(it) Botta e risposta sulla rivista "Anarchist Studies" tra Spencer Sunshine e gli autori del libro "Black Flame" [en]

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Ven 24 Set 2010 23:06:16 CEST


Nel 2009 è uscito il primo dei due volumi del lavoro monumentale
"Black Flame: the revolutionary class politics of anarchism and
syndicalism" di Lucien van der Walt e Michael Schmidt (militanti
comunisti anarchici sudafricani). Qui sotto una pedagogica polemica
tra Lucien van del Walt e Spencer Sunshine, recensore del loro libro
sulla rivista americana "Anarchist Studies".
"Anarchist Studies", che si definisce come "rivista interdisciplinare
di ricerca sulla storia, cultura e teoria dell'anarchismo", ha di
recente pubblicato una recensione critica a cura di Spencer Sunshine
avente come oggetto il libro di Lucien van der Walt e Michael Schmidt,
intitolato Black Flame: the revolutionary class politics of anarchism
and syndicalism. Ai 2 autori è stato concesso il diritto di replica.
In breve, la recensione di Sunshine loda Black Flame quale "miglior
assemblaggio di ricerche sulle complesse relazioni tra anarchismo
classico e questioni come il nazionalismo, l'imperialismo e la razza",
"mette in luce le ricche tradizioni sindacaliste dell'anarchismo in
Asia, Africa, Europa orientale, America Latina e Caraibica" e
"corregge quindi in modo cruciale l'eredità eurocentrica". Tuttavia,
egli sostiene pure che il libro fa "infuriare", dal momento che esso è
costruito su una definizione "del tutto inusuale" dell'anarchismo
(cioè, l'anarchismo quale forma del socialismo libertario), cosa che
porta all'esclusione di quelle (cosiddette) tradizioni "filosofica,
individualista, spirituale e di 'stile-di-vita'" (supposte quali
"maggioritarie" nell'anarchismo contemporaneo).

Nella sua replica, Lucien van der Walt fa notare che Sunshine non
porta alcun argomento serio sufficiente a respingere le tesi centrali
del libro: come quella con cui si sostiene che il movimento anarchico
nella sua globalità emerge dalla Prima Internazionale, che il
sindacalismo ne è parte integrante... che questa tradizione si
incardina sul razionalismo, sul socialismo e sull'antiautoritarismo...
come sugli scritti di Mikhail Bakunin e Pyotr Kropotkin... e che
questa "angusta" definizione risulti tanto difendibile sul piano
empirico quanto analiticamente utile. Nel presentare la visione
dell'anarchismo contenuta nel libro quale "del tutto inusuale",
Sunshine finisce con l'etichettare allo stesso modo la visione che
hanno dell'anarchismo una buona maggioranza di anarchici, di attivisti
sindacali e di movimenti ritenuti così da Sunshine forme di anarchismo
"del tutto inusuali" facendo ricorso ad una buona dose di retorica.

Qui sotto la recensione e la replica:


RECENSIONE
Anarchist Studies 18.1, pp. 113-115

Michael Schmidt and Lucien van der Walt, Black Flame: The
Revolutionary Class Politics of Anarchism and Syndicalism, Edinburgh &
Oakland, CA: AK Press, 2009


Black Flame è un lavoro intrigante ma che fa anche infuriare e che
merita di essere letto e dibattuto. Ricco dal punto di vista teorico e
storico, il libro giunge a conclusioni che gli autori definiscono
"piuttosto sorprendenti" e che comportano un "ripensamento" dei canoni
anarchici (p.17). Inoltre, gli autori dicono molto chiaramente che "se
il libro darà stimolo ad ulteriori ricerche sull'anarchismo, anche per
contraddire le tesi del nostro libro, vorrà dire che abbiamo fatto un
buon lavoro" (pp.26-7). Tuttavia, la particolarità delle
argomentazioni, ed il tono con cui vengono presentate, allontanano le
possibilità di una seria discussione su molte delle affermazioni
contenute nel libro.

