(it) Irlanda: Il settore pubblico pagherà i costi dell'accordo governo-sindacati

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Mar 25 Maggio 2010 12:46:13 CEST


LA LINEA DEL FRONTE E' TRACCIATA
La maggioranza degli iscritti ai sindacati del settore pubblico aveva
votato per lo sciopero in occasione della finanziaria del dicembre
2009. I vertici sindacali avevano interpretato questo voto come una
giustificazione per continuare il negoziato, nel corso del quale si
erano spinti a dichiarare che il governo avrebbe potuto ottenere i
risparmi necessari senza ridurre ulteriormente gli stipendi
implementando la "Transformation Agenda".
Il Governo ne ha preso nota e fatto tesoro e dopo essere uscito dai
negoziati ha messo mano ai tagli agli stipendi per poi invitare i
sindacati ad una verifica della "Transformation Agenda". I vertici
sindacali frenavano la protesta con cui i lavoratori speravano di
ricuperare quanto avessero perso, ed è nato un nuovo accordo il 31
marzo.
Ma come si sa, gli accordi non si dovrebbero respingere per principio.
Occorre calcolare i benefici che ne derivano ai lavoratori:
* non verranno tagliati ulteriormente gli stipendi pubblici almeno
fino al 2014, ma il governo ha dei precendenti e potrebbe
tranquillamente stracciare l'accordo all'occorenza; nel frattempo
viviamo in un'era di costante tassazione indiretta...
* la promessa che se siamo in linea con i risparmi previsti via
"razionalizzazione" e "ristrutturazione" e se c'è l'ok dell'organismo
di controllo nella primavera del 2011, allora il governo vedrà quello
che può fare rispetto ai bassi stipendi dei lavoratori a partire dalla
soglia dei 35.000 euro annui;
* nessun esubero obbligatorio di personale se il governo ottiene i
risultati voluti. E questo è un beneficio?

Ora vediamo gli aspetti negativi.

* nuovo sistema pensionistico a partire dal 2011, con cui si abbandona
lo schema dei benefici predefiniti per accedere ad una piano di
contribuzione. Su questo l'accordo è stato raggiunto senza una
verifica dei dettagli, dando carta bianca ad un governo che si è già
dimostrato pronto a perseguire i suoi interessi.
* Aumento delle ore di lavoro per molti, dalle 8.00 alle 20.00.
* Riduzioni del personale.
* Nessun rimpiazzo di personale finché il governo non riduce i livelli
occupazionali ad un numero che solo loro hanno in mente.
* Completa cooperazione dei lavoratori ai piani di "razionalizzazione"
e "ristrutturazione".
* Nessuno sciopero per retribuzioni o condizioni di lavoro.
* Organismo indipendente di controllo, che includerà alcuni membri
della confederazione sindacale e che monitorerà il processo di
trasformazione ed i progressi ottenuti.
* Massimizzare la produttività, qualunque cosa ciò significhi nei
settori dell'istruzione, della sanità e dei trasporti per citarne
alcuni.
* Nessun piano di ripristino dei livelli stipendiali pre-tagli.
* Nuovi contratti da sottoscrivere, anche se non se ne conoscono i
dettagli ed i contenuti!

Dobbiamo respingere questo accordo, che è peggiore dello statu quo. E'
talmente brutto che addirittura gli esecutivi di alcuni sindacati
hanno intimato ai loro delegati al negoziato di non firmare nessun
accordo. I dirigenti sindacali hanno dimenticato come si fa a lottare
ed anche quelli tra loro che tuonano contro questo accordo, non
vogliono altro che tornare a sedersi al tavolo e rinegoziare.

Quando voteremo per questo accordo, ribadiremo la nostra scelta di
sciopero fatta nell'ottobre del 2009. I nostri sindacati sono ancora
nostri. E' bene che questo messaggio giunga chiaro e nitido ai
dirigenti dell'ICTU, ai tromboni di Liberty Hall ed al Parlamento. La
trasformazione che noi vogliamo è quella di riprenderci il
sindacato... e solo noi lo possiamo fare.

D. Freeman

Tradotto ed adattato da "Workers Solidarity" n°115, maggio/giugno
2010, a cura della FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

http://www.wsm.ie


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