(it) Torino. L’autogestione non si arresta

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Dom 16 Maggio 2010 11:45:08 CEST


Una prima risposta agli arresti del 12 maggio è arrivata già il giorno
successivo.
Salone del libro: contestati Padoin, Maddalena, Caselli.
Giovedì 13 maggio. Intorno alle 19 un folto gruppo di solidali ha fatto
una sortita al Salone del Libro. Uno striscione con la scritta “liberi
tutti” è stato aperto di fronte all’area dove era in corso la
presentazione dell’ultima fatica letteraria del prefetto Padoin. Lo stesso
che si vanta si aver sgomberato tutti i posti liberati a Padova, “dopo
aver arrestato tutti gli occupanti”.
Colti di sorpresa, Padoin, il Procuratore capo di Torino Caselli ed il
Procuratore Generale Maddalena fissavano esterrefatti ed un po’
preoccupati gli anarchici che scandivano slogan. Inutile l’intervento
degli uomini della sicurezza Fiat, colti di sorpresa dall’improvvisa
contestazione.
Dopo un corteo all’interno degli spazi del Salone, al grido di “libertà”,
i compagni si sono allontanati con calma. I pochi poliziotti presenti
hanno osservato senza intervenire.

Sabato 15 maggio ore 10 presidio solidale a Porta Palazzo, angolo corso
Giulio Cesare (lato destro).
Sabato 15 maggio ore 17 presidio al carcere delle Vallette.

Altri appuntamenti:
Lunedì 17 maggio
15,30/19 - Palazzo Nuovo - via S.Ottavio
“Un popolo di pazzi?”
punto info solidale con la lotta dei lavoratori greci

Lunedì 24 maggio
ore 21 in corso Palermo 46
Resistenza rom a Milano: la lotta contro gli sgomberi.
Interviene Antonio D’Errico del Comitato Antirazzista Milanese

I lunedì della resistenza antirazzista.
Due lunedì al mese (uno sì e uno no) – assemblee informative e punti info
antirazzisti.

Di seguito il volantino che stiamo distribuendo in questi giorni

Viviamo tempi difficili. La crisi morde con violenza le periferie, dove
ogni giorno qualcun altro perde il lavoro, va in cassa, si adatta a
scaricare cassette per tre euro l’ora. Chi resiste, chi lotta, chi si
mette di mezzo, chi semplicemente dice la propria viene inquisito,
sorvegliato, arrestato.

Il 12 maggio ci sono stati arresti, perquisizioni e la consueta follia
mediatica a fare da puntello. La polizia ha perquisito quattro posti
occupati, ha arrestato e tradotto in carcere tre compagni, ne ha spediti
quattro ai domiciliari ed imposto ad altri nove l’obbligo di firma. Le
accuse sono di resistenza, lesioni, travisamento. Il Pm è Antonio Rinaudo,
specializzatosi negli ultimi tempi nella caccia agli anarchici.
La cornice sono i fatti del 10 dicembre 2009, quando, in una sola mattina,
vennero sgomberati Cà Neira e Lostile. Nel tardo pomeriggio noi di Cà
Neira occupammo un nuovo stabile (ex cinema Zeta), fummo sgomberati e
tradotti in questura in quattro, mentre il presidio di solidali sotto
Lostile fu duramente caricato.
Alla prima carica ne seguirono altre arginate da cassonetti in strada. I
16 solidali finiti nel mirino della magistratura – tra loro una compagna
che finì all’ospedale per una mano fratturata dalle manganellate – sono
accusati di aver resistito alle violente cariche della polizia, che,
nell’occasione, oltre a lacrimogeni e manganelli, mise in scena anche
caroselli con le auto in mezzo al corso.

Tira aria pesante. E non da oggi. Al di là dei singoli episodi repressivi,
in gioco è quel che resta della libertà di dire e di fare in questa città
dove si vive e si lavora come nell’800, precari e senza tutele, dove le
fabbriche sono diventate centri commerciali, con tanto di sponsor
pubblici, ma non ci sono risorse per case, scuole, asili, ospedali,
ambulatori, assistenza ad anziani e disabili, trasporti pubblici. Viviamo
ai margini di una vetrina che nessuno deve sporcare.
In questa città tutta luci d’artista, sindoni, grandi eventi e grandi
opere, il ricatto del lavoro impone a tutti ritmi massacranti e salari da
fame. E zitti. Perché chi parla, chi alza la testa, è fuori senza pietà.
Agli immigrati va peggio, perché se perdono il contratto di lavoro,
perdono il diritto legale di stare in Italia: sono i nuovi schiavi di
quest’Europa di confini e filo spinato. Gente la cui vita vale poco o
nulla.

Politici, media e magistratura vogliono tapparci la bocca, criminalizzando
ed inquisendo pratiche di solidarietà e resistenza che temono contagiose.
Non si contano più le denunce, le inchieste, i rinvii a giudizio. Nel
mirino chi resiste al razzismo, chi occupa case abbandonate, chi si oppone
alla guerra e al militarismo.
Il 18 giugno due di noi saranno processati perché accusati di aver
diffamato e minacciato un nazista dichiarato come Borghezio. Il 24
settembre toccherà ad altri sei di noi andare alla sbarra per un’azione di
protesta simbolica davanti all’Unione Industriali in occasione del G8
all’Aquila.

Chi, come gli anarchici, si oppone alla normalizzazione violenta dello
spazio sociale, ai militari in strada, alla guerra tra poveri, alle retate
di immigrati “senza carte”, alle prigioni per clandestini, alle
deportazioni forzate, inquieta politici e padroni.
Chi, come gli anarchici, occupa e fa vivere posti abbandonati, ricorda che
le leggi sanciscono il diritto di ha molto contro chi ha poco o nulla.
Ricordano che la proprietà è un furto. Nell’ultimo anno è aumentato del
22% il numero degli sfratti per morosità: sono circa 10.000 i torinesi
gettati in strada, perché non ce la fanno più a pagare il fitto, le
bollette, la retta dell’asilo per i figli. Occupare una casa vuota,
resistere agli sfratti, è un’opportunità che nessuno deve suggerire a chi
non ha – o non ha mai avuto - un tetto.
Chi, come gli anarchici, continua a praticare l’autogestione, il mutuo
appoggio, la solidarietà concreta tra oppressi e sfruttati fa paura. Fa
paura perché suggerisce che questo non è il migliore dei mondi possibili,
che si può praticare – sin da ora – l’utopia concreta di relazioni
solidali, libere, non mercificate.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torino
Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21
338 6594361 fai_to a inrete.it


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