(it) Comidad, le news del 25 marzo 2010

a-infos-it a ainfos.ca a-infos-it a ainfos.ca
Ven 26 Mar 2010 09:13:36 CET


NEWSCOMIDAD
 Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce “Commentario” e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
CASO TREMONTI-DRAGHI: LA CIALTRONIZZAZIONE È UN’ARMA DEL COLONIALISMO
L’ennesima polemica fra il ministro Giulio Tremonti e il governatore
della Banca d’Italia Mario Draghi si è avvalsa della consueta
attenzione spropositata da parte dei media, come se davvero si
trattasse di uno scontro tra opposte concezioni dell’economia. In
quest’ultima occasione è anche ricomparso il Tremonti “no global”,
tanto da far ipotizzare ad alcuni che il ministro sia affetto da
quella che gli psichiatri chiamano sindrome da personalità multipla.
C’è un Tremonti-uno che attacca l’euro ed un Tremonti-due che ne
esalta la funzione di equilibrio, un Tremonti-tre che considera
eccessiva la spesa sanitaria ed un Tremonti-quattro che la ritiene
modesta, un Tremonti-cinque che difende il posto fisso ed un
Tremonti-sei che continua a precarizzare il lavoro, un Tremonti-sette
che condanna il pensiero unico del mercato ed un Tremonti-otto che si
appella al mercato per impedire che i megastipendi dei manager vengano
regolati, un Tremonti-nove che se la prende con gli “Illuminati” ed un
Tremonti-dieci che si fa invitare al gruppo Bilderberg, un
Tremonti-undici che vorrebbe ridurre le tasse ed un Tremonti-dodici
che dice che le tasse non si toccano, ecc. ecc. Si potrebbe continuare
all’infinito, al punto che viene il sospetto che in realtà Tremonti
sia uno solo, lo stesso cialtrone di sempre.

Ultimamente Tremonti se l’è presa anche con esponenti del Fondo
Monetario Internazionale, cosa che gli ha procurato le rampogne di
Valentino Parlato, il quale sulle colonne del “il Manifesto” ha quasi
gridato al sacrilegio. Valentino Parlato avrebbe fatto meglio a
chiedersi come mai il Decreto Tremonti, diventato poi la Legge
133/2008, costituisca un elenco di privatizzazioni, che vanno
dall’acqua ai patrimoni immobiliari delle Università e del Demanio
dello Stato, un elenco che ricalca pedissequamente le istruzioni che
il FMI impone da decenni ai governi di tutto il pianeta. Forse a
distanza di due anni Tremonti si è pentito di aver privatizzato tanto?
Per nulla, dato che con il federalismo fiscale si prepara addirittura
a privatizzare la stessa esazione fiscale alla fonte, e non più il
solo recupero crediti.

A Valentino Parlato occorrerebbe spiegare che i ministri hanno la
tendenza a non dire quello che pensano, non solo perché difficilmente
pensano qualcosa, ma soprattutto perché i loro obiettivi sono
inconfessabili.  La Legge 133/2008 non è soltanto incostituzionale, è
illegale, poiché aliena dei beni pubblici senza contropartite, quindi
per vararla non bastava farla approvare dal parlamento ad agosto, ma
occorreva anche sollevare fumo, parlare d’altro. Così Tremonti svolge
con discrezione il suo ruolo coloniale di servitore del FMI, recitando
in pubblico la parte del nemico dei “poteri forti” sopranazionali.

È la logica delle pubbliche relazioni: dire alla gente ciò che
vorrebbe sentire, senza far seguire alle chiacchiere le decisioni, ma
recitando anche la parte della vittima circondata da nemici che
mettono bastoni tra le ruote. In un periodo storico in cui tutti gli
obiettivi dell’azione di governo sono illegittimi, illegali e
inconfessabili, poiché finalizzati esclusivamente agli interessi del
colonialismo e al criterio degli affari, la cialtroneria dei ministri
diviene un accessorio indispensabile della loro funzione; una funzione
che risulta appunto inseparabile dal seminare confusione nell’opinione
pubblica.

