(it) Comidad, le news del 16 settembre 2010

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Lun 20 Set 2010 09:15:02 CEST


Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce “Commentario” e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
IL RICATTO COLONIALISTICO DELLE DELOCALIZZAZIONI
Giorgio Cremaschi, dirigente della FIOM, ha commentato così la
decisione di Federmeccanica di attuare la disdetta del contratto dei
metalmeccanici firmato nel 2008: "Anche se gli effetti formali di
questa disdetta sono rinviati nel tempo, visto che il contratto resta
comunque in vigore fino al 2012, quelli politici si dispiegano subito.
Dimostrano che gli industriali italiani vogliono competere con i paesi
a più basso costo del lavoro, senza investimenti, tagliando diritti e
salario."
Insomma, secondo Cremaschi, gli imprenditori italiani non avrebbero
sufficiente autostima e, invece di competere con Germania e Stati
Uniti, preferiscono misurarsi con Paesi che magari sono in Europa, ma
che comunque, economicamente, sono terzo mondo.
In realtà il problema è che gli industriali non hanno nessuna
intenzione di competere con chicchessia, ed il ricatto delle
delocalizzazioni non deriva affatto dal minore costo del lavoro in
questo o quel Paese, ma dalla politica di incentivi alla
delocalizzazione attuata dagli organismi internazionali, come il Fondo
Monetario Internazionale, ma anche dall'Unione Europea. Quando si
parla di questi argomenti è meglio riferirsi rigidamente agli atti ed
ai documenti ufficiali; e non tanto perché altrimenti tutto verrebbe
liquidato con le solite battute sulle "teorie del complotto" e sulle
"bufale che circolano su internet" (certi slogan funzionano in
automatico), ma soprattutto perché non si coglierebbe il fatto che i
veri criteri di funzionamento del sistema affaristico sono
universalmente noti, e che gli slogan come "competizione" servono
appunto a confondere le acque.

Il 14 marzo 2006 il Parlamento europeo ha approvato una relazione in
cui si rivolge questo appello alla Commissione europea: "la
Commissione deve adottare tutti i provvedimenti necessari affinché la
politica regionale europea non costituisca un incentivo alla
delocalizzazione di imprese".

La relazione del Parlamento europeo in oggetto, redatta in base
all'indagine condotta dal deputato Alain Hutchinson,  è reperibile
all'indirizzo dell'europarlamento.
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+IM-PRESS+20060313IPR06152+0+DOC+XML+V0//IT

La relazione si limita ad osservare che molte delocalizzazioni di
imprese - ci si riferisce evidentemente a quelle nell'Europa dell'Est
- non corrispondono a criteri di redditività economica, ma sono dovute
semplicemente al fatto che le imprese possono giovarsi di una serie di
fondi e contributi pubblici che rendono conveniente l'operazione. In
altri termini, sono i fondi europei allo sviluppo che vanno a
finanziare i licenziamenti, perciò le tasse che tanti lavoratori hanno
pagato negli anni, sono state usate dai governi per privarli del posto
di lavoro. La relazione approvata dal Parlamento europeo proponeva
perciò di punire, con la sospensione degli incentivi allo sviluppo
regionale, tutte le imprese che approfittano del denaro pubblico per
licenziare e delocalizzare.

Risulta evidente che la Commissione europea non ha mai tenuto conto di
questa raccomandazione del Parlamento europeo - che notoriamente non
conta nulla -, altrimenti oggi la FIAT non potrebbe delocalizzare,
grazie ai fondi europei, le sue fabbriche in Serbia o in Polonia, e
ciò senza dover temere la benché minima sanzione dalla Commissione
stessa. I "fondi europei per lo sviluppo regionale" perciò non sono
altro che l'etichetta di copertura per poter elargire sussidi pubblici
alle imprese private.

Quindi la "Competizione", il "Mercato" e la "Concorrenza" sono
personaggi delle fiabe, mentre il colonialismo delle multinazionali è
una realtà; come pure costituisce una realtà il fatto che lo
strapotere coloniale delle multinazionali si fonda sull'uso e
sull'abuso del pubblico denaro. Anche la Serbia, la Polonia e la
Romania sono costrette a loro volta a pagare, attraverso incentivi e
sgravi fiscali alle imprese, l'onore di essere colonizzate dalle
multinazionali.