Di particolare interesse è l'ultimo capitolo, il miglior assemblaggio
di ricerche sulle complesse relazioni dell'anarchismo con il
nazionalismo, l'imperialismo e la razza. Black Flame mette in luce le
ricche tradizioni anarchiche e sindacaliste in Asia, Afriica, Europa
orientale, America Latina e Caraibi, "correggendo così in modo
cruciale l'eredità eurocentrica" (p.21). Di grande interesse anche
l'attenta spiegazione delle differenze tra diversi sindacati
conflittuali.

Black Flame è importante anche perché colloca l'anarchismo nel suo
contesto sociale e storico. Gli autori sostengono che la nozione senza
tempo dell'anarchismo quale componente dell'esistenza umana trova
origine nel libro di Paul Eltzbacher, Anarchism, pubblicato nel 1900.
E' solo dopo che gli stessi anarchici (specialmente Kropotkin)
incorporeranno questa idea nelle loro convinzioni. Black Flame fa
notare che "se l'anarchismo è una caratteristica universale della
società, allora diventa alquanto difficile spiegare come mai sorga,
difficile collocarlo in un contesto storico, delinearne i confini ed
analizzarne il carattere di classe ed il ruolo svolto volta per volta
nel tempo". Perciò la prospettiva tradizionale "non riesce a
storicizzare la grande tradizione anarchica, né a spiegare perché
l'anarchismo sia nato e perché si sia rivolto a certe classi in
particolare" (p.18).

Gli autori insistono sulla necessità di una definizione vincolata per
gli studiosi: "Una buona definizione è quella che mette in luce le
caratteristiche distinguibili di una categoria data, lo fa in modo
coerente ed è in grado di differenziare una categoria dalle altre
categorie, organizzando così la conoscenza ed allo stesso tempo
rendendo efficaci tanto l'analisi quanto la ricerca" (p.43).

Sfortunatamente, alla loro definizione vi giungono attraverso una
serie di battesimi e di scomuniche retroattivi. Quella che gli autori
chiamano la "grande tradizione anarchica" è in realtà eccessivamente
ristretta rispetto quanti si identificano come anarchici. Nella loro
tradizione vi è per iniziare "l'anarchismo di classe" (che a sua volta
comprende i comunisti anarchici, i piattaformisti, gli Amici di
Durruti e gli insurrezionalisti galleanisti), ed a questi aggiungono
il sindacalismo in sé. La maggior parte di ogni sindacato conflittuale
globale riceve un battesimo di massa anarchico, mettendoci pure Daniel
DeLeon e James Connolly. Con una mossa retorica, la "grande tradizione
anarchica" si annette milioni di aderenti.

Ma gli scomunicati sono (cosa altamente possibile) la maggioranza di
quelli che oggi si identificano come anarchici. E qui ci riferiamo al
complesso della tradizione filosofica dell'anarchismo, di quella
individualista, di quella spirituale e di quella che fa
dell'anarchismo uno "stile-di-vita". Gli autori sostengono di "non
considerare queste tradizioni come facenti parte della grande
tradizione anarchica ... L'anarchismo 'di classe', a volte chiamato
anarchismo rivoluzionario o comunismo anarchico, è secondo noi l'unico
anarchismo" (p.19). Gli autori sono in disaccordo con Murray Bookchin
per il fatto che egli avesse coniato il termine di "anarchismo come
stile-di-vita", dal momento che "non è affatto corretto etichettare
come anarchiche queste sette, che non hanno nessun posto nella
tradizione anarchica, per cui essi non sono anarchici" (p.170).
(Tuttavia, secondo la loro cosmologia, anche Bookchin non è un
anarchico!)

Questa loro definizione così del tutto inusuale si basa sulla pretesa
che l'anarchismo può essere definito solamente dal momento in cui
Bakunin, durante la sua esperienza nell'Internazionale, ne diede dei
tratti operaisti, veramente alquanto ristretti ed opinabili. Black
Flame sostiene che il sindacalismo emerge direttamente dal periodo di
Bakunin; di cui ne fanno un sindacalista "senza riserva alcuna"
(p.134). Gli autori cercano di arruolare molti altri anarchici al
sindacalismo, come nel caso di Errico Malatesta "strenuo sindacalista"
(p.202). Kropotkin, dicono loro, scrisse il Mutuo Appoggio "per
provare la possibilità di una libera società socialista, che doveva
essere creata da una rivoluzione di classe" (p.302). Nel frattempo,
imbarazzanti sindacalisti proto-fascisti come Sorel e Labriola vengono
scomunicati da questa "grande" tradizione con gli stessi mezzucci
retorici.

