(it) Torino. Il 1 marzo dei migranti

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Mar 2 Mar 2010 08:01:32 CET


Torino, Primo marzo. Lo “sciopero” dei migranti si è trasformato in un
corteo per le vie di S. Salvario.
Avrebbe dovuto essere un corteo per comunicare alla città la difficoltà
della condizione migrante in Italia, dove le leggi razziste rendono dura
la vita e chi, per poter risiedere regolarmente, è obbligato a chinare il
capo. Un paio d’ore di visibilità e poi tutti a casa. Ma la rabbia degli
immigrati è tanta. È bastato poco, un piccolo episodio di ordinaria
repressione, e la pentola si è scoperchiata.
Il corteo organizzato a Torino dal Coordinamento migranti e realtà
antirazziste torinesi, una rete carsica che compare per dar vita a un
evento per poi scomparire dalla scena della lotta quotidiana contro il
razzismo si è subito mutato in manifestazione di lotta e resistenza al
razzismo.
All’appuntamento di fronte alla stazione di Porta Nuova c’era il consueto
piccolo popolo della sinistra sabauda: i sindacati di base – Rdb/Cub e Cub
-, sinistra critica, i rifondati, quelli del centro sociale Gabrio, gli
anarchici vicini agli arrestati del 23 febbraio, il comitato pace di
Robassomero, qualche squatter, e molti immigrati africani, maghrebini,
asiatici, rumeni… Circa 1500 persone.
Gli anarchici della FAI, che hanno scelto di fare un presidio e punto info
in solidarietà a Joy e alle altre ribellidel CIE di via Corelli il sabato
precedente ed un presidio di solidarietà agli antirazzisti arrestati a
Torino il martedì successivo, sono presenti al corteo del primo marzo
con“Schiavitù legale”, un volantino sul lavoro migrante.
Idris, un ragazzo senegalese, ha la brutta idea di entrare in stazione per
comperare una bottiglietta d’acqua. Intercettato ed identificato dalla
Polfer viene fermato e trattenuto, perché senza permesso e già colpito da
decreto di espulsione.
Roba di tutti i giorni all’ombra della Mole. Il destino di Idris sembrava
segnato: lo aspettava un furgone per il CIE, la prigione per migranti
anticamera della deportazione, per chi non ha le “carte” in regola.
Ma gli amici del ragazzo, venuti con lui al corteo non ci stanno, non
vogliono partire senza di lui. Fermano la manifestazione a pochi metri
dalla partenza, bloccando il traffico per oltre un’ora, chiedendo a gran
voce la liberazione di Idris. Decidono poi di fare comunque un giro per S.
Salvario e tornare poi alla stazione. La rabbia degli immigrati straripa,
facendo risuonare le strade del quartiere. In via Berthollet, sotto
l’abitazione di Marco, uno degli antirazzisti agli arresti domiciliari per
“associazione a delinquere”, sostano in tanti salutando a pugno chiuso
Marco, che dalla finestra espone un drappo giallo con la scritta “Fuoco ai
CIE!”. Tanti gridano “Marco libero!”.
Al ritorno a Porta Nuova in breve spariscono le bandiere e striscioni di
partiti e sindacati: a restare sono sopratutto gli immigrati, i
disobbedienti, gli anarchici. Nessuno se ne va se Idris non viene
liberato. La polizia in assetto antisommossa è schierata a chiudere
l’ingresso della stazione. C’è un lungo pesante fronteggiamento, mentre
gli avvocati trattano in questura per la libertà di Idris. Passano le ore
ma la gente non va via. In molti temono una carica per sgomberare i
manifestanti che bloccano una della principali arterie del centro
cittadino. Ma restano.
Interno alle 22,30, dalla questura dove era trattenuto, arriva Idris.
Libero. Viene portato in trionfo dagli altri ragazzi senegalesi. Tutti
gridano, plaudono, ballano in strada. Un immigrato a pugno chiuso urla
“affanculo la Lega!”
Questa volta ce l’abbiamo fatta. Abbiamo rubato uno scampolo di libertà in
questa città dove chi non ha le “carte” gioca a slalom con i check point,
rischiando ogni giorno di dormire all’ombra del filo spinato del CIE.
Una donna dal microfono l’aveva detto ore prima “Oggi no. Oggi è la nostra
giornata, oggi non possono portarci via”.
Una giornata speciale. Una giornata come tutte le altre per chi – ogni
giorno – si mette in mezzo, rischiando la propria libertà per quella di
tutti.

Prossimi appuntamenti:
Ci chiamano delinquenti, siamo antirazzisti!

Martedì 2 marzo, ore 17.30 a Torino in via Po 16, punto
info/interventi/presidio contro la repressione, in solidarietà ai compagni
indagati e arrestati per antirazzismo.

Info e contatti:
FAI Torino
Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21
338 6594361
fai_to a inrete.it
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