(it) Roma: mobilitazione cittadina a Roma il 28 settembre

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Mer 9 Set 2009 17:33:39 CEST


RESISTENZA SOCIALE ALLA CRISI  OGGI, PER IL RILANCIO DEL CONFLITTO
SOCIALE NEL PROSSIMO FUTURO.
SOLIDARIETA' A CHI LOTTA PER IL DIRITTO ALL'ABITARE E PER IL DIRITTO
AL LAVORO. LOTTE A DIFESA DELL'OCCUPAZIONE, DEI LIVELLI SALARIALI,
CONTRO LA PRECARIETA' SELVAGGIA E PER IL RIPRISTINO DI REGOLE CERTE AL
COMUNE DI ROMA, NEGLI APPALTI E AFFIDAMENTI COMUNALI E CON PUBBLICHE
AMMINISTRAZIONI.
   Ormai al termine di una calda estate non manca la volontà di
esprimere  la solidarietà dell’USI a tutte le situazioni che si stanno
battendo, spesso in condizioni difficili e con l'utilizzo di forme di
lotta esasperate ed eclatanti, per veder tutelati i posti di lavoro, i
livelli salariali e le condizioni di lavoro (compresa la salute e la
sicurezza, attaccate dalle modifiche governative agostane al già non
esaltante testo unico D. Lgs. 81 del 2008), contro la precarietà e la
mobilità selvaggia, contro il mancato rispetto di ogni regola (nemmeno
di dignità umana), nonché con le famiglie e gli occupanti di case e
spazi, che rivendicano il diritto all'abitare - un reddito e servizi
decenti, colpiti da sgomberi, repressione e campagne denigratorie,
come gli sgomberati dell'ex Regina Elena o quello previsto della
scuola 8 marzo di Magliana, per fare due esempi recentissimi nella
nostra città.
    Alcune vicende sono passate sui mass media e gli organi di
informazione, sulla scia dell'azione degli operai dell'INNSE di
Milano, come il personale letteralmente in mezzo ad una strada, della
vigilanza privata (ex Associazione Nazionale Combattenti e Reduci -
IVU), che dopo essersi arrampicati sul Colosseo, con promessa di
incontri con il Governo e le istituzioni locali, sono da giorni in
presidio a Piazza San Marco e senza molte prospettive di chiusura
positiva della vertenza; o come gli operatori e operatrici di RI.REI
(ex Anni Verdi) che da mesi sono in mobilitazione per i pagamenti di
stipendi arretrati e per ottenere una garanzia occupazionale non
legata a "umori politici".
     Altre situazioni hanno avuto risultati positivi grazie alla
capacità di autodifesa collettiva (anche per merito dell’USI), come
gli operai della Roma Multiservizi appalto del verde pubblico, che
all'inizio dell'estate sono riusciti a bloccare i 196 licenziamenti
preannunciati con telegramma dall'azienda, ora a partecipazione
privata (Manutencoop) e minoranza pubblica, o come il personale degli
appalti di servizi culturali del Comune, che con una pressione
continua e costante e una attività di informazione dei visitatori e
dei cittadini, hanno ottenuto la proroga dell'appalto e precise
garanzie di salvaguardia occupazionale, anche nei confronti dei futuri
soggetti gestori, pur non rinunciando queste situazioni di lavoratrici
e lavoratori all'idea di provare a far internalizzare i servizi al
Comune con il loro assorbimento in organico .
    Ultima in ordine cronologico, la vicenda delle educatrici e delle
ausiliarie dei nidi affidati alla Farmacap, 40 persone con famiglie a
carico, che hanno rischiato di trovarsi senza garanzie di lavoro e di
salario durante la fase di cambio di gestione. Due accordi sindacali
firmati in extremis con Farmacap e l'Ipab aggiudicataria del nido
aziendale AMA e quasi 40 giorni di assemblee, picchetti ed estenuanti
trattative, hanno vanificato il tentativo di buttare fuori le
lavoratrici, con mancati rinnovi contrattuali per le precarie e
peggiori condizioni di lavoro e di salario per le educatrici e le
ausiliarie a tempo indeterminato.
    In questo caso, i sindacati confederali (in primis FLC CGIL
nazionale e locale) e quelli autorganizzati (nel caso specifico la Usi
Ait), spinti dalla richiesta di unità delle lavoratrici a prescindere
dalla "tessera" sindacale, hanno fatto fronte comune e praticato
l’unità d'azione, condividendo mobilitazioni, piattaforma e