Ai due autori bisogna riconoscere un grande contributo per il loro
esaustivo assemblaggio di ricerche sul nazionalismo e l'imperialismo e
per aver colmato la ormai vetusta lacuna sulla ri-collocazione in un
contesto sociale e storico dell'anarchismo classico. Ma il libro non è
per niente convincente ed è del tutto antistorica la loro più forte
affermazione, quella che cerca di costruire una impropria "grande
tradizione anarchica". Infine, ho veramente trovato che molte delle
posizioni contro cui si scaglia il libro - come quella che la nozione
di anarchismo può essere compresa come "punto di intersezione di
parecchie ideologie" (p.40), e che l'anarchismo ed il sindacalismo
sono "tendenze diverse, spesso sovrapponibili" (p.149) - siano ben
lontane dall'essere convincenti, più di quanto il libro pretenda di
fare".

Spencer Sunshine
PhD candidate, CUNY Graduate Center di New York City


REPLICA

Black Flame e la grande tradizione anarchica: replica a Spencer Sunshine

Anarchist Studies 18.1, pp. 115-117

Come Michael Schmidt ed io abbiamo fatto notare nel capitolo di
apertura di Black Flame: the revolutionary class politics of anarchism
and syndicalism, il nostro libro raggiungerà il suo scopo quando avrà
provocato dibattito sulle idee, sulla storia e sulla rilevanza della
grande tradizione anarchica. Ed abbiamo anche scritto che "i buoni
studi progrediscono tramite il dibattito e non attraverso la
costruzione di nuove ortodossie". Siano dunque benvenute le sfide e le
correzioni fondate sulla ricerca. E' con questo spirito che abbiamo
letto la recensione di Spencer Sunshine.

Tuttavia il dibattito dà frutti quando ci si mette la cura dovuta nel
sostanziare e nell'argomentare le affermazioni. E, ci dispiace dirlo,
il nostro recensore si è dimostrato piuttosto carente nello sviluppare
le sue critiche, puntando all'uso di un linguaggio polemico, su
asserzioni invece che su confutazioni ed infine su un'aneddotica
banale.

Sunshine sostiene che le "particolarità del tema" in Black Flame
allontanano "le possibilità di una serie discussione su molte delle
affermazioni contenute nel libro". Le "particolarità del tema" sono,
però, proprio e precisamente ciò che richiede una "seria discussione".
Ed è proprio di una "seria discussione" che risulta deficitaria la sua
recensione.

Anziché fornire una critica sostanziosa e sostanziata alle tesi
centrali contenute in Black Flame, il nostro recensore preferisce
trastullarsi con la lingua per delegittimare le nostre tesi. Ed eccolo
scrivere che Michael ed io operiamo essenzialmente attraverso una
serie di "battesimi e scomuniche retroattivi" e con la costruzione di
una "cosmologia" per via di "mezzucci retorici". Sunshine si affida
così a metafore di tipo religioso nel tentativo di negare il peso
dell'evidenza e la logica degli argomenti che il libro (primo di 2
volumi) sviluppa in quasi oltre 400 pagine con una genuina panoramica
globale mai tentata finora su 150 anni di storia anarchica nei 5
continenti. La vasta sintesi che ne deriva, l'evidenza testuale,
l'ampio spettro storico, gli innumerevoli casi citati - tutto ciò
viene trivializzato dal nostro recensore con una strategia che sa solo
dare etichette, forte nello stile e nell'immaginario, ma alquanto
insufficiente nel
 contenuto.