L'Occidente non esiste: per le multinazionali siamo tutti terzo mondo.
L'ultima spiaggia dell'unità sindacale invece oggi è proprio
l'ideologia occidentalistica, cioè l'illusione di essere parte di
un'area eletta del pianeta, che può permettersi di dare lezioni di
democrazia e Stato di Diritto ad altri Paesi. Non a caso l'unica
iniziativa unitaria di Cgil, Cisl e Uil di questi ultimi anni è
consistita in un comunicato congiunto dell'11 febbraio scorso, in cui
si sollecitava l'Unione Europea ad adottare sanzioni contro l'Iran:

"CGIL CISL e UIL, nel ribadire la mobilitazione dei lavoratori
italiani contro il regime iraniano, sollecitano con forza la comunità
internazionale e l’Unione Europea a mettere in atto tutte le
iniziative di pressione perché in quel Paese cessi la repressione
violenta e vengano garantite le libertà e i diritti fondamentali. Le
annunciate sanzioni economiche mirate nei confronti dell’Iran vanno
realizzate con immediatezza."
http://www.cgil.it/tematiche/Documento.aspx?ARG=INTL&TAB=0&ID=13110

Quindi dei sindacati italiani si fanno promotori e celebratori di
un'aggressione coloniale nei confronti di un altro Paese, e chiamano i
lavoratori a mobilitarsi per questo; e tutto ciò viene giustificato in
base ad "informazioni" esclusivamente di fonte colonialistica. D'altra
parte, per i sindacati  "colonialismo" è una parola proibita, perciò
tutte le sventure che capitano ai lavoratori italiani devono essere
attribuite esclusivamente al "Mercato".

Nulla di male ad essere contro il regime iraniano, ma non sta scritto
da nessuna parte che i Paesi "occidentali" abbiano qualcosa da
insegnare agli altri in fatto di Stato di Diritto, anzi sta scritto il
contrario. Nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8
aprile 2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 16 aprile 2008, n.
90, "in attuazione dell'art. 39 della legge 3 agosto 2007, n. 124 ",
c' è in allegato un elenco dei settori che possono essere considerari
oggetto di segreto di Stato, e già i primi due dei diciotto punti
previsti sono sufficienti a coprire ogni attività umana:

"1. La tutela di interessi economici, finanziari, industriali,
scientifici, tecnologici, sanitari ed ambientali;
  2. la tutela della sovranita' popolare, dell'unita' ed
indivisibilita' della Repubblica; ...".

  http://www.altalex.com/index.php?idnot=41541

Quindi non solo ogni attività economica e sociale, ma anche la
sovranità popolare può essere messa sotto segreto di Stato (come a
dire che il risultato elettorale viene deciso nelle sedi competenti,
che certo non sono le urne). Si tratta ovviamente di segreti di
Pulcinella, dato che lo scopo vero del segreto di Stato è quello di
creare un "legittimo impedimento", cioè riservare l'impunità, ed una
condizione di superiorità alla legge, agli affaristi ed ai loro
complici nei servizi segreti e nelle altre istituzioni.

Leggi del genere non spuntano fuori dal nulla come improvvisi colpi di
Stato, ma rappresentano l'espressione di un consolidato sistema di
totalitarismo degli affari, che prende le sue contromisure contro
eventuali incidenti di percorso.  Insomma, nei suoi ultimi giorni di
vita, il governo Prodi bis si è preoccupato di difendere le
multinazionali da quella piaga costituita dai funzionari integerrimi,
in modo da evitare che succeda di nuovo ciò che è accaduto alla povera
Philip Morris, perseguitata per tutti gli anni '90 per trascurabili
reati di contrabbando ed evasione fiscale miliardaria, e poi esposta
al pubblico ludibrio in documenti ufficiali della Unione Europea e, in
Italia, persino della Commissione Antimafia.
http://www.publicintegrity.org/investigations/tobacco/assets/pdf/Antimafia%20Tobacco%20final%20report%20Mantovano%20March%2001.pdf

16 settembre 2010


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