(it) Comidad, le news del 28 maggio 2009

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Gio 28 Maggio 2009 08:09:25 CEST


Comidad, le news del 28 maggio 2009
NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la
voce “Commentario” e all'indirizzo http://adhoc-crazia.blogspot.com/.
ENI E GAZPROM NON CI LIBERANO DAL COLONIALISMO N.A.T.O.
Il 15 maggio si è compiuto un ulteriore passo avanti dell’accordo tra
ENI e Gazprom per il gasdotto che dovrà aggirare da sud l’attuale
monopolio ucraino del trasporto di gas dalla Russia. Stampa e
telegiornali hanno presentato l’accordo come un altro storico
risultato dell’amicizia personale fra Berlusconi e Putin.
Un giornale della corte di Berlusconi -“Libero”- ha addirittura
proposto un paragone fra l’attuale Presidente del Consiglio ed il
fondatore dell’ENI Mattei, presentandoli entrambi come invisi agli
interessi degli americani e quindi entrambi vittime delle loro trame.
Le attuali difficoltà giudiziarie e familiari di Berlusconi sarebbero
quindi da attribuire alla firma di questo accordo che ha pestato i
piedi alle multinazionali anglo-americane del petrolio e del gas.
Insomma, sembra la propaganda elettorale di Berlusconi nel 2001,
quando questi si presentava come il presidente tuttofare; oggi
rivendica a sé persino il ruolo dell’antiamericano e, purtroppo, c’è
anche chi è disposto a dare credito a questo nuovo mito. È tipico
della destra questa tecnica propagandistica che consiste nel
pretendere di recitare tutte le parti in commedia, in modo da occupare
ogni spazio comunicativo possibile. Berlusconi come Enrico Mattei,
Berlusconi come Adriano Olivetti: insomma non c’è limite alla faccia
tosta degli adulatori di Berlusconi, così egli può svolgere al meglio
la sua funzione di fumogeno.
In realtà questo accordo del 15 maggio 2009 rappresenta la terza fase
di un processo già cominciato con una prima firma tra ENI e Gazprom
nel novembre 2006, poi sancita con un altro contratto esattamente un
anno dopo, il 23 novembre del 2007. Come già nel 2006, anche l’anno
dopo il Presidente del Consiglio era ancora Romano Prodi, e all’epoca
fu Prodi a volare a Mosca per scambiare la rituale stretta di mano con
Putin; anche se i media allora non dimostrarono l’attuale attenzione,
dato che gli austeri costumi di Prodi non diedero spazio al gossip.
Ciò non vuol dire affatto che il vero patrocinatore dell’accordo
“South Stream” sia stato Prodi, ma soltanto che ENI e Gazprom
avrebbero trovato il modo di fare i loro affari chiunque vi fosse
stato alla Presidenza del Consiglio in Italia. Inoltre l’ENI ha
firmato l’accordo alle condizioni volute dal monopolio russo
dell’energia, la Gazprom, che diventa monopolista a tutti gli effetti
proprio tramite quest’ultima fase della contrattazione, che ha
comportato il passaggio alla stessa Gazprom della maggioranza
azionaria delle aziende petrolifere siberiane finora controllate da
ENI ed Enel.
È scontato che un accordo del genere abbia comportato un giro di
tangenti da capogiro; ed è altrettanto scontato che tangenti di tale
entità non si siano fatte fermare da logiche di schieramento, poiché
in questioni del genere non esistono filo-americani e filo-russi,
perciò anche i vertici della NATO hanno ricevuto sicuramente la loro
parte per non porre ostacoli. Bernard Henry-Levy ci infliggerà
sicuramente qualche altro articolo sulla minaccia costituita dal
neo-zarismo di Putin, mentre Roberto Saviano farà qualche altra
sortita sul pericolo rappresentato dalla mafia russa, ma, propaganda a
parte, la NATO pretenderà un diritto di pedaggio sull’affare della
distribuzione del gas.
Ciò vuol dire che chi pensa che l’ENI possa costituire una sorta di
baluardo contro il colonialismo statunitense, si illude. Gli affari
non hanno mai liberato nessuno.
Per anni da più parti si è sperato che il rapporto privilegiato della
russa Gazprom con l’italiana ENI e, in subordine, con la francese
Total, comportasse un ridisegno delle alleanze e dei rapporti di forza
in Europa.
Il risultato è stato però che il presidente Sarkozy ha ricondotto la
Francia a tutti gli effetti nella NATO, mentre l’occupazione del
territorio ex-italiano da parte della stessa NATO non conosce pause o
rallentamenti; come dimostra anche l’ultima vicenda dell’hub di
Malpensa, sacrificato alle esigenze dell’espansione della vicina base
NATO di Solbiate Olona, e della sua dependance pseudo-italiana, cioè
la base aeronautica di Cameri.
La stessa entità dell’accordo contratto dall’ENI e la relativa
esposizione finanziaria che ne è conseguita, oggi la pongono di fatto
in una condizione di dipendenza dalla Gazprom che configura una sorta
di subordinazione coloniale, dato che è venuto a cessare anche il
potere contrattuale che derivava dal controllo dei giacimenti
siberiani da parte della stessa ENI e dell’ Enel.
Quindi non si è avvertito sinora nessun arretramento del colonialismo
USA sull’Italia, ma soltanto il ritaglio di una fetta a vantaggio del
colonialismo russo, il quale, comunque dovrà versare, direttamente o
tramite l’ENI, la sua tangente agli occupanti statunitensi. Che questo
attuale colonialismo russo sia, per ora, decisamente redditizio per le
oligarchie italiane dell’energia, non costituisce di per sé un motivo
di consolazione, poiché non si intravede nessuna avvisaglia del fatto
che ciò possa comportare delle ricadute positive sui prezzi
dell’energia in Italia; a conferma che gli affari fanno bene solo a
chi li fa.
28 maggio 2009


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