(it) Comidad: La rivolta fiscale non difende il salario

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Ven 19 Ott 2007 10:20:18 CEST


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news
precedenti, può reperirle sul sito www.comidad.org sotto la voce
"Commentario".
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LA RIVOLTA FISCALE NON DIFENDE IL SALARIO
Da un po' di tempo gli opinionisti borghesi esibiscono una dolente
preoccupazione per i bassi livelli del salario italiano, e si interrogano
gravemente sui modi per portarlo ad un livello "europeo". La strada
unanimemente proposta dagli opinionisti borghesi è quella della 
defiscalizzazione del salario: visto che la busta paga è decurtata per oltre
la metà da prelievi fiscali e contributivi, ecco prospettata per i lavoratori
la nuova frontiera dell'adeguamento salariale.

Non è che questa proposta abbia ottenuto grande popolarità, persino fra i
lavoratori  più ostili a quella che effettivamente è una rapina fiscale sulla
busta paga. Intuitivamente si comprende che aumenti salariali così ottenuti
sarebbero molto effimeri: nel giro di due o tre anni l'inflazione e la
concertazione governo-sindacati riporterebbero il salario reale ai livelli
attuali, perciò la defiscalizzazione della busta paga si risolverebbe
nell'ennesimo regalo al padronato. Quando si cerca di conquistare i poveri
alla rivolta antifiscale, in realtà è alla diminuzione delle tasse dei ricchi
che si sta mirando.

In tutta questa serie di "dottrine economiche" che si sono affacciate negli
ultimi anni non si è scorta mai alcuna coerenza, ed un'unica costante è stata
riconoscibile, quella di favorire sempre e comunque il ricco a scapito del più
povero.

Non è vero che il "neoliberismo", la "deregulation", la "globalizzazione"
abbiano diminuito l'intervento statale e aperto i "mercati", poiché quando si
è trattato di favorire i ceti dominanti, non ci si è fatto scrupolo di
ricorrere alla spesa pubblica, al protezionismo, alle sanzioni. Nonostante la
suggestione di questi slogan, non si è potuto fare a meno di notare come negli
ultimi decenni, nella sua crescente ansia di depredare i più poveri, anche il
capitalismo sia divenuto sempre più straccione, invadendo settori, come la
pubblica amministrazione, che sarebbero stati ritenuti trascurabili sino a
qualche decennio fa, nell'epoca dell'industrialismo rampante.

Tutto ciò non è un effetto della "ideologia" liberistica. Gli slogan del
liberismo sono serviti a coprire e giustificare gli effetti della scelta
attuata dalla borghesia mondiale oltre trent'anni fa, cioè il ricorso alla
deindustrializzazione allo scopo di demolire la resistenza delle 
concentrazioni operaie. La deindustrializzazione è stata a sua volta
mascherata con gli slogan del "post-industriale" e della "società complessa".

La preoccupazione della borghesia di mantenere il potere è stata alla base di
tutte le scelte degli ultimi anni, anche se ciò comportava un regresso
economico, e la propaganda ufficiale si è incaricata di dare al tutto un falso
alone di progettualità e di orizzonte avveniristico. Sarebbe assurdo, ad
esempio, considerare i "neocons" americani come esponenti di un pensiero
politico, dato che la loro funzione effettiva è quella di tecnici della
propaganda, cioè di agenti pubblicitari.

Con tecniche pubblicitarie, i gruppi dominanti creano delle realtà virtuali
che magari hanno pochi mesi o poche settimane di vita, giusto il tempo per
raggiungere i loro obiettivi affaristici e colonialistici del momento.

Quindi, se da un lato è molto improbabile che i lavoratori effettivamente
abbocchino all'esca della rivolta fiscale, dall'altro lato occorre tenere
conto di queste campagne mediatiche che fabbricano ogni giorno l'illusione di
eventi storici e di mutamenti epocali. Nel 1980 a Torino la Marcia dei
Quarantamila diede l'illusione dell'affermazione di inesistenti "ceti
emergenti". In queste settimane i nostri media sono passati con la massima
disinvoltura dalla descrizione dell'invasione delle orde della "antipolitica",
alla celebrazione dei trionfi veltroniani.

Se nei prossimi giorni i media ci narreranno le vicende di una rivolta
antifiscale fra i lavoratori, occorrerà perciò essere molto prudenti e
diffidenti verso questa ennesima svolta epocale.

18 ottobre 2007


Da: "Italiano" <italianovinc -A- alice.it>




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