(it) Messico: Tavolo 3, Donne - Tavolo 4, L'Altra communicazione (EZLN)

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Lun 15 Gen 2007 10:30:24 CET


resoconto completo: http://www.tmcrew.org/chiapas/2007/incontro_01.htm
Terza Parte: Tavoli di Lavoro
TAVOLO 3 - DONNE
TAVOLO 4 - L'ALTRA COMUNICAZIONE, L'ALTRA CULTURA, L'ALTRA ARTE
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PRIMO INCONTRO DEI POPOLI ZAPATISTI CON I POPOLI DEL MONDO
"...se anche non potremo cambiare il mondo, lotteremo affinche' il mondo non ci
cambi."
Oventic, Caracol II, cuore centrico dei zapatisti di fronte al mondo.
30 dicembre 2006 - 2 gennaio 2007

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TAVOLO 3 - DONNE

La lotta per l'uguaglianza. Sfide, obbiettivi e gli ostacoli che affrontano le
donne indigene zapatiste. Come vive una donna indigena zapatista nella sua
comunita'. Donne e autonomia. I suoi piccoli risultati e orizzonti.

Circa trenta donne di tutti i Caracoles sono schierate sul palco, determinate a
raccontare con sicurezza, semplicita' e senza peli sulla lingua la loro lotta
interna alla comunita'. Coscienti di essere tre volte sfruttate (come lavoratrici,
come indigene e come donne), non fanno mistero del maschilismo che permea la
cultura campesina. Tante battaglie intestine, consumate in seno alla famiglia,
contro padri, fratelli, mariti prima di arrivare alla determinazione e alla
coscienza che oggi trasmettono al mondo. Ci tengono a precisare che "il
maschilismo e' figlio della cultura coloniale, prima non era cosi'". Quale che sia
l'origine sempre con la realta' patriarcale devono fare i conti. Bisogna dire
pero' che la loro visione e' "inclusionista" e benche' sentano la necessita' di
confrontarsi solo fra donne, per le donne, l'obiettivo ultimo e' l'uguaglianza
nella comunita' e ogni sforzo e' per la collettivita', che include tutti, uomini e
donne, bambin* e anzian*.

Magdalena ed Elena, tzotziles degli Altos, hanno condiviso una testimonianza:
"prima era molto difficile, perché non eravamo tenute in considerazione, senza
diritto di pensare e tanto meno di prendere una decisione sulla nostra stessa
vita. Molte erano obbligate a sposarsi con chi non desideravano. Già sposate
ricevono botte, maltrattamenti ed umiliazioni dai mariti, e di più quando si
ubriacavano. Non c'era modo di difenderci né protestare; inoltre l'opinione dei
genitori, nonni e mariti è quella che dobbiamo sopportare e restare in silenzio".
Come donne, aggiungono, "non abbiamo diritto alla terra, non possiamo occupare
incarichi né risolvere problemi, tanto meno governare. Ma quando abbiamo
incontrato la nostra organizzazione, da prima del 1994 ci siamo accorte che
abbiamo diritti e che dobbiamo lottare insieme agli uomini per distruggere la
nostra sofferenza". Hanno compiuto questo sforzo, seguendo l'esempio della
Comandante Ramona, donna combattente della Comandancia Clandestina dell'Ezln e tra
le prime graduate, organizzando un coordinamento di donne, laboratori, collettivi,
cooperative per la presa di coscienza di genere nei vari villaggi.

Raccontano di come combattono la divisione dei ruoli, che relegandole ad accudire
bambini e animali, le allontana dalla vita civile, politica e militare. Anche
perche' gli uomini raramente si mettono a fare i compiti che "storicamente"
spettano alle donne, e quelli che lo fanno sono presi in giro dagli altri maschi.
E parlano di come vengono burlate e qualche volta umiliate quelle che
faticosamente giungono alle rappresentanze o alle Giunte di Buongoverno. Ma
raccontano soddisfatte: "una delle sfide più importanti nell'Altro Governo è la
partecipazione della donna come autorità. Quando si sono create le Giunte c'era
solo una donna, ma dopo 3 anni e mezzo di lavoro possiamo dire ora che siamo quasi
alla pari, anche se manca ancora un lungo cammino".

S'infiamma poi l'ardore rivoluzionario: "La lucha sin mujeres no avanza", perche'
le donne sono la maggioranza del popolo e quindi non ci sarà vera rivoluzione se
questa non include la presa di coscienza delle donne. Sono stufe di essere
considerate, dalla mentalita' campesina e dal pensiero colonialista e capitalista,
solo come mogli e madri dei loro figli, salvo poi vedersi negato anche il diritto
di difenderli. La spinta che le donne possono dare per "el cambio social" e'
determinante e imprescindibile. Parole decise: "quando una mujer avanza, no hay
hombre que regresa" (quando avanza una donna non c'e' uomo che non la segua!); e
la storica: "Mujeres dejamos el mandil y si se necesita tomamos el fucil (donne
lasciamo il grembiule e se è necessario impugnamo il fucile)"

Poi parlano dei fatti quotidiani, della giornata tipica, dura, della campesina.
Del fatto che le donne indigene sono le piu' colpite dall'analfabetismo, ma che
nonostante cio' mantengono alti e vivi i valori della comunita' assicurando cosi'
la continuita' delle tradizioni, attraverso l'educazione dei figli. Hanno detto,
tra mezzi sorrisi e accendendo la simpatia dei partecipanti, che "già" hanno il
diritto di decidere insieme ai loro compagni il numero di figli che vogliono
avere, anche se affermano che molte volte sono i mariti che "non ubbidiscono".