trattative, sfociate con gli accordi sindacali di garanzia
occupazionale, anche se la vertenza non è da considerarsi chiusa,
specie per le future scelte comunali in materia di nidi convenzionati
e di precarietà che richiederanno ulteriori forme di controllo e
vigilanza dal basso.
     Anche al Comune di Roma (specie nidi e scuole dell'infanzia, ma
anche la parte rimasta pubblica delle biblioteche – che tra l’altro il
Comune vorrebbe esternalizzare - il personale tecnico e amministrativo
di dipartimenti e municipi oggetto di una ristrutturazione in
macrostrutture e accorpamenti di uffici non indolore per i dipendenti
comunali) e in alcune aziende del Gruppo Comune di Roma (Zetema che si
occupa di Musei ma anche di biblioteche comunali, informagiovani,
Punti Informativi Turistici, salvaguardia beni culturali e
manutenzione con quasi 950 dipendenti, la Roma Multiservizi che ha
l’appalto del verde pubblico, pulizie  di scuole e nidi e i servizi
ausiliari di tutte queste, la Farmacap per teleassistenza -
telecompagnia, servizi sociali, il citato nido ma anche le farmacie
comunali  a rischio di s/vendita, Musica per Roma.Auditorium su una
vicenda di precari addetti a vigilanza antincendio) si agitano venti
di mobilitazione, che culmineranno il 28 settembre, con uno sciopero
per l'intera giornata nei nidi comunali indetta da RdB e scioperi
orari e assemblee con manifestazione nelle vicinanze del Campidoglio
che riguardano il resto del personale capitolino (dai nidi alle
scuole, dalle biblioteche agli uffici), nonchè operai, tecnici ed
operatori-trici delle altre aziende citate, di molte cooperative
sociali, di chi lavora nei canili comunali come di chi opera su
scolarizzazione rom e gestione campi, con appalti e affidamenti in
scadenza nei prossimi mesi con tentativi di smantellare servizi,
ridurre i diritti e peggiorare le condizioni salariali, garanzie
contrattuali e il principio di salvaguardia occupazionale per tutti
coloro che sono impiegati. Una mobilitazione, quest’ultima, indetta
dai coordinamenti dell'Usi Ait e da gruppi di lavoratrici, precarie e
stabilizzate non sindacalizzate.
     Trasversale a molte di queste vertenze, l'approccio culturale e
di solidarietà con lavoratrici e lavoratori immigrati, che spesso si
trovano con problemi di casa, lavoro e permesso di soggiorno
contemporaneamente, impiegate-i nelle imprese di pulizie, nelle
cooperative sociali, nei servizi sanitari, in mense, bar e come colf e
badanti, ultimo tassello delle disposizioni razziste del "pacchetto
sicurezza" e che fanno spesso parte del movimento delle occupazioni di
case nella città di Roma, con un cambio di composizione sociale e di
classe che non va sottovalutato rispetto a quanto si è analizzato a
partire dalla fine degli anni sessanta nei movimenti di lotta per la
casa.
     In città altre mobilitazioni, assemblee permanenti, scioperi,
caratterizzano settori che fino a pochi anni fa sarebbero stati
definiti "privilegiati", come nel settore del credito e delle
assicurazioni, colpito da ristrutturazioni, fusioni e da effetti della
crisi finanziaria che per primi lasciano segni tra chi lavora nel
settore (sono colpiti anche i "bancari"...per salvare gli interessi
dei BANCHIERI), oltre ai "clienti-risparmiatori" sottoposti a
modifiche contrattuali e condizioni capestro; così nelle
ristrutturazioni e "razionalizzazioni" di ospedali e ASL (o del
servizio del 118, dove la resistenza del personale è superiore alle
aspettative anche per il collegamento da loro operato tra lavoro,
servizio e natura pubblica dello stesso), che penalizzano operatori
del settore e cittadinanza, oppure nel settore del trasporto, dove
pesanti operazioni imprenditoriali e di fusione stanno sconvolgendo
condizioni di lavoro già difficili, non solo per gli effetti su Roma
della crisi Alitalia-Cai, ma anche per il trasporto pubblico locale
oggetto di fusione non indolore delle aziende pubbliche romane o del
comparto ferroviario regionale, dove si assommano i disagi dei
