(it) FdCA: Documento finale 75° Consiglio dei Delegati

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Mer 19 Maggio 2010 08:13:13 CEST


I LAVORATORI EUROPEI SVENDUTI PER UNO SCUDO DI 750 MILIARDI
CONTRO I SIGNORI DI BRUXELLES
RICOSTRUIRE LO SPAZIO SOCIALE EUROPEO
COSTRUIRE RETI DI RESISTENZA SOLIDALE SENZA CONFINI
Stato non mangia Stato. Specialmente se è avvelenato e contagioso.
L'Unione Europea ha dovuto suo malgrado salvare lo Stato greco per
arginare un duplice contagio: quello da debolezza monetaria delle
casse della Grecia e quello da forza combattiva del movimento di
protesta dei lavoratori greci. Salvare da bancarotta lo Stato greco
era necessario perché le mobilitazioni sociali e politiche in Grecia
stavano svelando l'inganno su cui è stata costruita l'Unione Europea e
potrebbero innescare movimenti simili in altri Paesi a rischio come il
Portogallo, la Spagna, l'Irlanda e... l'Italia. Insostenibile.

Ma salvare la Grecia era necessario anche per garantire la stabilità
del più grande mercato capitalistico (ben oltre i confini della sola
UE) e quindi gli interessi di grandi e medie istituzioni finanziarie
ancor prima delle industrie europee.

Non è un caso che dei 750 miliardi di euro stanziati da Bruxelles, i
prestiti pari a 440 mld della UE più 220 mld del FMI hanno come
obiettivo il rimborso dei debiti in scadenza per Paesi come la Grecia
ora e poi il Portogallo, l'Irlanda e la Spagna. E non è un caso che i
restanti 90 miliardi di euro (30 del FMI più 60 della Commissione
Europea) hanno come obiettivo la fornitura di credito a Paesi
probabilmente con problemi nella bilancia dei pagamenti e nel debito,
come era stato fatto nel recente passato per l'Ungheria, la Lettonia,
la Romania, che costituiscono ancora un problema ai confini della zona
euro.

Ma una quantità illimitata di miliardi di euro uscirà dalle casse
della BCE per essere destinata all'intervento sul mercato dei titoli
di stato (ancorché "spazzatura") per acquistarli, farne scendere i
rendimenti e farne salire i prezzi; per l'immissione e il ripristino
di liquidità sui mercati finanziari, anche a costo di riattivare i
titoli sospesi con la Federal Reserve come ai tempi della tristemente
famosa Lehman.

Giubilo per gli investitori d'oltreoceano e d'oltremanica!

Ma tutto questo ha un costo sociale. Un costo sociale enorme. Di
questo si è reso conto il movimento di lotta in Grecia: il salvataggio
della Grecia coincide con il sacrificio del suo popolo, dei suoi
lavoratori, con un'operazione depressiva sul salario, sugli stipendi,
sulle pensioni, sull'assistenza, sulle imposte indirette. Il prestito
ricevuto dalla Grecia sarà ripagato dai lavoratori greci, mentre le
sue istituzioni finanziarie tornano a far affari nelle Borse del
continente.

Lo stesso sta per accadere per Portogallo, Irlanda e Spagna che
dovranno emettere solo nel 2010 145 mld di titoli di stato per
rimborsare titoli in scadenza e finanziare il deficit, a cui
aggiungere i 250 mld per l'Italia. Se la ex-Tigre Celtica ha già
iniziato la cura dimagrante a danno dei suoi lavoratori, per Spagna e
Portogallo si apre un periodo di stretta sul versante delle
infrastrutture e della spesa per istruzione e sanità, con conseguente
riduzione del potere d'acquisto e della ricchezza nelle mani dei
lavoratori, sempre più impoveriti e ricattabili.

Anche se benevole agenzie di rating dicono che l'Italia è fuori dai
cosiddetti PIGS, nel nostro Paese si attendono altrettante misure
restrittive su uno scenario in cui le retribuzioni sono le più basse
in Europa e lo stato sociale è stato assottigliato negli ultimi 15
anni a tutto vantaggio di privatizzazioni e sussidiarietà. Se già
Confindustria a braccetto con la CISL chiedono interventi nella
direzione prevista per la Grecia e gli altri (con adeguate
compensazioni per le imprese), è tuttavia lo stesso ministro del
tesoro ad annunciare una manovra correttiva biennale da 25-30
miliardi.

Occorre prepararsi alle mobilitazioni, costruire nei luoghi di lavoro
e nel territorio sentimenti e valori di solidarietà e di giustizia,
costruire organismi di solidarietà dal basso per la lotta e nella
lotta che si preannuncia.

In un Paese in cui il gioco del cannibalismo politico interno alle
classi dominanti si fa pesante, proprio ora che il popolo non ha
nemmeno monetine da lanciare addosso a corrotti e corruttori, si
aprono spazi per una nuova cultura della politica, resiliente alla
delega in bianco alle caste parlamentari, in un contesto in cui ancora
una volta la realtà dello scontro di interessi tra le classi potrebbe
travolgere il moderatismo della maggioranza della CGIL e radicalizzare
le componenti più sensibili, iniettare fiducia nel sindacalismo di
base e mobilitare tutte le strutture sociali e politiche di
opposizione in un movimento di massa e di rinascita del protagonismo
sociale per l'alternativa comunista e libertaria.

In Italia e in tutta Europa, costruire e federare le lotte, federare
gli organismi di resistenza e di ricostruzione di una società più
giusta, più solidale, nell'autogestione e nell'autogoverno. Questo
l'impegno dei comunisti anarchici europei e della FdCA.

Non sarà il default finanziario ad abbattere gli Stati, ma il
movimento rivoluzionario del proletariato auto-organizzato!!

Consiglio dei Delegati
FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI

Reggio Emilia, 16 maggio 2010

http://www.fdca.it


[Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca -A- fdca.it>]


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