Chiudono, orgogliose, indicando che vogliono costruire un incontro fra sole donne
per confrontarsi sulle lotte, sulla salute sessuale, sull'autodeterminazione.
Invitano le compagne, le indigene e le donne del mondo a reagire alla violenza
domestica. Su questo fronte raccontano che si stanno coordinando per combattere
ogni forma di pressione compresi anche insulti, umiliazioni, restrizioni dei
mariti, padri, fratelli. Come? Entrando tutte in casa della vittima e additando
pubblicamente l'uomo che molesta!

Piccole storie, piccole donne che mentre parlano alla conferenza, con tanto di
passamontagna, allattano i bimbi, seguono le figlie che corrono sul palco e
bagnano con tanta umanita', viva e reale, le parole sicure della liberazione
politica.

TAVOLO 4 - L'ALTRA COMUNICAZIONE, L'ALTRA CULTURA, L'ALTRA ARTE

Reti e spazi di incontro. L'apprendistato zapatista, i limiti delle sue
comunicazioni. Radio Insurgente, creatori di video indipendenti, le radio
comununitarie. Arte, cultura e comunicazione nella resistenza nel mondo.

I mezzi di comunicazione governativi non parlano di quello che succede realmente
nei territori e da qui quindi parte la necessita' di creare mezzi di informazione
indipendenti e non filtrati per notizie vere, chiare e precise. Il malgoverno fa
un uso strumentale delle informazioni e di conseguenza gli zapatisti hanno preso
coscienza della necessita' di creare media adeguati alle esigenze comunitarie. Lo
hanno fatto organizzando corsi di utilizzo macchine da ripresa, computer e
internet.

Le/i compagn* delle Giunte ammettono con umilta' che il loro uso del pc e'
elementare: la cultura loro è altrove, nei campi, nel machete, nei frijoles, nel
mais. Pero' sanno che non possono fare a meno, nel processo di globalizzazione
della vita e della lotta, dei moderni strumenti comunicativi. Per esempio hanno
sottolineato l'importanza di internet per sapere da fonti alternative e
indipendenti cosa succede in Chiapas, in Messico e nel mondo o anche per seguire i
percorsi politici tipo la Otra Campagna e la carovana del Delegato Zero. Questi
materiali, insieme ai video autoprodotti vengono proiettati alle feste dei
municipi, perchè ci sono comunità senza luce elettrica o senza strumenti idonei.
Affermano pero' che ci sono problemi nelle traduzioni delle notizie per i molti
campesinos che non conoscono lo spagnolo: solo nella zona Nord ci sono 4 lingue
indigene e la traduzione rallenta la velocità con cui viaggiano le informazioni.
Dunque, anche se il castigliano - ribadiscono sempre - è la lingua usata per
sterminare la cultura indigena, oggi è usato come strumento di comunicazione
interno fra le differenti etnie e come lingua di relazione col mondo esterno.
Altri problemi tecnici sorgono con le radio: la stessa Radio Insurgente non riesce
a trasmettere bene in tutto il territorio zapatista e molte radio comunitarie
suppliscono disfunzioni tecniche (trasmettitori rotti, etc...)

Riguardo l'arte e la cultura indigena non bastano queste poche parole e ne'
tantomeno gli interventi dei "compas" per sintetizzare una produzione e una
saggezza immensa e ancestrale. La loro arte e la loro cultura sono da
salvaguardare contro l'attacco del capitalismo colonizzatore che vuole cancellarle
da oltre cinquecento anni. Queste forme di arte autoctona, sotto il secolare
assedio coloniale, si sono trasformate in cultura di resistenza. Insegnare la
musica e la danza ai figli, per i genitori, e' un gesto ribelle e resistente che
tramanda usi e costumi antichi. Esempi di questa cultura si trovano nell'utilizzo
delle erbe curative usate dai curanderos, nell'uso calendario maya in agricoltura,
nei vestiti tipici (tinti con i colori dei caracoles), nelle forme sincretiche fra
cristianesimo e religione indigena (nei caracoles la maggioranza e' cattolica, ma
vicina alla teologia della liberazione), nelle musiche e nei balli che
improvvisamente i "relatori" inscenano sul palco.

La musica (cumbia, tradizionale o norteña che sia), infine, che non manca mai tra
un intervento e l'altro, tra un'assemblea e una cerimonia marziale, nelle notti
stellate e in quelle di pioggia, e' per gli zapatisti una forma di organizzazione
che aiuta la lotta e rallegra "el corazon". Ci tengono a far sapere che,
ovviamente, i loro musicisti e artisti non percepiscono ricompense. Si canta come
si lotta.



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                T a c t i c a l   M e d i a   C r e w
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