(it) Torino. Day of action contro i CIE

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Ven 13 Nov 2009 11:43:50 CET


Sabato 14 novembre. Giornata internazionale contro i centri di detenzione
per immigrati.
Iniziative a Parma, Bologna, Pordenone, Milano, Torino...
A Torino spazio antirazzista dalle alle 10 al Balon, in via Andreis angolo
via Borgodora (in caso di pioggia si fa in via Po 16 dalle 16 pomeriggio).
Per info e contatti:
noracism a inventati.org
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CIE. La rivolta dei senza carte
Rompere il silenzio, distruggere le gabbie

I CIE, centri per i "senza carte" sono l'emblema tragico di una società
spezzata, dove lo scontro sociale ha ceduto il posto alla guerra tra
poveri. Una società senza memoria che non ricorda quando eravamo noi a
partire, noi considerati delinquenti, noi a finire nelle galere per
clandestini.

Oggi, quelli che si salvano dal mare, dai trafficanti d'uomini, dalle
guardie di frontiera ma non da uno Stato che li definisce "illegali"
vengono rinchiusi nei Cie, i Centri di Identificazione ed Espulsione. I
piemontesi che andavano in Argentina finivano negli "Alberghi" degli
immigrati. Felicia Cardano riporta i racconti sentiti in famiglia: "Mio
padre arrivò a Buenos Aires nel 1889 a bordo del ‘Frisca'. Durante il
viaggio morirono il suo migliore amico e altre trenta persone. Lo misero
all'Hotel della Rotonda, un enorme baraccone di legno, dove si stava
stipati come sardine insieme ai pidocchi e alla puzza".

Sono storie di ieri, storie dei tanti piemontesi che partirono alla volta
del Sudamerica per cercare "suerte", fortuna, ma videro la morte in
faccia, poi le baracche/prigioni, il disprezzo, lo sfruttamento bestiale.
Molti fuggivano dalla guerra, la prima, quella che si mangiò la vita di
tanti giovani contadini ed operai mandati a morire per spostare un
confine.

Tanti di quelli che oggi arrivano qui, da noi in Piemonte, scappano dalle
guerre e dalla miseria come i nostri bisnonni. Chi arriva ha negli occhi
il deserto, le galere libiche, il mare, i pescherecci che passano senza
fermarsi, i militari che vanno a caccia di uomini. Hanno negli occhi il
ricordo dei tanti lasciati per strada, morti senza tomba né umana pietà.
Pochi di loro trovano "suerte", fortuna: per i più c'è lavoro nero, salari
infimi, paura, discriminazione, leggi razziste. Chi viene pescato finisce
nei CIE e di lì via, indietro, ancora verso l'inferno.

Le galere per immigrati senza carte le ha inventate un governo di centro
sinistra: i governi di centro destra si sono limitati a perfezionare la
gabbia.

Da sempre nei CIE - ieri CPT - soprusi, pestaggi, cure negate, sedativi
nel cibo sono pane quotidiano. La vita, la voglia di libertà, la
resistenza di migliaia di uomini e donne sono passate da queste galere per
poveri.

Negli ultimi mesi la protesta è dilagata. L'estensione a sei mesi del
periodo di trattenimento nei Centri ha fatto da detonatore.

Settimana dopo settimana rivolte, incendi, bocche cucite, lamette o pile
ingoiate, tentativi di fuga, scioperi della fame, gente che si fa tagli
profondi a braccia e gambe, suppellettili distrutte, materassi bruciati.
Poi, puntuale, la repressione: pestaggi, arresti, sputi, insulti. Quelli
che con più forza hanno lottato per la propria dignità e libertà sono
finiti sotto processo o hanno guadagnato un'espulsione rapida.

Qualcuno l'ha fatta finita appendendosi nei bagni. È successo il 7 maggio
al CIE di Ponte Galeria a Roma. Si chiamava Nabruka Nimuni, era tunisina,
il giorno che si è ammazzata era quello della sua deportazione.

È una lunga, disperata, resistenza. Che continua. Anche in questi giorni.
Da Milano a Roma, Bari, Gradisca, Bologna, Modena, Trapani, Brindisi,
Crotone, Torino...

Nella nostra città la scorsa settimana due immigrati si sono tagliati e
hanno ingoiato ferri. Gli altri hanno gettato il cibo, hanno gridato,
rotto vetri.

Dai centri in tante notti si levano urla. Urla di rabbia e di dolore. Urla
nel silenzio. È tempo di rompere il silenzio.

Bisogna abbattere i muri, distruggere le gabbie.

Viviamo tempi grami, tempi feroci e folli, tempi di guerra. La guerra
contro i poveri e gli immigrati, la guerra contro chiunque si opponga alla
barbarie.

Piovono pietre e nessuno può stare al riparo in attesa di tempi migliori:
mettersi in mezzo è un'urgenza ineludibile.

Se non ora, quando? Se non io, chi per me?

Resistere al razzismo
noracism a inventati.org


[Da: "Federazione Anarchica Torinese - FAI" <fat -A- inrete.it>]




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