(it) Perché la protesta sociale in Venezuela? (es)

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Mer 24 Mar 2010 07:59:20 CET


* Per chi vive fuori dal paese ma accettando la versione ufficiale senza
conoscere la situazione venezuelana, si sconcerta e sorprende di fronte
alla crescita del malessere collettivo e delle lotte popolari ( 2893
manifestazioni di piazza dall’ottobre del 2008 al settembre del 2009; 1763
nello stesso periodo dal 2007 al 2008), presentiamo alcune motivazioni per
comprendere effettivamente le cause del conflitto sociale in Venezuela.
La maggior parte delle cifre di seguito presentate possono essere
verificate ( con ampia indicazione delle fonte originali) nel Report
PROVEA 2008/2009, all’indirizzo www.derechos.org.ve. Gli altri dati
inclusi sono stati estratti dalla stampa e sono rintracciabili attraverso
internet.
I.-
Si evidenzia il fallimento dell’attuale politica agro alimentare,
segnalando che le importazioni del settore sono salite da 1.626 milioni di
dollari nel 1999 a 7.477 nel 2008. Solo nell’ultimo anno per garantire
l’approvvigionamento di alimenti a prezzo agevolato, il Governo ha dovuto
acquistare dall’estero il 57,9% di tutti i prodotti necessari. Così si è
passati da un modello di importazione alimentaria che, negli anni novanta,
costava per singola persona 75 dollari all’anno, ai 267 dollari dell’epoca
attuale.

Il problema però non risiede solamente nell’accresciuta dipendenza
dall’estero per le derrate alimentari, ma anche nell’inflazione del
settore giunta nel 2008 al 46,7% e nel 2009 arrivata sopra il 36%. Questa
escalation dei prezzi non viene compensata in alcun modo dai limitati
aumenti al minimo salariale e nemmeno dalla distribuzione di alimenti a
prezzo popolare attuati attraverso il progetto MERCAL, progetto tra
l’altro, già adesso in schietta agonia a causa della corruzione e della
mancanza di riforniture.

Come conseguenza diretta di una strategia governativa che si è appoggiata
sulla capacità di acquisto dello Stato e non sullo sviluppo della
produzione, (senza differenziarsi va riconosciuto, da quella che è
diventata ormai la regola storica del rentismo/ assistenzialismo frutto
delle entrate petrolifere), la recente svalutazione colpirà in maniera
dura e diretta il nostro consumo alimentare. In Venezuela si lotta perché
non siano i gradini più bassi della società quelli che pagano il costo
degli errori, la mancanza di lungimiranza e la corruzione del potere.

II.-

Da quando questo Governo è salito al potere, nonostante il fatto di poter
contare su introiti nazionali maggiori che in qualsiasi altro periodo
della storia nazionale, la situazione di povertà ed esclusione che
persiste per ampi settori della società venezuelana ha aggravato la
violenza urbana. Se nel 1998 abbiamo avuto una stima nazionale di 4.550
omicidi, il saldo per l’anno 2008 è stato di 14.568 morti. Se il fenomeno
viene visto da un’altra prospettiva si può affermare che la popolazione
venezuelana è cresciuta in questo decennio del 19,1%, mentre il tasso di
omicidi è salito al 320,1%.

E’ noto che mentre sia la boliborghesia ( la nuova burocrazia creatasi con
l’avvento di Chavez, lett. borghesia bolivariana), sia le vacche grasse
del governo e del PSUV, il partito socialista unito venezuelano, si
appoggino, per essere protetti, a numerosi guardaspalle (pagati con
contributi pubblici), tutti gli altri cittadini siano costretti a
rinchiudersi nelle loro case per evitare di essere vittime dei delinquenti
o ancora peggio della stessa polizia. Su questo ultimo aspetto esistono
delle cifre davvero tenebrose: nel 2008 ci sono stati 205 omicidi
attribuibili a evidenti violazioni del diritto alla vita da parte dei
corpi repressivi dello Stato (in 2/3 dei casi si tratta di vere e proprie
esecuzioni), mentre sotto la sospettosa etichetta di “resistenza
all’autorità” si sono contate 1.820 morti.

