(it) Svizzera. Nigeriano muore durante la deportazione

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Lun 22 Mar 2010 08:08:00 CET


Zurigo, mercoledì 17 marzo. Di lui si sa poco. Meno di 29 anni, in
Svizzera dal 2005, rifiutava di essere espulso dopo il rifiuto della
domanda di asilo. Non mangiava per protesta da alcuni giorni. Nessuno sa
quanti.
Gli hanno legato le mani, i piedi, le ginocchia, le braccia. In testa gli
hanno messo a forza un copricapo imbottito, simile a quello dei boxeur.
Lo aspettava un volo speciale. In Svizzera quelli che resistono li portano
via così: di notte, incatenati, trasportati a forza su aerei riservati,
dove nessuno puň vedere, e, forse, indignarsi.
E' – lo dice il portavoce della polizia Marcel Strebel – la procedura
ordinaria.
Una procedura sospesa di gran fretta dopo “l’incidente” mortale
all’aeroporto di Zurigo.
“60 poliziotti per 16 uomini” raccontano Julius ed Emmanuel, anche loro
destinati alla deportazione forzata. “Ci trattano come animali”. Julius
racconta di aver parlato con il ragazzo morto nella sala dove li avevano
richiusi, prima di isolarli nelle cabine. “Mi sembrava stesse bene”.
“Ci hanno legati così stretti da farci male: alcuni ragazzi gridavano per
il dolore”.
Uno non ce l’ha fatta. In quest’Europa di muri e galere c’è chi muore così.

Rompiamo il silenzio. L’indifferenza ècomplicità.

Dai uno squillo all’ambasciata svizzera, che questa morte non sia un fatto
“normale”.
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