patto tra
produttori". La cosa ha un suono abbastanza grottesco se si considera
che Bersani, notoriamente, non è mai stato un leader operaio, ma una
sorta di sicario della piccola e media impresa emiliano-romagnola, e i
vari decreti Bersani la dicono lunga su quali interessi voglia servire
l'attuale segretario del PD. Il senso della linea veltroniana non è
quello di spingere Bersani più a destra di quanto già non sia, ma di
colpire proprio il suo radicamento territoriale. Non si tratta quindi
per Veltroni di proporre una sudditanza operaia agli interessi
padronali che Bersani già avalla e promuove da sempre, ma di chiarire
che gli interessi padronali da privilegiare non sono quelli vincolati
al territorio italiano.
Il "papa straniero", di cui ha parlato Veltroni nelle sue interviste,
magari potrà anche incarnarsi in una mezza figura come Luca di
Montezemolo, ma la sua vera immagine attuale è quella di Sergio
Marchionne, la cui persona ha assunto un rilievo politico, al di là
delle cariche che potrà o meno assumere. A chiarirlo preventivamente è
stato proprio uno dei firmatari del documento di Veltroni, cioè Pietro
Ichino - criminalizzatore del lavoro a tempo pieno e vittima del
terrorismo ad honorem -, in una intervista rilasciata pochi giorni fa
a "Il sole-24 ore". Nell'intervista Ichino ricorre a tutto
l'armamentario degli slogan del vittimismo preventivo, tipico del
provocatore di professione, lamentando prima che il contratto
collettivo e lo Statuto dei Lavoratori siano considerati dei "tabù" su
cui non si può discutere, ma poi criminalizzando ogni possibile
obiezione alle proprie posizioni con la bordata secondo cui
l'alternativa al modello Marchionne sarebbe la camorra.
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-09-15/provocazione-ichino-alternativa-modello-141033.shtml
Risulta paradossale presentare come alternativa alla camorra uno come
Marchionne, che siede nel Consiglio di Amministrazione della Philip
Morris. Di parecchie multinazionali si sa, o si sospetta, che
intrattengano rapporti con la criminalità organizzata, ma solo in
pochissimi casi questi rapporti sono documentati in rapporti
ufficiali. Uno di questi rari casi riguarda proprio la Philip Morris,
che nel 2001 ha meritato persino una relazione della Commissione
Antimafia quasi tutta dedicata a questa multinazionale
. http://www.publicintegrity.org/investigations/tobacco/assets/pdf/Antimafia%20Tobacco%20final%20report%20Mantovano%20March%2001.pdf
La fantasiosa tesi esposta da Ichino è che le multinazionali non
vengano ad investire in Italia perché ostacolate dalle garanzie del
lavoro. Si tratta di un'affermazione del tutto gratuita, che non
risponde al percorso reale dei cosiddetti "investimenti" delle
multinazionali, la cui strada viene tracciata dal sistema dei sussidi
alle imprese da parte del Fondo Monetario Internazionale e della
Unione Europea. Il FMI non finanzia investimenti in Italia, mentre
l'Unione Europea lo fa in minima parte, dato che il grosso dei fondi
per lo "sviluppo regionale" va a finanziare proprio le
delocalizzazioni: parola della relazione della commissione d'indagine
del Parlamento Europeo votata nel 2006
.  http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+IM-PRESS+20060313IPR06152+0+DOC+XML+V0//IT
Anche su alcuni organi della stampa ufficiale cominciano a sorgere
dubbi sulla effettiva trasparenza del personaggio Marchionne. Su "Il
Fatto Quotidiano" pochi giorni fa è uscito un articolo che segnala
l'eccessiva entità degli investimenti azionari di Marchionne in titoli
della Philip Morris, nella quale lo stesso Marchionne è, appunto,
anche "director", cioè componente del Consiglio di Amministrazione.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/15/marchionne-scommette-sulle-sigarette-piu-che-sull%E2%80%99auto/60776/
Questa segnalazione de "Il Fatto Quotidiano", per quanto utile,
rischia però di restringere la questione del "conflitto di interessi"
di Marchionne ad una questione sì sordida, ma "veniale", come gli
investimenti azionari personali, lasciando però in ombra il peccato
mortale, cioè la "serbian connection" tra Philip Morris e FIAT.
Attualmente la Philip Morris è il primo "investitore" in Serbia,
quindi ha acquisito in loco una potenza finanziaria, immobiliare e
politica che le permette di agganciare alla propria cordata anche
altre imprese, facendo loro da padrino.
http://www.balcanicaucaso.org/ita/aree/Serbia/Gli-USA-al-primo-posto-negli-investimenti-in-Serbia/(language)/ita-IT
I piccoli e medi imprenditori italiani, nella loro gran parte, non
delocalizzano non perché affetti dal virus del patriottismo, ma
semplicemente perché non saprebbero da che parte cominciare per farlo,
in quanto non possiedono gli agganci necessari per accedere ai fondi
europei e internazionali,  e per beneficiare degli sgravi fiscali in
loco, ed anche  per avere i terreni su cui insediare le fabbriche.
Potrebbero farlo soltanto se venisse loro offerta la possibilità di
agganciarsi ad una cordata internazionale che fornisse i contatti
giusti, permettendo loro così di sganciarsi dal territorio di
appartenenza. Si tratterebbe di essere ammessi come sudditi e vassalli
in quello che è oggi il feudo della Philip Morris, la Serbia. O almeno
questa sarebbe l'illusione, perché poi questi patti leonini non
offrirebbero vere garanzie future ai piccoli e medi imprenditori che
decidessero di accettarli.
Il "modello Marchionne" si risolve quindi in saccheggiare imprese in
Italia, ponendole sotto il controllo/tutela della Philip Morris, per
delocalizzarle in Serbia. Ciò spiega anche perché Bersani sia divenuto
un bersaglio per l'asse Veltroni-Marchionne, dato che, fatto fuori il
bersaglio Bersani, si potrebbe andare ad attingere al serbatoio di
imprese piccole e medie che egli rappresenta politicamente, alcune
delle quali tecnologicamente interessanti per le multinazionali.
Come già fu a suo tempo il "Veltrusconi", anche il "Veltracchionne"
non consiste in un vero progetto politico a lungo termine, ma è solo
un alibi politico in funzioni di operazioni affaristiche immediate di
marca FMI. Marchionne ammanta le sue operazioni affaristiche con
slogan idealistici ed "epocali", ciò in base ad una tecnica
pubblicitaria ampiamente sperimentata dai "Neocon" americani; una
tecnica che ovviamente si può reggere solo grazie all'appoggio di
media "insospettabili". Infatti un settimanale come "l'Espresso", che
si è costruito una credibilità con inchieste sul malaffare, ora spende
questa stessa credibilità per spacciare Marchionne come un
"sovversivo", dedicandogli una copertina in cui fa di lui l'icona di
un messia del cambiamento in Italia.
23 settembre 2010


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