La cialtroneria di un Tremonti o di un Brunetta - per non parlare di
Berlusconi - costituisce quindi un elemento nel quadro generale della
guerra psicologica, che include tra le sue armi la cialtronizzazione
di un popolo, il suo annichilimento morale e culturale.  Il
colonialismo infatti è guerra; perciò anche quella che si considera
“pace”, non è altro che guerra condotta con altri mezzi. Genocidio
fisico e genocidio morale/culturale possono andare di pari passo nei
processi di colonizzazione, come quando negli Stati Uniti i Pellerossa
erano oggetto di sterminio e, nello stesso tempo, molti di loro
venivano umiliati costringendoli ad esibirsi nel circo di Buffalo
Bill.  L'opinione pubblica deve essere però indotta ad accettare la
cialtroneria dei propri rappresentanti, ed a ritenerla persino una
norma sociale.

Il ruolo mediatico di Mario Draghi è quindi speculare alle esibizioni
di Tremonti, per cui due personaggi di per sé inattendibili possono
ri-acquisire credibilità criticandosi a vicenda. Tutti si sono accorti
che, con lo scudo fiscale, Tremonti ha legalizzato il riciclaggio di
denaro proveniente da traffici illegali, e in più non ha riportato un
soldo in più nella casse dello Stato. Tutti sanno che la produzione
crolla e che la disoccupazione aumenta.  Arriva anche Draghi, buon
ultimo, a scoprire l’acqua calda e allora i media possono finalmente
esaltare il ruolo di “controllo” della Banca d’Italia. Arrivano poi i
commentatori ufficiali a cantare lo scontro epico fra il liberista
Draghi ed il “colbertista” (da Colbert, ministro di Luigi XIV)
Tremonti, per conferire al tutto un alone pseudo-culturale a base di
memorie confuse di manuale di liceo.

La figura di Draghi è anche legata ad un aneddoto reso popolare dagli
interventi di Francesco Cossiga e, ultimamente, anche dal ministro
Brunetta: la riunione del 1992, con l’allora Governatore della Banca
d’Italia Ciampi, ed alcuni finanzieri internazionali, sul panfilo
“Britannia”, in cui sarebbero state decise le privatizzazioni delle
aziende italiane a partecipazione statale. L’episodio, in sé
plausibile, non può comunque essere ritenuto decisivo, ma rientra
nella logica delle pubbliche relazioni dei colonialisti nei confronti
di una loro colonia: invece di fornire agli interessati soltanto un
libretto di istruzioni, li si fa partecipare ad un incontro in cui si
finge di dar loro importanza. Anche le famose riunioni del gruppo
Bilderberg fanno parte di queste tecniche di pubbliche relazioni, in
modo da offrire ai servi un momento di euforia e di gratificazione.

Undici anni or sono, fu ucciso dalle presunte Brigate Rosse il
giurista Massimo D’Antona, consulente del ministro del Lavoro di
allora, Bassolino. A distanza di qualche anno, nel 2002, fu ucciso
un’altro consulente giuridico del governo, stavolta di centro-destra,
Marco Biagi.  Il ruolo di questi due consulenti è stato enfatizzato
dai media, come se il loro apporto fosse stato davvero determinante
nel varare le “riforme” successive delle relazioni sindacali e del
rapporto di lavoro.

In realtà le cosiddette “riforme” vengono attuate dai governi, di
destra o di “sinistra”, in base a moduli prestampati forniti dal Fondo
Monetario Internazionale. Aver battezzato la Legge 30 sulla
precarizzazione del lavoro con il nome di Marco Biagi risulta una tale
forzatura propagandistica da rendere sospetto persino il suo
“martirio”, dato che il sacrificio del giurista ha conferito un alone
sacrale anche alla legge che ne porta pretestuosamente il nome. Lo
stesso vale per il caso D’Antona, poiché non occorreva certo la
creatività di un talento giuridico per andare a ridurre tout court i
diritti sindacali.

Qui non si tratta di “cultura del sospetto”, dato che non c'è nulla di
strano a ritenere che chi abbia fatto trenta (in questo caso la Legge
30/2003,) possa anche aver fatto trentuno: la guerra psicologica può
avere necessità di seminare cadaveri, appunto perché è guerra.

25 marzo 2010


More information about the A-infos-it mailing list