(it) Comidad, le news del 4 marzo 2010

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Gio 4 Mar 2010 23:13:52 CET


Comidad, le news del 4 marzo 2010
NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce “Commentario” e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
L'AFFARISMO HA SEMPRE A DISPOSIZIONE L'ALIBI DI STALIN
Il 24 febbraio ultimo scorso la Commissione Finanze della Camera ha
eliminato la norma che fissava un tetto agli stipendi dei manager, già
approvata al Senato su proposta di un parlamentare dell’Italia dei
Valori. Il ministro Tremonti - colto evidentemente in una giornata in
cui non vestiva i panni del “no global” - aveva anticipato a suo tempo
che la norma sarebbe stata eliminata, in quanto, secondo lui, avrebbe
costituito un’indebita intromissione nelle regole del “mercato”. In
realtà gli stipendi dei manager non vengono fissati dal mercato -
ammesso che una cosa inesistente come il “mercato” possa fissare
qualcosa -, bensì dagli stessi manager che ne beneficiano; perciò
stabilire un limite a questi autobenefici avrebbe costituito una norma
di semplice buon senso.
Al contrario, la norma che fissava il tetto è stata abolita con un
voto unanime dalla Commissione, e persino l’Italia dei Valori si è
data assente per favorire questa abolizione. Il Partito Democratico ha
giustificato il suo voto appellandosi ad una non meglio precisata
direttiva europea, mentre il presidente della Commissione, il
berlusconiano Soglia, ha addirittura definito “stalinista” l’idea di
fissare un tetto ai privilegi dei manager. Insomma, ogni tentativo di
limitare i privilegi porta con sé lo spettro del gulag, e solo i
demoni dell’ideologia possono pensare di turbare, con conseguenze
nefaste, i delicati equilibri della natura, di cui il “mercato”
sarebbe espressione. Con questo pretesto, privilegiati e affaristi
possono permettersi di esibire una sorta di onorificenza di vittima di
Stalin ad honorem.

Questo schema propagandistico così rozzo ed elementare deve il suo
successo al fatto che dal 1956 - dal XX Congresso del Partito
Comunista Sovietico -, la sinistra ha fatto proprio l’antistalinismo
della propaganda occidentalista. Ovviamente non si tratta di un
antistalinismo basato sullo Stalin vero, quello storico, che, ad
esempio, nel 1936 sacrificava la lealtà nei confronti del proletariato
spagnolo ai contratti che aveva con Mussolini (nel 1936 l’Italia
fascista era il principale partner commerciale dell'Unione Sovietica);
tanto meno si parla dello Stalin che nel 1948 sacrificava il popolo
palestinese agli accordi commerciali della Russia con la British
Petroleum, il grande protettore dello Stato d’Israele.

Tutti questi Stalin non interessano la propaganda ufficiale, mentre fa
molto gioco riferirsi allo Stalin del Gulag, le cui cifre, gonfiate
attraverso stime arbitrarie, a tutt’oggi però non riescono ancora ad
eguagliare le dimensioni del gulag statunitense, nel quale, almeno
dagli anni ’20 una popolazione carceraria, in media di due milioni di
detenuti, risulta ufficialmente utilizzata per lavoro schiavistico.
Risulta strano poi che il Solzenicyn anticomunista di "Arcipelago
Gulag" fosse santificato e pubblicato/distribuito dalla solita
Mondadori, mentre il Solzenicyn antisemita di "Due Secoli Insieme"
venga ignorato dai media ufficiali e debba accontentarsi delle
edizioni della fascista "Controcorrente". Eppure nel pensiero di
Solzenicyn il nesso tra anticomunismo ed antisemitismo era sempre
stato evidente.

Anche la questione del culto della personalità instaurato da Stalin
risulta pretestuosa se paragonata a quanto avveniva ovunque negli anni
'30. Il culto della personalità di Roosevelt negli USA non fu da meno,
e basta la visione dei film hollywoodiani dell'epoca per rendersi
conto che il presidente degli Stati Uniti era oggetto di una
divinizzazione mediatica. Roosevelt fu anche responsabile
dell'internamento in campi di concentramento di milioni di cittadini
giapponesi immigrati, che vennero sequestrati persino in America
Latina. Molti di quei giapponesi morirono di stenti e malattie, e si
può facilmente immaginare cosa sarebbe successo di tutti loro se le
sorti della seconda guerra mondiale avessero preso una piega tale da
mettere in forse gli approvvigionamenti alimentari negli Stati Uniti.
L'universo concentrazionario, il terrorismo di Stato e il culto della
personalità fecero parte del "normale" standard internazionale degli
anni '30 (e, in gran parte, anche dello standard attuale); e ciò
dovrebbe mettere in guardia sia contro il mito negativo di Stalin, sia
contro la tentazione di trasformare nuovamente Stalin in un'icona
dell'antagonismo.

La propaganda della destra ha però vita facile, poiché da mezzo secolo
è la sinistra a farsi carico di costruire un mito negativo di Stalin
funzionale agli interessi dell’affarismo dominante. Un anno prima del
XX Congresso del PCUS, nel 1955, la CIA finanziava la produzione di un
cartone animato britannico, basato sul testo de “La Fattoria degli
Animali”, dello scrittore inglese George Orwell, a sua volta
collaboratore dei servizi segreti britannici. La mistificazione di
Orwell consisteva nel presentare la rivoluzione russa come una sorta
di esperimento sociale chiuso in se stesso, mettendo da parte la
storia delle aggressioni colonialistiche subite dalla Russia dal 1917
in poi, da parte di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. L'efficacia
di questo tipo di propaganda può essere misurata dall'effetto che ebbe
sulla stessa Russia.

