(it) Roma: Per un nuovo umanesimo anarchico

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Dom 17 Maggio 2009 19:14:48 CEST


PRESENTAZIONE DI“Per un nuovo umanesimo anarchico"(A.Papi)
PER IL RILANCIO DELLA SINISTRA LIBERTARIA
E’ trascorso più di un anno da quando i risultati delle ultime
elezioni politiche hanno determinato una profonda modificazione degli
scenari politici e sociali in Italia. Gli effetti catastrofici della
vittoria della destra si stanno manifestando adesso, attraverso una
serie di iniziative e leggi che progressivamente restringono gli spazi
di agibilità politica, veicolano una generale sub-cultura da
minculpop, introducono normative dichiaratamente razziste, limitano le
libertà individuali e collettive (caso Englaro, Legge anti-sciopero,
Pacchetto Sicurezza), fanno pagare la crisi ai lavoratori e ai
pensionati (rinnovi contrattuali-bidone, ennesimo attacco alla
previdenza pubblica, “soluzione finale” per i precari), apportano
barbari tagli radicali al Welfare State (Scuola, Sanità) e difendono a
spada tratta gli interessi delle banche e degli speculatori
responsabili della crisi economica globale, della Confindustria e dei
colossi finanziari. Da parte sua, la “sinistra” di origine marxista,
sia nella versione “democratico”–blairiana, sia nella versione
cosiddetta “radicale”, sembra non essere ancora riuscita a
metabolizzare la sconfitta dello scorso aprile. L’una si dibatte in
una crisi senza fine alla ricerca di nuove leadership, di un
irrealizzabile equilibrio tra le diverse anime, coinvolta sempre più
spesso in scandali che mostrano, impietosamente, come la sua supposta
superiorità morale fosse un mito atto ad abbindolare solo i più
sprovveduti. L’altra continua ad esibirsi nel solito, annoso,
spettacolo fatto di divisioni, separazioni, frazionamenti, alla
ricerca di un continuo “scavalcamento a sinistra” o di un improbabile
“ritorno alle origini” (non riuscendo a capire che i suoi problemi
nascono proprio da lì), per essere poi pronta a resuscitare alleanze
strumentali, pur di raggiungere un misero “quorum” e garantirsi così
un posto almeno al Parlamento Europeo. Tale situazione non fa che
confermare la nostra analisi: una storia si è definitivamente chiusa,
quella del marxismo politico italiano, nonsolo per quanto attiene alla
disfatta delle“scuole” di lungo corso, quali socialisti e comunisti
togliattiani (ex PCI), ma anche di quelle componenti riapparse alla
ribalta dagli anni ’70 in poi: leninisti, trotzkisti, bordighisti,
consigliaristi, gramsciani e luxemburghiani variamente assortiti. Tale
situazione è il frutto dell’esaurimento totale della ragion d’essere
del marxismo politico, perché schemi di riferimento, obiettivi e miti,
sono sempre più desueti ed impresentabili: il fine che giustifica i
mezzi, la dittatura di partito e del (sul) proletariato (in funzione
di capitalismo di stato), la negazione e lo svilimento di ogni
autonomia sociale e dello stesso concetto di libertà (definito quale
“pregiudizio borghese”), la riproposizione acritica di categorie
pienamente superate dalla storia, come l’operaiolatria, o il
fiancheggiamento dell’industrialesimo e dello sviluppo
eco-incompatibile.
Tale situazione dà ragione a quanti, fautori del socialismo
libertario, non hanno mai ceduto alle sirene dell’utopia totalitaria.
In tutto il mondo si conferma l’esattezza delle critiche storicamente
mosse al socialismo autoritario e cosiddetto “scientifico”, fin dai
tempi della 1° Internazionale. Parallelamente è evidente anche il
fallimento del sistema neo-liberista, responsabile oggi di una
disuguaglianza crescente: attacco ai diritti dei lavoratori,