Nessun argomento viene portato a confutazione delle nostre tesi
centrali: che il movimento anarchico nella sua globalità sia emerso
nella Prima Internazionale, che il sindacalismo sia parte integrante
della grande tradizione anarchica, che questa tradizione si fonda sul
razionalismo, sul socialismo e sull'antiautoritarismo, che gli scritti
di Mikhail Bakunin e Pyotr Kropotkin sono rappresentativi di queste
idee centrali, e che questa "angusta" definizione sia tanto
difendibile sul piano empirico quanto analiticamente utile.

Sunshine, presentandoci come qualcuno che sputa sentenze ex cathedra,
tende, in breve, a fondare la sua critica maggiore su asserzioni di
fede, piuttosto che sulle dimostrazioni di fatto.

Poi egli sostiene, in tutta serietà, che Black Flame contenga una
concezione "del tutto inusuale" della tradizione anarchica. Secondo
Sunshine, gli autori di Black Flame hanno peccato nell'essersi
permessi di "scomunicare" ciò che costituisce secondo lui ("molto
probabilmente") la "maggioranza" di "chi oggi si identifica come
anarchico", le cosiddette tradizioni dell'anarchismo "filosofico,
individualista, spiritualista e come stile-di-vita".

In questo caso viene fornita un'argomentazione - ma è di tipo
meramente aneddotico. Le impressioni personali di un piccolo segmento
di ambienti anarchici (implicitamente tutti americani) vengono offerte
come confutazione di uno studio scientifico su 150 anni di storia
globale. Sunshine stesso è comprensibilmente alquanto insicuro sulla
validità di poter fare delle generalizzazioni sulla base del suo
entourage, per cui se la cava con un "molto probabilmente".

Ci ritroviamo adesso in un cul-de-sac dell'analisi in cui le idee di
Bakunin, Kropotkin, Errico Malatesta, Emma Goldman, Lucy Parsons, Liu
Shifu, Ricardo Flores Magón, Nicolás Gutarra, T.W. Thibedi, Nestor
Makhno, Juana Belém Gutiérrez de Mendoza, Kôtuku Shûsui, Shin Ch'aeho,
Ba Jin, James Connolly, Chu Cha-Pei e moltissimi altri, e la politica
di organizzazioni come le ispaniche CNT/CGT, l'australiana IWW, la
boliviana FOL, la messicana CGT, l'uruguaiana FAU/OPR-33, la
sud-africana ISL/IWA, la Associazione dei Lavoratori dell'Hunan, la
Lega Anarchica Orientale, l'Alleanza della Bandiera Nera, Ghadr, la
bulgara FAKB, l'egiziano Sindacato Internazionale degli Operai e degli
Impiegati, la russa SKT e moltissime altre, si ritrovano tutti ad
essere trattati semplicisticamente come aspetti "del tutto inusuali"
della tradizione anarchica. Un sorta di mero passaggio in una
tradizione anarchica che per Sunshine si suppone si sia incarnata in
quelle
 tradizioni di carattere "filosofico, individualista, spirituali e
come stile-di-vita" - nell'America di oggi. Avendo scelto questa linea
di argomentazione, Sunshine conclude la sua recensione con la
singolare affermazione che sono nei fatti le analisi contenute nel
libro a "colpire" il lettore perché "non sono convincenti" e "non sono
storiche".

Ancora una volta, il problema è un'analisi centrata sullo stile (in
questo caso riducendo l'anarchismo all'auto-identificarsi come
anarchico), piuttosto che sulla sostanza (movimenti politici e
prassi).

La recensione di Sunshine è corretta nel notare che Black Flame punta
ad una precisa definizione storica e vincolata dell'anarchismo e che
il nostro lavoro punta a sviluppare una cruciale critica correttiva
all'eredità eurocentrica. La sua sbrigativa stroncatura del libro,
comunque, si sgonfia precisamente proprio sull'analisi alquanto
stimolante che il libro fa dell'anarchismo e del sindacalismo.

Non c'è spazio per un dibattito fertile con questa sorta di
interventi, e sarebbe un peccato se i lettori di Anarchist Studies
dovessero non leggere Black Flame a conseguenza della recensione di
Sunhine.

Lucien van der Walt


Tratto da Black Flame Blog:
http://black-flame-anarchism.blogspot.com/2010/09/exchange-on-black-flame-between-spencer.html
Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.


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