In questo contesto di violenza incontrollata, ogni giorno vanno a lutto
sempre più famiglie venezuelane. Questa situazione però, non disturba per
nulla il governo che, mentre concentra i suoi sforzi nella perpetuazione
al potere e nel convincere dell’infallibilità del “ Mio
Presidente-Comandante”, attribuisce impudicamente questo clima a
“sensazioni di insicurezza creata dai mezzi di comunicazione
dell’opposizione.”.

III.-

Nonostante chi ha governato il Venezuela negli ultimi 11 anni abbia
avanzato tanti soldi e altrettanta parlantina di amore per il proprio
popolo, il fallimento nel risolvere il principale problema sociale, quello
del diritto alla casa, è stato fuori dal comune. Nel lasso di tempo che
corre dal 1999 al 2008 si sono costruite in totale 300.939 nuove
abitazioni (comprendendo pubblico e privato), cifra assolutamente
insufficiente, dal momento che lo stesso Stato stimi un attuale deficit
abitativo che si attesta attorno ai 3 milioni di unità abitative. Sarebbe
necessario costruire 300 mila abitazione _ogni anno_ per colmarlo.

Bisogna sottolineare però che i capi della “bella rivoluzione” sono stati
diligenti nel risolvere le proprie esigenze abitative personali e a
provarlo ci sono le “ town houses” e le “ pent house” di quelli che
sfruttano in urbanizzazioni di lusso le città venezuelane. Con un esempio
simile anche nelle alture delle città, non deve sorprendere la gran cifra
di denunce di corruzione e incapacità fra la media e piccola borghesia che
invece dovrebbe risolvere le domande della collettività per un tetto degno
e di proprietà dove vivere.

Questa situazione ha generato una crescente flusso di malcontento
popolare: fra l’ottobre del 2007 e il settembre del 2008 ci sono state 457
manifestazioni  indette su questa tematica, cifra che è passata a 588
proteste collettive da ottobre del 2008 al settembre del 2009. La risposta
del supposto “Governo popolare e rivoluzionario” è stata la
criminalizzazione di queste azioni, fino all’incarcerazione o alle misure
giudiziarie ( 58 detenuti nell’ultimo periodo dei quali 23 sono stati
obbligati alla presentazione in tribunale) o ancor più grave alla
repressione armata ( 67 feriti e un assassinato per mano dei corpi
repressivi).

IV.-

Il carosello di nuovi capetti, carichi di nuovi abbondanti investimenti e
annunci di programmi magniloquenti, sfila ripetutamente di fronte ai
nostri occhi, nonostante la situazione della sanità pubblica permanga in
un palese stallo, se sottoposta a qualsiasi analisi mediamente completa, e
nonostante l’impegno degli enti pubblici nel negare informazioni che
sarebbero invece obbligati a divulgare, o nel pretendere di screditare
chiunque esca dalla propaganda contenuti nei libretti officiali.

La realtà è dura, per darne un esempio, si pensi che il Governo per mezzo
del ministro Ministro T. El Aissami, il 16.12.08 ha minacciato di
“prendere a calci in quanto faziosi e bugiardi” i realizzatori di un
reportage che documentava la crisi profonda sofferta dalla tanto
pubblicizzata Mision Barrio Adentro, per poi dover riconoscere, nel
20.09.09 per bocca del Presidente, che 2.000 moduli di questo programma(
su un totale di 3478) mancavano effettivamente di personale medico.

Questo senza azzardarsi a menzionare altre gravissime situazioni, come la
denuncia del fatto che solo il 4% di quanto investito nell’equipaggiamento
delle missioni, è provvisto di un supporto adeguato di fatturazioni. Le
soluzioni promesse per risolvere la situazione attuale sono poi di questa
risma se non ancora più allarmanti. Per esempio il delegare il monopolio
della contrattazione delle assicurazioni HCM, per più di 2 milioni di
lavoratori pubblici, ad un’impresa il cui capo è il tristemente celebre
Orlando Castro. Davanti ad annunci di questo tipo l’unica opzione è
chiara:” O si protesta o ci si abbassa!”