precarietà elevata a sistema ad Occidente, governo delle nuove mafie
nei paesi ove fu il socialismo “surreale”, nonché morte per fame,
fondamentalismi e rapina delle risorse da parte delle multinazionali
(non solo americane, giapponesi ed europee... ma anche cinesi) nel
Terzo Mondo.
Le ragioni della lotta per il cambiamento restano tutte. La ricetta
dell’adeguarsi, dell’accettazione della ineluttabilità del mercato e
del capitalismo, propagandata dalla sinistra del compromesso (Partito
Democratico) ed accettata dai partitini comunisti “di lotta e di
governo” (che hanno sempre proposto se stessi come elemento
istituzionale di mera – e deleteria – mediazione del conflitto), hanno
portato alla sconfitta le genuine istanze di libertà, eguaglianza e
solidarietà espresse dai giovani, dai lavoratori, da quanti si rendono
conto di pagare la crisi sulla propria pelle. Occorre ricominciare
dalla base, con metodi non compromessi col politicantismo e con il
compromesso. Ma per analizzare ed affrontare la nuova situazione
venutasi a creare, non basta semplicemente richiamarsi ad una seppur
valida tradizione: si richiede necessariamente un nuovo protagonismo
della sinistra libertaria che passi, in primo luogo, attraverso una
chiara e coerente proposta politica. Occorre proporre sistemi di
riorganizzazione ed aggregazione, di autogestione e prima liberazione
(anche culturale), immediatamente praticabili dalla (e nella) società
civile. Occorre ripensare e rimettere in campo in grande stile la
proposta comunalista (democrazia diretta con il minimo della delega),
se si vuole togliere spazio all’adattabilità ed al lobbysmo politico.
Occorre ripensare l’organizzazione (ed il suo ruolo), quale strumento
duttile ma coordinato seriamente a livello nazionale,
un’organizzazione che, anche se la si vuole “leggera”, richiede
comunque un sacrificio della “criticità assoluta” così come
dell’autoreferenzialità dei piccoli gruppi e dei singoli individui.
Occorre ragionare di anarcosindacalismo, soprattutto in una situazione
nella quale i sindacati genericamente “alternativi” restano privi di
padrini politici o vedono almeno incrinarsi il legame con partiti e
partitini che sinora li hanno utilizzati come cinghia di trasmissione
politica. L’anarcosindacalismo (se dichiarato come tale) con la sua
propria autonomia (da ogni stereotipo ed ideologismo di “partito”),
assume quindi un ruolo strategico nell’organizzazione del conflitto.
Occorre unire protesta e proposta, promuovere un agire condiviso e
plurale, capace di conquistare spazi, dosare e calibrare l’azione per
preparare elementi più forti e decisivi di cambiamento. Riteniamo,
infatti, che la radicalità non risieda nella rottura estemporanea,
nella marginalità, nell’autocompiacimento dell’appartenenza ad una
specie “altra” (recintata in “riserve”), ma nella determinazione (e
quindi nella preparazione) di un cambiamento qualitativamente alto
(etico): radicale, appunto.
I componenti del gruppo romano di sociAlismo libertArio propongono per
MERCOLEDI’ 27 MAGGIO, ore 17.30,
la presentazione del libro di Andrea Papi,
“Per un nuovo umanesimo anarchico. Realismo di un progettare libertario”,
Ed. Zero in Condotta, Milano 2009.
Oltre all’autore, saranno presenti: Nico Berti (Dipartimento di Studi
Storici e Politici dell’Università di Padova, autore di molti testi
fondamentali sull’anarchismo) e Stefano d’Errico (Segretario nazionale
Unicobas, autore di “Anarchismo e politica” - Ed. Mimesis, Milano
2007). La presentazione si terrà presso la sede di Roma in Via
Tuscolana n.° 9 (L.go Sulmona).
sociAlismo libertArio


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