(it) Padova: Se il lavoro fosse cosa buona...

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Mer 5 Mar 2008 11:05:19 CET


Se il lavoro fosse cosa buona, i ricchi lo terrebbero solo per loro
Impegnati il meno possibile, godi dell'assenteismo, pratica il sabotaggio...
vendi cara la tua forza lavoro!
Dom. 2 marzo ore 21:00 proiezione: Clerks di K. Smith
Mer. 5 marzo ore 21:00 proiezione: Giorno di paga, Tempi moderni. di C.Chaplin
Ven. 7 marzo ore 21:00 OTTO, monologo di e con Carla Vitantonio
Dom. 9 marzo ore 21:00 proiezione: Crepa padrone, tutto va bene di J.L.Godard
Mer. 12 marzo ore 21:00 proiezione: Metropolis di F. Lang
Sab. 15 marzo ore 18:00 presentazione e discussione del documentario Ultimi
fuochi con alcuni protagonisti di quella stagione di lotta e di quelle attuali
Dom. 16 marzo ore 21:00 proiezione: Chi lavora è perduto di T. Brass
Mer. 19 marzo ore 21:00 proiezione: Acciaio di W. Ruttmann
Dom. 23 marzo ore 21:00 proiezione: In questo mondo libero... di K. Loach
Mer. 27 marzo ore 21:00 proiezione: Sciopero di S. M. Ejzenštejn
Dom. 30 marzo ore 21:00 proiezione: Themroc di C. Faraldo

Ombra Rossa
via della Paglia, 2 Padova (zona Specola-Torresino)
info -A- ombrarossa.org www.ombrarossa.org
ingresso riservato ai soci Ass. archivio memoria del progetto


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Impegnati il meno possibile, godi dell'assenteismo, pratica il sabotaggio...
vendi cara la tua forza lavoro!


Un cadavere domina la società: il cadavere del lavoro. Tutte le potenze del
pianeta si sono alleate per difendere questo dominio: il Papa e la Banca
mondiale, Tony Blair e Joerg Haider, D'Alema e Berlusconi, sindacati e
imprenditori, ecologisti tedeschi e socialisti francesi. Tutti costoro
conoscono soltanto una parola d'ordine: lavoro, lavoro, lavoro! Chi non ha
ancora del tutto disimparato a pensare, si rende facilmente conto che questa
posizione è del tutto infondata. Infatti la società dominata dal lavoro non
sta vivendo una crisi passeggera, ma si scontra con i suoi limiti assoluti. In
seguito alla rivoluzione microelettronica, la produzione di ricchezza si è
sempre più separata dall'utilizzo di forza-lavoro umana, e in una misura tale
che fino a pochi decenni fa era immaginabile soltanto nei romanzi di
fantascienza. Nessuno può seriamente affermare che questo processo possa
fermarsi o addirittura essere invertito. La vendita della merce "forza-lavoro"
sarà nel ventunesimo secolo tanto ricca di prospettive quanto nel ventesimo la
vendita di diligenze. Ma chi in questa società non riesce a vendere la sua
forza-lavoro è considerato "superfluo" e finisce nelle discariche sociali. Chi
non lavora non mangia! Questo cinico principio è tutt'oggi in vigore, e anzi
oggi più che mai proprio perchè sta diventando del tutto obsoleto. E' assurdo:
mai la società era stata, fino a questo punto, una società del lavoro come in
quest'epoca in cui il lavoro è stato reso superfluo. Proprio nel momento della
sua morte, il lavoro getta la maschera e si rivela come una potenza
totalitaria, che non tollera nessun altro dio al di fuori di se. Il lavoro
determina il modo di pensare ed agire fin nelle minime circostanze della vita
quotidiana e nei più intimi recessi della psiche. Non ci si ferma dinanzi ad
alcuno sforzo pur di allungare artificialmente la vita all'idolo "lavoro".
L'ossessiva richiesta di "occupazione" offre la giustificazione per accelerare
ancora, se possibile, la distruzione delle condizioni naturali della vita, di
cui tuttavia si è da tempo consapevoli. Gli ultimi ostacoli alla totale
commercializzazione di ogni relazione sociale possono essere spazzati via
senza remore se c'è in vista qualche misero "posto di lavoro". E l'idea che è
meglio avere un lavoro "qualsiasi" piuttosto che non averne nessuno è ormai
diventata un articolo di fede richiesto a tutti. Quanto più è evidente che la
società del lavoro è veramente giunta alla fine, tanto più violentemente
questa viene rimossa dalla coscienza collettiva. Per quanto siano diversi i
metodi della rimozione, hanno pur sempre un denominatore comune: il dato di
fatto, valido globalmente, che il lavoro si sta rivelando un irrazionale fine
in sé, ormai obsoleto, viene ridefinito, con ostinazione maniacale, come il
fallimento di individui, imprese o "siti produttivi".

Il limite obiettivo del lavoro deve apparire come un problema soggettivo degli
esclusi. Se per gli uni la disoccupazione è il prodotto di pretese eccessive,
di scarso impegno e scarsa flessibilità, gli altri rimproverano ai "loro"
manager e politici incapacità, corruzione, avidità o tradimento del "sito
produttivo". (E in fin dei conti sono tutti d'accordo con l'ex-presidente
tedesco Roman Herzog: occorre che, per così dire, una "scossa" attraversi il
Paese, come se si trattasse di dare nuovi stimoli a una squadra di calcio o
nuove motivazioni a un gruppuscolo politico. Tutti devono "in qualche modo"
remare più forte, anche se da tempo non ci sono più remi, tutti devono darsi
da fare, anche se non c'è più niente da fare, e ci si può dedicare ormai
soltanto ad attività insensate). Il sottinteso di questa cattiva novella non
si presta ad equivoci: chi nonostante tutto non gode del favore dell'idolo
"lavoro" se la deve prendere con sé stesso, e può essere espulso o escluso
senza scrupoli di coscienza.

La stessa legge del sacrificio umano vige su scala planetaria. Un Paese dopo
l'altro viene maciullato negli ingranaggi del totalitarismo economico e
fornisce così sempre quell'unica prova: ha peccato contro le cosiddette leggi
di mercato. Chi non "si adatta" senza condizioni, e senza tener conto delle
perdite, al corso cieco della concorrenza totale, è punito dalla logica del
profitto. Le promesse di oggi sono i falliti di domani. Gli psicotici
dell'economia al potere non si lasciano però impressionare nella loro bizzarra
concezione del mondo. I tre quarti della popolazione mondiale sono già stati
più o meno dichiarati fuori corso. Crolla un "sito produttivo" dopo l'altro.
Dopo i disastrati "Paesi in via di sviluppo" del Sud del mondo, e dopo il
capitalismo di Stato a Est, gli studenti-modello di economia di mercato in
Estremo Oriente sono a loro volta scomparsi nell'Ade economico. Anche in
Europa si sta diffondendo da tempo il panico sociale. I cavalieri dalla trista
figura nella politica e nel management continuano però, se possibile ancora
più ostinatamente, la loro crociata nel nome del dio "lavoro".


Da: Ombra Rossa <coopombrarossa -A- yahoo.it>




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