V.-

Se qualcosa lascia a nudo la farsa di 11 anni di proclamata rivoluzione è
il flusso di problemi che affliggono la classe lavoratrice. Si confondono
le cifre o si applicano meccanismo irregolari di contrattazione temporale
( ad esempio, attraverso le Missioni, nelle cooperative o nelle “imprese
socialiste”) e mentre gli analisti economici più influenti indicavano che
sul finire del 2009 il tasso di disoccupazione reale si aggirava attorno
al 12% della popolazione economicamente attiva, le cifre officiali ne
riconoscevano solamente l’8%. Fra quelli che lavorano, il 44,9% lo fa nel
settore informale dell’economia, il nero, con tutti gli svantaggi che ne
conseguono.

Si aggiunga che a partire dal 2009, l’entrate dello stipendio cominciarono
a risultare insufficienti per soddisfare le necessità di consumo, anche
nell’essenziale (il cosiddetto paniere base) e questo poteva essere
riconosciuto tanto nelle statistiche officiali quanto nella vita
quotidiana. La caduta si è fatta ancora più acuta nel gennaio del 2010 con
la macro svalutazione che ha anche avuto il ruolo di concludere la favola
dei lavoratori del Venezuela con i salari più alti di tutta l’America
Latina.

Come non mai sotto il mandato di questo governo, questi e molti altri
problemi hanno portato alla moltiplicazione delle espressioni di
malcontento dei lavoratori. Fra l’ottobre del 2008 e il settembre del 2009
si sono registrate 983 azioni di protesta operaia, le quali, circa
all’80%, sono state attuate da lavoratori del servizio pubblico. La
risposta ufficiale è stata la calunnia e la criminalizzazione, arrivando
sino alla repressione violenta contro 43 manifestazioni, con il risultato
di più di un centinaio di feriti e l’assassinio di due manifestanti nel
gennaio del 2009  nello stato Anzoátegui e senza dimenticare i 33
lavoratori e sindacalisti vittime di misure giudiziarie solo per aver
partecipato a queste proteste.

VI.-

Secondo l’Osservatorio Venezuelano delle Prigioni, la violenza dentro le
carceri del paese è arrivata a 366 morti e 635 feriti nell’anno 2009, dati
che, dopo 11 anni di gestione di questo governo, si sommano a 4030 morti e
12036 feriti, nella maggioranza per colpa di armi da fuoco. Queste cifre
rendono chiaro perché le prigioni della rivoluzione bolivariana si sono
guadagnate il triste merito di esser considerate fra le più sanguinarie
del mondo.

Questa brutalità omicida è possibile all’interno dei carceri grazie alle
organizzazioni di trafficanti di armi, e di altre “mercanzie”, integrate
da agenti della Guardia Nacional Bolivariana ed ora dalla cosiddetta
Direzione Nazionale dei Servizi Penitenziari del Ministro del Potere
Popolare per le Relazioni interiori e  della Giustizia. Questo sporco
business è diventato florido contando sull’indifferenza, incapacità e
complicità dei 17 Direttori dei Servizi che si sono alternati agli
incarichi dal 1999.

Come esempio dell’infamia di questi burocrati, risulta l’attuale occupante
della Direzione, la quale, nel gennaio 2010, di fronte al massacro della
Planta di Caracas, prigione dove morirono 10 detenuti e 19 furono feriti,
con cinica mancanza di vergogna ha attribuito la causa di questi
avvenimenti al fatto che nelle carceri come nelle famiglie, esistono
problemi fra i membri, spiegando i litigi come un semplice riflesso della
vita familiare e concludendo accusando i parenti e i visitatori dei
detenuti di essere i responsabili dell’introduzione di armi.  Nel caso
interessasse, questa funzionaria con un master in criminologia, i capelli
tinti e il Blackberry al seguito si chiama Consuelo Cerrada.

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[Trad.: F. Dentini]


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