(it) Pordenone : CULTURA NON VUOL DIRE PAURA

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Ven 25 Set 2009 02:20:59 CEST


"Una cultura è una struttura di significato che viaggia su reti di
comunicazione non localizzate in singoli territori"
Ulf Hannerz
La parola soldato deriva da una parola del francese antico, essa
stessa è una derivazione di Solidarius, latino per indicare qualcuno
che ha operato per denaro. Solidare in Latino significa "pagare" ed i
soldati romani erano pagati in Solidi. L'origine comune per le parole
soldato e pagamento rimane non solo in francese (soldat e solde) ma
anche in altre lingue, come tedesco (soldat e sold), spagnolo (soldado
e soldada) e olandese (soldaat e soldij).
Wikipedia
In questi giorni a Pordenone si  è svolta l'ennesima edizione di
PordenoneLegge, una sorta di vetrina culturale aperta al pubblico con
autori di tanti generi e da tutto il mondo, un'esperienza appunto
"culturale" che immaginiamo dovrebbe stimolare i cittadini di
Pordenone a "leggere" per conoscere, confrontarsi e aprirsi ad "altro"
e ad "altri". Ma poi è davvero così? La domanda sorge spontanea perché
da una parte l'evento ci appare molto più sensibile ai numeri, alle
quantità e alla "nomèa" piuttosto che al confronto culturale ma
soprattutto dall'altra ci chiediamo cosa rimanga di questa "apertura"
nei restanti 360 giorni dell'anno. Diffidenza, paura, discriminazioni
e chiusura verso altro e altri paiono essere le attitudini "culturali"
di una parte consistente della provincia pordenonese tanto che è
sovente la rassegnazione con cui si subiscono politiche direttamente
collegate a questa "insicurezza" diffusa e su cui i politicanti
cavalcono alla
 grande.

A Pordenone da ormai più di un mese sono arrivati pattuglioni di
militari a presidiare la città, per questo motivo anche in questi
giorni di "cultura" ci pare doveroso informare, spiegare e agire per
contrastare questa ennesima e pericolosa deriva securitaria.

La campagna "un fazzoletto giallo contro le ronde militari" a
Pordenone nasce proprio come risposta all'invio, dietro richiesta del
presidente della Provincia A. Ciriani (Alleanza Nazionale), di 40
militari da impiegare in città in nome di un presunto bisogno di
sicurezza da parte dei cittadini. In realtà l'impiego dei militari
nelle città risponde a due motivi, uno generale e l'altro specifico:

- in prima istanza c'è un disegno nazionale (che coinvolge l'Europa)
nel tentativo di prevenire i possibili conflitti sociali generati
dalla crisi mondiale, tutt'altro che momentanea, di modo da abituare
la gente a questa presenza militare per poi passare alle vie di fatto
contro disoccupati e licenziati in rivolta (si veda la recente lotta
degli operai dell'INSSE in Lombardia gestita fino alla fine da decine
di poliziotti, carabinieri e militari armati) sempre maggiori oltre
alle possibili proteste antimmigrati, frutto di società multietniche,
con rigurgiti xenofobi e razzisti (assalti a campi ROM, atti
incendiari contro stabili d'immigrati ecc.) causate dalle politiche
d'odio e divisione a danno della povera gente secondo la sempreverde
strategia della "guerra fra poveri";

- nello specifico invece la mossa è di tipo propagandistica
(cavalcando le paure della gente) e di guerra interna tra il PDL e la
Lega Nord che fin'ora l'ha fatta da padrona su questo terreno
ottenendo decreti uno dopo l'altro tra cui il "pacchetto sicurezza"
dove s'istituzionalizzano le "ronde padane". Insomma militari contro
ronde, questo è la mossa di bilanciatura politica sulle spalle di
tutti, dei nostri reali bisogni e coi nostri soldi.

Noi riteniamo che queste politiche, e le azioni governative e
amministrative che ne derivano, sono solo fumo negli occhi per
distogliere la gente dall'ottenere quella sicurezza reale a cui ognuno
di noi ambisce:

- asili, scuole e università decenti per tutti,  con maggiori
investimenti nella ricerca

- cure e prevenzioni accessibili a tutti dove l'attenzione sulle
persone prevalga su quella del business

- un reddito sicuro e non precario, una pensione dignitosa e una vera
sicurezza nei posti di lavoro dove ogni anno è un bollettino di guerra

Sono proprio queste necessità primarie negate a tanti e sempre più a
rischio per molti ad alimentare insicurezza e sono invece televisioni
e giornali dei privilegiati con una disinformazione martellante a
canalizzare  il malcontento e la rabbia verso i più deboli di modo che
 i loro provilegi e le loro proprietà siano al sicuro: è a loro che
servono sempre più polizia, carabinieri ed esercito non a noi!

Pordenone è al terzo posto tra le città più sicure d'Italia e all'87°
con il minor numero di reati, questa è la realtà ed è per questo che
ci rifiutiamo di vedere militarizzate le nostre strade, se si vuole
cercare truffatori e delinquenti consigliamo una veloce verifica
presso il parlamento italiano dove troveranno indagati, inquisiti e
condannati in via definitiva per i più disparati reati, quelli di chi
avendo poco o tanto potere lucra e ruba dal portafogli della gente che
fatica ad arrivare alla fine del mese.


Da: "Lino Roveredo" <alterlinus -a- libero.it>


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