Alla morte di Stalin, in Russia non vi era infatti la consapevolezza
di essere sotto un’aggressione coloniale, per cui un Kruscev poté
pensare di ingraziarsi gli “Occidentali” semplicemente adottando la
loro propaganda. Ma si sarebbe risvegliato dal sogno molto presto. Una
volta disilluso della possibilità di trovare un accomodamento con
l'insaziabile aggressività coloniale statunitense, Kruscev dimostrò
poi una maggiore sensibilità rispetto a Stalin verso la questione
della lotta anticoloniale dei popoli oppressi; ma si trattò di una
sensibilità estemporanea, priva di approfondimento strategico.

Nel racconto di Orwell, il padrone umano della Fattoria degli Animali
risultava liquidato una volta per tutte, mentre nella storia reale
dell'Unione Sovietica la British Petroleum ha sempre continuato a
svolgere un ruolo, e la storia successiva ha dimostrato che la
multinazionale del petrolio non aveva mai perso gli agganci interni.
Durante il regime di Boris Eltsin la multinazionale BP poté fare il
suo rientro trionfale in Russia: le cosiddette "riforme economiche"
provocarono un aumento verticale della mortalità nei Paesi dell'ex
"socialismo reale", perciò alla fine le vittime di Eltsin sono state
molte più di quelle di Stalin. Eltsin non esitò a bombardare il
proprio parlamento quando questo volle opporsi alla colonizzazione
della Russia, ma nel sedicente Occidente l'apertura o chiusura del
rubinetto dell'indignazione viene operata esclusivamente in funzione
degli interessi affaristici delle multinazionali. In un dibattito
televisivo, Marco Rizzo fece riferimento alle statistiche sul brusco
incremento della mortalità provocato dalle "riforme di Eltsin, ma fu
rimbeccato da Margherita Boniver - ex craxiana ed oggi berlusconiana
-, la quale gli obiettò sbrigativamente che i due milioni di morti di
Eltsin sono bazzecole se paragonati ai trenta milioni ammazzati da
Stalin. Il bello è che Marco Rizzo si tenne quella replica, senza
contestare che quella cifra di trenta milioni non ha alcun riscontro
storico. Il fatto è che lo stalinismo costituisce ormai una categoria
mitica dell'orrore, in cui tutto diventa credibile e non c'è mai
bisogno di portare prove.

Il successore di Eltsin, Vladimir Putin, è riuscito in seguito ad
estromettere  la multinazionale BP dalla Russia, cosa che ha procurato
a Putin la consueta criminalizzazione da parte dei media del sedicente
Occidente. Che Putin sia un criminale è probabile, ma i media
"occidentali" se ne sono accorti non dopo la strage di Beslan, bensì
solo quando sono stati toccati gli interessi della BP; e i capi
d'accusa non riguardano i crimini veri di Beslan, ma accuse
immaginarie come quella dell'assassinio della giornalista
Politkovskaja, o ancora più improbabili omicidi al polonio
radioattivo. Il problema è che il caso di Beslan assomiglia troppo a
quello delle Torri Gemelle, perciò è meglio per i media sorvolare.

La propaganda attuale sulla violazione dei diritti umani in Russia fa
quindi parte di una secolare psico-guerra coloniale contro la stessa
Russia, di cui solo oggi si comincia a diventare consapevoli. La
propaganda colonialistica si fonda appunto sulla rimozione del
colonialismo stesso, che viene sostituito dai fantasmi di astratti
modelli sociali in lotta tra loro. Nell'epoca del presunto tramonto
delle ideologie, tutti gli eventi vengono invece letti dalla
propaganda ufficiale in termini di scontro di ideologie, soprattutto
quando sono gli affari i veri soggetti in campo.

Rimossa la questione storica dell’aggressione colonialistica del
sedicente Occidente verso la Russia, e rimossa anche la questione
delle guerre civili fomentate in Russia dal colonialismo, anche alla
propaganda di Orwell era risultato agevole presentare Stalin e i
bolscevichi ora come dei paranoici ossessionati dalle proprie utopie,
ora come traditori votati ai propri privilegi personali.

Negli anni ’70 la RAI mandò in onda varie volte il cartone animato “La
Fattoria degli Animali”; e in occasione di una di queste messe in
onda, nel 1977, avvenne un episodio curioso ed istruttivo. Un lettore
del quotidiano “Il Giornale” - allora ancora diretto dal suo
fondatore, Indro Montanelli - spedì una lettera indignata al suo
direttore, lamentandosi che la RAI avesse trasmesso un cartone animato
di propaganda comunista che alimentava l’odio verso i “datori di
lavoro”. Il lettore de “Il Giornale” aveva quindi confuso la
propaganda della CIA contro i bolscevichi come se si trattasse di un
attacco ai padroni. Montanelli però si guardò bene dal chiarire
l’equivoco, poiché rientrava perfettamente nella mistificazione
dominante: i presunti comunisti si fanno carico di diffondere la
propaganda anticomunista, mentre gli anticomunisti possono recitare la
parte delle vittime accerchiate dall’invadenza di una presunta
propaganda di sinistra.

4 marzo 2010


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