(it) Torino. Minacce a Borghezio: rinviati a giudizio due anarchici

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Lun 15 Mar 2010 21:19:13 CET


Un fantoccio assassino
Due anarchici della FAI torinese, Maria Matteo ed Emilio Penna, sono stati
rinviati a giudizio – si va in aula il 18 giugno - per minacce e
diffamazione nel confronti dell’europarlamentare leghista Mario Borghezio.
Il PM è Antonio Rinaudo, famoso per l’accanimento contro gli studenti
della “pantera” e per imprese come la denuncia per atti osceni in luogo
pubblico a due ragazzi pescati a baciarsi nei pressi dell’abitazione del
prode magistrato.
Alla vigilia dello scorso 25 aprile davanti alla sede della Lega apparve
un fantoccio con la faccia di Borghezio appeso a testa in giù, come
Mussolini a piazzale Loreto. Manifesti analoghi vennero attaccati in
città. Un gesto simbolico per ricordare che oggi il fascismo ha il volto
della Lega. Dalle squadracce alle ronde, dalle camice nere alle camicie
verdi, dalle leggi razziali a quelle razziste, da ebrei e rom a immigrati
e rom. La musica è sempre la stessa. Come la Resistenza.
A suo tempo ne hanno parlato TV e giornali. I politici di ogni colore
hanno espresso solidarietà all’esponente leghista.
Il tutto per una locandina ed un manichino, messi in città per smuovere la
memoria e la coscienza sopita di chi ama credere che il fascismo sia
passato e non possa tornare, che gli orrori di allora non possano
ripetersi.

Era la vigilia del 25 aprile.
I manifesti con la celebre foto di Mussolini legato per i piedi a piazzale
Loreto avevano fatto la loro comparsa per le strade di Torino. Con un
abile fotoritocco la faccia del Cavalier Benito era stata sostituita da
quella dell’eurodeputato del Carroccio. I manifesti erano firmati dalla
FAI torinese.
La notte tra il 23 e il 24 aprile appeso a testa in giù, Mario Borghezio
faceva mostra di se di fronte alla sede provinciale della Lega in via
Poggio 23, nel cuore di Barriera di Milano.
Sui muri la scritta “Lega=fascismo”, sotto il campanello il cartello
“Bossi, Maroni, Borghezio… a piazzale Loreto c’è ancora tanto posto!” Un
po’ più in là una grossa A cerchiata rossa.

Naturalmente quello di Borghezio era solo un fantoccio.
L’originale è un tipo decisamente poco raccomandabile. Comincia la sua
carriera politica nella Legione, poi, dopo una breve parentesi nella DC,
passa ai neonazisti di Ordine Nuovo di Rauti e Maceratini. Orbita
nell’area della rivista Orion e, anche dopo l’approdo leghista, mantiene
stretti legami con la destra neofascista italiana ed europea. Frequenti i
suoi comizi a fianco di Roberto Fiore, il capo di Forza Nuova, formazione
che ha adottato il “dente di lupo”, uno dei simboli delle Waffe SS, e si
ispira alla “Guardia di ferro” movimento antisemita, ultracattolico e
terrorista rumeno degli anni ’30.
Vale la pena ricordare alcune delle sue più celebri imprese.
Nel 1993 viene condannato ad una multa di 750.000 lire per aver picchiato
un bambino. Naturalmente la sua piccola vittima era un marocchino.
Nel 2000, a capo di un robusto e bellicoso manipolo di camicie verdi, sale
sull’intercity Torino Milano. In uno scompartimento occupato da ragazze
nigeriane fa partire una vera “pulizia etnica” spruzzando i sedili e le
malcapitate con il disinfettante.
Il primo luglio dello stesso anno appicca il fuoco al ricovero di alcuni
immigrati rumeni sotto un ponte. Per un pelo non ci scappa il morto. Dopo
un’iniziale condanna a 8 mesi se la caverà in Cassazione con una multa.
L’ultima volta si è fatto beccare con le mani nella marmellata in Francia,
ad un convegno della destra identitaria svoltosi a marzo dello scorso
anno.
Dopo il suo intervento “ufficiale”, credendosi a microfoni spenti,
Borghezio si rivolgeva ai suoi camerati neofascisti argomentando che
“Occorre insistere molto sul lato regionalista del movimento. È un buon
modo per non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì
come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera eccetera… ma,
dietro tutto ciò, siamo sempre gli stessi”. In Francia quel “fuori
programma” venne discusso per settimane su TV e giornali. In Italia gira
semiclandestino su youtube. Nessuno ne ha parlato. E chi oserebbe? Al
ministero dell’Interno c’è il leghista Maroni. I fascisti sono al governo
nel nostro paese.

I nostri due compagni sono accusati di aver minacciato e diffamato
Borghezio, con manifesti, comunicati internet e con il fantoccio appeso di
fronte alla sede della Lega.
Sono accusati di aver detto e scritto che Borghezio è un fascista ed un
razzista.
Sono accusati di aver voluto ricordare, alla vigilia del 25 aprile, che la
Lega Nord è il fascismo che torna, che il fascismo non è morto in quel
lontano aprile quando nelle strade di Barriera i partigiani combattevano e
morivano per la libertà e per la giustizia sociale. Senza se e senza ma.
Oggi il fascismo colpisce ogni giorno.
I CIE, centri per immigrati senza carte, stanno trasformandosi nei lager
del nuovo secolo. Sono le galere che lo Stato italiano riserva a quelli
che non servono più. I muri che rinchiudono le vite dei migranti, sono
intrisi del dolore dei tanti uomini e delle tante donne che vi assaggiano
ogni giorno processi lampo, soprusi, pestaggi, umiliazioni, stupri.
Il diritto legale di vivere nel nostro paese è riservato solo a chi ha un
contratto di lavoro, a chi accetta di lavorare come qui nessuno più era
obbligato a fare. Oggi i migranti, con permesso o in nero, sono i nuovi
schiavi di quest’Europa fatta di confini e filo spinato. Gente la cui vita
vale poco o nulla.
È scritto nelle leggi. Leggi razziste.
Ma a quelli come Borghezio non bastano certo. Il loro appetito assassino è
insaziabile. Vi ricordate di Irene Pivetti? Prima di tagliarsi i capelli e
mettere in mostra il culo faceva la presidente della camera dei deputati,
esibendo tanto di Croce di Vandea al petto. Disse che gli immigrati
bisognava buttarli a mare. Neanche un mese dopo, era il marzo del 1997,
una corvetta della Marina Militare Italiana la prese in parola, speronando
la “Kater I Rades”, una carretta piena di albanesi. I morti annegati
furono 106. Il ministro dell’interno era il post comunista Napolitano, uno
il cui nome è indissolubilmente legato all’istituzione delle prigioni per
immigrati. Ricordiamolo sempre. Se non fossero stati tutti d’accordo la
disuguaglianza per legge non sarebbe stata fissata nei codici.
Ogni giorno, ogni ora, qualcuno muore in mare, inghiottito dalle norme
razziste che impediscono la libera circolazione degli individui.
L’Italia è in guerra. Come ai tempi di Mussolini. Quelli come Bossi,
Pivetti, Maroni, Borghezio sono fatti della stessa pasta.

E gli anarchici, oggi come allora, finiscono in tribunale.

Compagni e compagne della FAI Torinese

Chi lo volesse vedere il manifesto sotto accusa lo trova qui:
http://piemonte.indymedia.org/article/4710

Qui le foto del fantoccio di Borghezio appeso:
http://piemonte.indymedia.org/article/4772


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