passeggeri pendolari con il peggioramento delle condizioni di lavoro,
di sicurezza e di garanzie salariali per il personale viaggiante o per
chi lavora negli appalti di pulizie, catering, manutenzione.
     Un risveglio finora frammentato e tumultuoso, che cerca di
collegarsi e di coordinarsi su punti comuni di difesa di condizioni di
lavoro e di salario, dei posti di lavoro e della parità di
trattamento, ma che ancora sconta una fase di resistenza e anche di
sopravvivenza, una pratica di unità di azione tra sindacati (a volte
non solo tra i sindacati di base) ancora in fase embrionale, una
capacità di comunicazione all'esterno e di mobilitazione delle
lavoratrici e dei lavoratori interessati da questa massa di rinnovi di
affidamenti, appalti, esternalizzazioni e trasformazioni societarie,
insufficiente per rapporti di forza vincenti.
     Da non dimenticare l'acuirsi di fenomeni di discriminazione di
genere, le donne pagano un prezzo alto quando ci sono ristrutturazioni
o crisi aziendali, in questa fase le forme di ricatto occupazionale e
salariale già più volte evidenziate da inchieste e sondaggi, gli abusi
e le discriminazioni sono aumentate al di là dei dati ricavabili
statisticamente, è il dato di natura umana e di ricaduta sociale che
non può essere trascurato come effetto della crisi generale e di un
imbarbarimento dei rapporti sociali.
    Tuttavia, sintomi positivi di voglia di non cadere nella
rassegnazione e nella sfiducia, o ancor peggio nella paura, che solo
pochi mesi fa sembrava aver intorpidito gli animi e la combattività
anche dei delegati più attivi, si possono riscontrare "a pelle". Ed è
anche su questa base che anche noi dell’USI AIT abbiamo proclamato lo
sciopero generale del 23 ottobre (indetto anche da COBAS – CUB –SdL)
sulla nostra Piattaforma sociale complessiva.
    In molte di queste vertenze, si sono resi protagonisti e animatori
compagni e compagne attivi in diversi sindacati di base e nella Cgil,
anche se per noi tutte le iniziative servono a costruire collegamenti
dal basso, promuovendo e sostenendo l'autorganizzazione di lavoratori
e lavoratrici e la massima unità di azione sindacale.
    Ancora poca cosa rispetto a quanto sarebbe necessario per
contrastare efficacemente gli effetti della crisi e le politiche
governative e le loro ricadute sociali e culturali (lo spettro del
razzismo e della discriminazione aleggia sempre quando ci si deve
contendere posti di lavoro e salario, pericolo finora sventato ma
sempre in agguato anche tra gli stessi immigrati e immigrate), ma è un
segnale che va alimentato ed è un percorso che va sostenuto, per far
sì che diventi pratica di massa condivisa da tutti/e.
    Uno strumento di collegamento e di coordinamento di queste
situazioni e di queste lotte, che va rilanciato e costruito con la
partecipazione collettiva dei tanti soggetti che animano le lotte in
città, oltre allo sviluppo e al radicamento di situazioni
autorganizzate e gestite dal basso, può essere la messa in cantiere di
"comitati delle resistenze sociali alla crisi", in ambito territoriale
se non cittadino data la vastità di territori e di posti di lavoro
esistenti rispetto alle esigue forze in campo, nel quale provare a
costruire quella unità di azione e la verifica dei metodi di lotta più
incisivi, mettendo assieme cittadinanza beneficiaria di servizi e
coloro che lavorano per erogarli.
     Un compito arduo e che richiede pazienza e chiarezza sugli
obiettivi di breve, medio e lungo termine, ma che diventa oramai
attività ineliminabile e doverosa, per la nostra organizzazione e per
gli altri soggetti che con noi sono disponibili a costruire un
percorso di crescita, di lotta e di autorganizzazione.
LUNEDI’ 28 SETTEMBRE – MOBILITAZIONE (pomeridiana) CITTADINA IN CAMPIDOGLIO



SEGRETERIA USI AIT – LARGO G. VERATTI 25 – ROMA

TEL. 06/70451981 – FAX 06/77201444 – E-MAIL: usiait1 a virgilio.it



trasmesso da

                                Alex


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