(it) "Kronstadt" - gennaio 2008: La Tata Fiat. Bengala - il capitale si veste di rosso

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Ven 21 Mar 2008 10:47:14 CET


LA TATA FIAT. BENGALA: IL CAPITALE SI VESTE DI ROSSO
E' stata battezzata "people's car", l'auto del popolo, la nuova Tata
Nano,presentata all'autoexpò di Nuova Delhi e che costerà 1.800 euro circa. E'
un'auto che il signor Ratan Tata, capo dell'omonimo gruppo industriale (con la
partneship della FIAT), si vanta di aver prodotto nel pieno rispetto degli
standard europei. La 4 porte più economica del mondo verrà prodotta in serie
nello stabilimento di Singur, vicino a Kolkata (Calcutta), nel Bengala
occidentale.
Per la verità lo stabillimento di Singur à ancora in via di costruzione Uno
dei motivi di questo ritardo è la rivolta contadina scoppiata al momento della
notizia dell'espropriazione e dell'acquisizione da parte del governo locale
dei terreni sui quali deve sorgere tale stabilimento.

Il governo del Bengala occidentale è retto da un fronte delle sinistre guidato
dal Partito Comunista Indianomarxista (CPI-M) avente Buddhadeb Bhattacharjee
come "chief minister", definito "il comunista capitalista" o "il buddha
rosso". Nato da una scissione dal Partito Comunista Indiano, avvenuta nel
1964, perchè accusato di moderatismo, il CPI-M andò a rappresentare l'ala
sinistra del comunismo indiano ed elesse come proprio referente internazionale
la Cina di Mao, lasciando al CPI il referente sovietico, accusato dal partito
di Bhattacharjee di essersi ormai trasformato in un paese capitalista e
imperialista.

Il CPI-M riuscì a vincere le lezioni del 1977 cavalcando una dilagante
protesta contadina (l'80% della popolazione del Bengala occidentale è
rurale) e promettendo conseguentemente una riforma agraria, che verrà in gran
parte mantenuta. Venne infatti limitata la proprietà terriera obbligando i
proprietari a venderne l'eccedenza ai contadini a prezzi bassissimi e
riconoscendo un'ampia gamma di diritti a braccianti e mezzadri. Il progetto di
industrializzazione del paese non tarderà però ad arrivare seguendo gli schemi
classici del capitalismo occidentale. Già dagli anni '90 il Bengala ha dato
inizio ad una liberalizzazione della propria economia ed il Buddha rosso
cominciava a girare il mondo in cerca di investitori, garantendo loro bassi
costi di affitto e infrastrutture. Poi la creazione di SEZ (zone economiche
speciali praticamente esentasse) già inventate in Cina durante gli anni '80
quando ormai il maoismo era stato definitivamente abbandonato per abbracciare
in toto le logiche di mercato, infine l'espropriazione della popolazione
rurale e sua espulsione dalle terre. Sono stati infatti recintati circa 1.000
acri di terreno coltivato e cacciati oltre 14.000 contadini per permettere la
costruzione di una fabbrica della Tata Motors.

Quest'ultimo episodio ci ricorda qualcosa che ci è molto familiare. Non era
forse lo stesso Marx che riteneva che l'espropriazione delle terre fosse una
tappa fondamentale per la nascita del capitalismo moderno? E non era forse
Marx che rilevava come l'impossibilità della reintegrazione totale degli
espulsi dalle terre nel ciclo industriale andasse a creare un ulteriore
impoverimento dei ceti più bassi fino al diffuso fenomeno del vagabondaggio?
(Nel nostro caso il responsabile sarebbe il Partito Comunista Indiano -
Marxista!!) Certo, Marx riteneva che l'industrializzazione avanzata con
l'accumulazione di capitale in poche mani fosse la premessa per la crescita di
condizioni che portassero alla rivoluzione. Non prevedeva però che il
marxismo-leninismo condividesse questa linea creandone artificialmente le
condizioni attraverso una proletarizzazione forzata della popolazione rurale.
Assumendo su di sè la contraddizione tra capitale e lavoro il PCUS andava a
creare un capitalismo di stato i cui vantaggi erano di appannaggio di
burocrati e funzionari di partito e ben poco veniva lasciato a quel
proletariato che intendevano rappresentare ed emancipare. Il resto è ben noto.

Il Partito Comunista Indiano-Marxista del Bengala Occidentale, come in
precedenza quello cinese, si fa anch'esso promotore di una proletarizzazione
forzata il cui esito è facilmente prevedibile:il totale asservimento alle
logiche del mercato capitalistico. Laddove i partiti marxisti hanno governato
o lo fanno ancora, con le loro strutture considerate come espressione delle
necessità e della volontà popolare ed i loro capi come intellettuali organici,
il divario tra sfruttati e sfruttatori non è mai scomparso, anzi è cresciuto.
Il potere, che dovrebbe essere del popolo, viene invece esercitato in maniera
militare e violenta da rigide gerarchie del tutto noncuranti del promesso
abbattimento delle differenze di classe, creandone anzi di nuove.

I terreni dei contadini bengalesi sono stati acquisiti dal governo applicando
il "Land Acquisition Act", una desueta legge coloniale del 1894, senza alcun
consenso dei proprietari. Sono seguiti violenti scontri tra popolazione rurale
e polizia.

Sono state vietate manifestazioni pubbliche, vietato l'ingresso agli estranei
e in alcuni settori definiti strategici (come l'Information Technology) è
stato drasticamente ridotto il diritto di sciopero. Il 18 dicembre 2006 la
manifestante diciottenne Tapasi Malik, di Singur è stata violentata e uccisa
dalla polizia, per ammissione di un dirigente locale del CPI-M, che adesso è
in carcere.

Il gruppo Tata (e ricordo che è in partnership con la FIAT) non ha mai
accettato negoziazione alcuna ed il governo locale non ha mai fatto pressione
in tal senso.

Il fenomeno non si limita al solo stato del Bengala occidentale ma si estende
ad altri (come il Chhattisgarh) che abbondano di risorse minerarie e vanno a
costituire la "mineral belt" indiana, attirando l'interesse di grandi
investimenti privati provenienti da tutto il mondo. I contadini, i poveri, i
diseredati stanno cercando di organizzarsi per resistere agli attacchi del
grande capitale che a volte arriva vestito di bandiera rossa. Gli scontri con
la polizia e con gli "sbirri" del partito sono all'ordine del giorno.

In definitiva, se i fenomeni di industrializzazione fossero concepiti in
maniera ecosostenibile (nello specifico in aree non agricole) e attraverso
associazioni e cooperative gestite dal basso, come ogni anarchico ritiene
indispensabile e ogni sincero comunista dovrebbe auspicare, forse la nostra
critica sarebbe diversa.

Ale Ciuti


Da "Kronstadt" - Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano,
gennaio 2008




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